giovedì 22 Febbraio 2024

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Se non ci cascano le estreme politiche, per la strategia della tensione va bene anche provarci con i gay

    A pochi giorni dall’aggressione di due giovani omosessuali, uno accoltellato gravemente e ancora ricoverato in ospedale, e un ritrovato dialogo tra il sindaco Gianni Alemanno e le associazioni omosessuali, nella capitale torna l’incubo della violenza omofobica. La scorsa notte il Qube, la discoteca romana che spesso ospita serate gay come ‘Muccassassina’, la più importante festa trasgressiva della capitale, ha subito un attentato incendiario che ha provocato solo danni alla struttura per altro chiusa per ristrutturazione.
Erano le 22.15 quando i vigili del fuoco sono intervenuti in via Portonaccio per spegnere un principio d’incendio davanti all’ingresso della discoteca, nel quartiere periferico Tiburtino, dove è stato trovato liquido infiammabile. Le fiamme, secondo la polizia, hanno interessato soltanto l’ingresso e la biglietteria. La direzione del Qube non avanza ipotesi sulla matrice dell’ attentato incendiario: “Non abbiamo elementi per poter confermare il movente omofobo del gesto incendiario ai danni del nostro locale” ma ricorda che “lo scorso anno si sono verificate aggressioni all’esterno del locale, con ferimenti nei confronti di clienti in attesa di partecipare a serate omo.”. Immediate le reazioni di condanna dei movimenti gay, del mondo politico e delle istituzioni. Dal segretario politico del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma Andrea Berardicurti che si è appellato al prefetto, al questore e alle forze dell’ ordine chiedendo di “perseguire con tenacia e fermezza gli attori di questi atti vandalici alle cose e alle persone”, al presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso e Franco Grillini, presidente di Gaynet che parlano senza mezzi termini di “violenza omofobica”.
La parlamentare Paola Concia, relatrice della legge contro l’ omofobia in Commissione Giustizia alla Camera arriva a dire che “le importanti dichiarazioni rese ieri da sindaco Alemanno sembrano quasi aver scatenato la reazione di quanti, soprattutto nell’estrema destra, credevano di godere di copertura e impunità e invece si sono scoperti soli, decidendo così di alzare il tono dello scontro”. Dura la condanna del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e del presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Se per Marrazzo “é finita l’ epoca delle giustificazioni: il clima di intolleranza che sta crescendo in questa città è reale. Atti distruttivi come quello del Qube, botte e feriti stanno lì a testimoniarlo e a dirci che è arrivato il momento di impegnarci tutti perché quello che sta succedendo mette in pericolo non soltanto la sicurezza dei cittadini, ma anche la dignità di una città intera”. Per Zingaretti “siamo di fronte a una regressione civile e culturale che ha come principali responsabili tutti coloro che in questi mesi e in questi anni hanno strizzato l’ occhio a posizioni xenofobe e intolleranti”.
Il sindaco Alemanno dal meeting di Rimini
(stanno tutti là…) tranquillizza: “a Roma non c’é assolutamente” una escalation di violenza contro i gay, è una città tollerante. Ci sono delle ristrette minoranze e dei soggetti pericolosi, che agiscono in nome della intolleranza sessuale. Vanno isolati, colpiti”. Per poi ribadire che il problema è “la certezza della pena” e per questo chiede “una legge che introduca le aggravanti per i gesti di intolleranza sessuale, che è indispensabile”.

Che strano. Viene da pensare che se non ci cascano le estreme politiche, per la strategia della tensione va bene anche provarci con i gay.

 

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