sabato 15 Giugno 2024

Le elezioni in Ucraina? Volevano comprarle

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65 milioni di dollari per fare in Ucraina la “rivoluzione arancione”, la somma pagata dagli Usa a Yushenko. Un senatore americano confessa i veri brogli elettorali…

MOSCA – Si addensa una nuvola di diossina, la sostanza tossica rintracciata nel corpo del candidato dell’opposizione Viktor Yushenko, tra i miasmi della campagna elettorale per il ballottaggio presidenziale bis in Ucraina, ripresa ieri ufficialmente a due settimane dal voto. Un appuntamento che si avvicina sullo sfondo della nuova ondata di sospetti e polemiche generati dalla diagnosi con cui gli specialisti d’una clinica di Vienna hanno certificato la tesi dell’avvelenamento all’origine della sindrome che nei mesi scorsi ha sfigurato il filo-occidentale Yushenko. Ma su cui incombono pure le controaccuse del rivale di Yushenko, il filo-russo Viktor Yanukovic, a proposito del presunto fiume di dollari targati Washington che avrebbe alimentato la “rivoluzione arancione”: almeno 65 milioni, secondo le rivelazioni di un senatore americano del Texas sulle quali gli anti-Yushenko chiedono ora un’indagine parlamentare a Kiev. Archiviato il ballottaggio del 21 novembre, vinto da Yanukovic in base a dati ufficiali contestati in piazza da centinaia di migliaia di oppositori e infine cancellati per brogli dalla Corte suprema, la corsa si concentra sullo scrutinio di Santo Stefano. I due candidati hanno partecipato ieri al sorteggio degli spazi tv riservati per legge alla propaganda dai canali statali. Separatamente hanno poi incontrato il segretario del Consiglio d’Europa, Terry Davis, giunto a Kiev per cercare rassicurazioni su una maggiore trasparenza del voto, il 26 dicembre, e protagonista anche di colloqui col presidente uscente Leonid Kuchma. Il tema del giorno, in queste prime battute della campagna elettorale bis, resta tuttavia il caso dell’avvelenamento di Yushenko. Tornato domenica in patria da Vienna, il leader dell’opposizione ha portato con sè le carte degli ultimi esami svolti nella clinica austriaca Rudolfinerhaus e le diagnosi firmate dal primario Michael Zimpfer e dal suo medico curante di origine ucraina Nikolai Korpan. Diagnosi che l’ex direttore dell’istituto, Lothar Wicke, si era rifiutato di avallare nelle settimane scorse, denunciando oscure pressioni prima di dimettersi, e che adesso sembrano invece confermare definitivamente l’intossicazione a base di diossina. Sull’episodio l’opposizione – che ha conquistato il centro della scena politica ucraina dopo l’annullamento del voto di novembre e viaggia secondo gli ultimi sondaggi col vento in poppa – pretende ora nuove indagini. La Procura generale di Kiev, che aveva inizialmente archiviato il caso come una banale infezione, ha riaperto il fascicolo ipotizzando il tentativo di omicidio. Una prova di rinnovato zelo frutto del cambiamento di clima e del siluramento del vecchio procuratore capo, Ghennnadi Vasiliev, un “falco” del sistema di potere al tramonto. Analoga decisione è stata annunciata dal deputato Vladimir Syvkovyc, presidente di una commissione d’inchiesta formata alla Rada (il parlamento ucraino) la quale pure aveva in un primo tempo insabbiato il dossier. Syvkovyc ha peraltro invitato tutti a non precipitare le conclusioni, tenuto conto che la diagnosi viennese «non prova di per sè il complotto politico».

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