lunedì 4 Marzo 2024

leggete libri di ferro!

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intervista a Adriano Scianca, responsabile culturale di CPI

Dunque. Cominciamo col dire che negli ultimi tempi CasaPound ha attirato molto pubblico, e molti mass media, con le sue serate di incontri, letterari e culturali in genere. Vogliamo ricordare la serata con l’ex brigatista Morucci a parlare di carceri, con Nicolai Lilin a parlare del suo romanzo ‘Educazione Siberiana’, con Marcello Baraghini, editore di Stampa Alternativa, la cui presenza è saltata per le minacce ricevute dai soliti agitatori della filosofia “anti”. Poi la serata per rileggere il Che, Kerouac… avete intenzioni serie?

Purtroppo lo stato della cultura in Italia è talmente desolante che quando qualcuno dimostra un minimo di vitalità ci si chiede: ma dove vuole arrivare? Ma come si permette? L’idea di instaurare un dibattito realmente libero, di fregarsene delle etichette, di parlare con chi vuoi di ciò che vuoi, senza chiedere il permesso, suona quasi blasfema. Rispetto ai santoni e ai saltimbanchi dell’industria culturale italiota noi ci “prendiamo gioco”. L’espressione, riflettici un attimo, ha una duplice lettura: significa deridere i questurini del pensiero ma anche, letteralmente, “impadronirsi” (con la sola forza delle idee) del gioco, mirare ad un’egemonia altra e alta rispetto a quella di chi fino ad ora ha dettato legge. Come vedi siamo serissimi. Ma sempre con il sorriso. Ricordi Lorenz? Etologicamente il sorriso è il mostrare i denti prima dell’attacco….

E se qualcuno decidesse di rileggere un autore considerato di destra in chiave ‘sinistra’ e scoprisse elementi dell’opera che vanno in direzione opposta a quella fin lì accettata, lo invitereste ugualmente a parlare?

Non si può essere liberi e non conformi a senso unico, quindi ti dico che le porte di CasaPound sono aperte per chiunque abbia qualcosa da dire e voglia dirla con onestà ed educazione. Recentemente, ad esempio, un gruppuscolo di estrema sinistra ha organizzato a Roma una conferenza su Mario Carli e l’arditismo fiumano “vu de gauche”. Ottimo. Significa che l’esempio di CasaPound è “liberante”, aiuta tutti – avversari compresi – a liberarsi dei fardelli mentali. Lo psicodramma che ne è seguito fra i “compagni” mi fa comunque pensare che da quelle parti abbiano ancora molta strada da fare prima di poter superare la loro atavica maleducazione spirituale.

Libri. Che strani oggetti. Ce ne dici cinque che, mettiamo la Terra sia destinata ad essere ingoiata da un buco nero, vorresti fossero lanciati nello spazio per far raggiungere loro un pianeta sicuro e preservare la memoria umana (indifferente: saggistica, narrativa, favole e quant’altro)?

L’Iliade, canto aurorale della civiltà europea; i Cantos di Pound, la “buona pietra” su cui costruire civiltà nuova; il Così parlò Zarathustra di Nietzsche, grammatica fondamentale della lingua dell’avvenire; Essere e tempo di Heidegger, un tesoro filosofico ancora da scoprire; un’antologia di articoli di Berto Ricci (ad esempio La rivoluzione fascista, Seb) per illustrare che il fuoco interiore, il talento, la libertà di spirito, la coerenza e la disciplina militante possono coesistere.

Panorama letterario italiano contemporaneo. Dolenti note, nulla assoluto o non riusciamo a vedere che capolavori incompresi escono di continuo?

Esiste un problema a monte e uno a valle. Da una parte esiste una mafia editoriale che fa da filtro ad ogni voce dissonante. Dall’altra c’è un fastidioso ripiego (constatabile anche nel nostro cinema) degli autori stessi verso il banale, l’intimistico, il personale, il quotidiano. Ed ecco che anche Fabio Volo può passare per uno scrittore…

Tre cose che faresti, se avessi potere decisionale a livello istituzionale, per (ri)accendere (o mantenere inalterata chissà) la voglia di lettura del pubblico, soprattutto ragazzi e ragazze.

Non credo, francamente, che la cultura passi per imposizioni dall’alto o consigli paternalistici. E’ questione di Zeitgeist. Esistono epoche di fuoco, in cui D’Annunzio è in cima alle classifiche di vendita, il massimo agitatore culturale è Marinetti e si va in trincea con in tasca Stefan George. Esistono invece periodi tiepidi in cui “cultura” è un gioco di società amministrato dagli Eugenio Scalfari e dagli Ascanio Celestini. E allora se i giovani vanno a cercare la vita altrove non facciamogliene una colpa. “Leggete libri di ferro”, diceva Majakovsky. Diamo a questa gioventù dei libri di ferro e vedrete che tornerà a divorare volumi…

Ezra Pound. Su internet gira un filmato di Pasolini che intervista il poeta, vecchio e stanco, e legge il suo testamento spirituale. Una scena di una poesia monumentale. Come lo spiegheresti, Pound, a un giovane studente del liceo?

Gli metterei in mano l’Ulisse di Joyce e la Terra desolata di Eliot e gli direi: “Li vedi? Senza Pound non esisterebbero o sarebbero molto diversi da come sono”. Gli parlerei dei Cantos, la Divina Commedia del ‘900. Gli racconterei del più grande poeta del mondo che, sessantenne, viene rinchiuso per tre settimane in una gabbia da zoo a cielo aperto, fino ad avere un collasso. Lo porterei a Piazza Affari e farei decantare in lui il disgusto, spiegandogli che tutto ciò ha un nome, Usura, e un accusatore, Ezra Pound.

Mi hai detto che hai una formazione filosofica. Tre filosofi da leggere assolutamente senza addormentarsi né cadere in preda a convulsioni esistenziali. E perché.

Eraclito, il custode del fuoco eterno. Perché polemos è ancora il padre di tutte le cose. Nietzsche, l’urlatore del grande sì alla vita. Perché bisogna avere il coraggio di pensare “al di là del bene e del male”. Gilles Deleuze, il coltivatore di rizomi. Perché sublimò l’epoca dell’uguale insegnando la differenza (e infatti ci fu chi lo prese per fascista).

Non ero ancora nato ma ho visto che una volta (anni’ 60 del secolo corso) in Rai c’era Ungaretti che leggeva, oggi abbiamo Fabio Fazio e Augias (l’unica cosa che ci consola è che nemmeno loro vinceranno mai il Nobel). Ti danno un palinsesto di una rete televisiva nazionale e ti dicono che puoi metter su un bel programma culturale da mandare in prima serata (mai disperare, magari succede davvero). A chi lo affidi? Libri, cinema, musica, danza, pittura… di che si parla?

A Pietrangelo Buttafuoco. Cultura, ironia, carisma. Una mosca bianca nel panorama culturale italiano, l’unico che saprebbe fare cultura senza annoiare. Quanto agli argomenti, darei carta bianca a Pietrangelo, consigliandogli però amichevolmente di non essere troppo indulgente con monoteismi vari, unica cosa che bonariamente rimprovero al suo genio.

Sabato sera. Piove, sei solo, single, un po’ triste, tutti escono in coppia, il tuo pub preferito è chiuso. Playstation, anticipo di serie A o libro (o altro)?

Per prima cosa rifletterei sulla tristezza della mia vita. La cultura deve impreziosire la vita, non sostituirla. Detto questo, nell’ipotesi da te prospettata credo che mi regolerei così: anticipo di serie A e doppio malto gelata. Al termine, qualcosa di Heidegger e cognac spagnolo.

E se lo stesso scenario si ripete domenica pomeriggio?

Lo stesso, ma con meno cognac.

L’Italia è un Paese candidamente esterofilo pure in letteratura (non si muove foglia che non si traduca anche l’ultimo sfigato scrittore, meglio se ebreo, trendy e newyorkese, e te lo dice uno che adora la letteratura amerikana col k). Le librerie sono invase da quelli considerati ‘capolavori’ gialli, thriller ‘mozzafiato’, ‘intense’ storie d’amore d’ogni genere e da ogni latitudine (meglio se di donne islamiche castigate dai feroci saladini contemporanei). Sano ritorno all’autarchia letteraria o lasciamo fare al mercato che ne sa sempre una più di tutti noi?

In libreria, come al cinema, scontiamo ovviamente il fatto di essere una provincia dell’impero. Provincia nell’anima, prima che nello stato di cose politico. Detto questo, guai agli alibi: se esistesse un nuovo Céline italiano lo sapremmo. La verità è che la cultura italiana ed europea è, semplicemente, decadente. Che decada, allora…

Grazie, buon lavoro. Vuoi aggiungere qualcosa che non ti ho chiesto?

Ricambio il ringraziamento e vi invito alla prossima conferenza a CasaPound. Per il resto no, non aggiungo altro. Chi parla troppo ha sempre torto.

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