martedì 20 Febbraio 2024

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Il mercato, liberatosi dalle leggi fasciste, si è incagliato nel paradiso subprime

Il mercato lasciato a sé stesso combina guai. La scoperta non è di oggi. C’è già stato un tempo nel quale il padrone della miniera non operava discriminazioni. Faceva lavorare tutti: giovani, vecchi, donne e bambini. Dotato di un profondo senso di equità, non li pagava allo stesso modo; e così evitava ingiustizie. Un bambino spostava una quantità di carbone inferiore a quella lavorata da un adulto ed era giusto che avesse un salario più basso. Se il bambino rifiutava la scuola e sceglieva la miniera, perché impedirglielo? Perché usargli violenza e costringerlo a stare ore e ore curvo su un banco con il rischio di una scoliosi? Anche il padrone della risaia si richiamava agli stessi princìpi di equità. Pagava centinaia di donne che si rinfrescavano intere giornate in acqua, con la testa coperta da vacanzieri cappelloni di paglia, e che si abbronzavano gioiose raccogliendo uno per uno i preziosi chicchi di riso. Che bello spettacolo e quanta allegria! A non parlare della soddisfazione che il padrone provava, una volta finita la raccolta, a restituire quelle lavoratrici alle loro famiglie. Una soddisfazione che accomunava i padroni terrieri in un solidale abbraccio fraterno. Anche negli uliveti, nei vigneti e nei campi di grano chi lavorava era trattato con generosità. A mietitura completata, fatta la vendemmia, le ulive raccolte e messe a posto, uomini, donne e bambini venivano generosamente restituiti ai loro affari domestici. Poi arrivarono le teste calde: nelle campagne e nelle fabbriche cominciarono gli attacchi alla libertà di lavoratori e lavoratrici. Un brutto giorno serpeggiò una parola terribile: sciopero. Fu il principio della fine. Un liberticida governo obbligò i bambini ad andare a scuola. Furono promulgate leggi che stabilivano l’orario settimanale di lavoro, strappandolo con violenza fascista alla libera contrattazione delle parti. Da quel momento si imboccò la china dell’aumento del costo del lavoro e della crescita della spesa sociale. L’invenzione delle pensioni diede il colpo di grazia. Non s’era mai visto. Un povero vecchio – che ancora tanto avrebbe potuto dare alla società – era costretto a mettersi a riposo e doveva subire l’umiliazione terribile di una paga mensile senza potersela guadagnare, stando in ozio. Con il tempo (e con pazienza mista ad inventiva) il libero mercato aveva poi ripreso il sopravvento. I soldi virtuali hanno dominato l’andamento delle materie prime (petrolio in testa), i costi e i prezzi dei prodotti alla vendita, nonché la salute o la malattia delle aziende. Sono tornati di moda i lavori a cottimo (con mille denominazioni nuove, del tipo “a progetto”) e tutto è andato liscio. Poi il patatrac subprime. E ora si ricomincia.

 

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