lunedì 4 Marzo 2024

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 L’esercito birmano armato dagli israeliani è pronto al genocidio dei Karen

L’esercito birmano prepara una nuova offensiva contro la 6° Brigata  Karen. In campo le armi costruite con l’aiuto di Israele. Continuano le brutalità contro la popolazione civile.
15 agosto 2009: massiccia concentrazione di forze armate a ridosso del Three Pagoda Pass, nello stato Karen. L’esercito di Rangoon ha ammassato munizioni e uomini in previsione dell’attacco che verrà lanciato contro il comando della 6° Brigata del KNLA, l’Esercito di Liberazione Nazionale Karen. Un migliaio di soldati stanno ingrossando le fila dello schieramento birmano, che conta anche sull’appoggio di alcune centinaia di partigiani collaborazionisti del DKBA.  Obiettivo dei generali di Rangoon è la conquista del centro di Maekatha, principale base del KNLA. La zona del Three Pagoda Pass è di estrema importanza per le forze che si contrappongono: qui infatti c’è una fiorente attività di taglio di legname pregiato e la resistenza Karen riesce ancora ad imporre tasse al passaggio di ingenti quantità di merci in transito verso la Thailandia. Conquistare la zona significherebbe privare la resistenza di una fondamentale fonte di autofinanziamento.
Le truppe birmane sono state equipaggiate con fucili d’assalto MA1, MA2, MA3 e MA4,  armi costruite in Birmania da industrie nazionali (MA è acronimo di Myanmar Army) grazie alla collaborazione della Israeli Military Industries. I fucili sono in pratica copie del Galil, arma in dotazione all’esercito di Tel Aviv.
Nelle ultime settimane si sono ripetuti gli attacchi contro i villaggi Karen e Shan nell’est del Paese. I bilanci sono copie di quelli tante volte forniti in passato: civili uccisi, torturati, donne stuprate. Dal 27 luglio, nella sola regione Shan, gli abitanti di ben 40 villaggi sono stati “trasferiti” in aree controllate dalla giunta. Sono state bruciate 500 abitazioni per
incoraggiare il trasferimento e le organizzazioni di monitoraggio delle violazioni dei diritti umani hanno raccolto le prove di una decina di esecuzioni sommarie ai danni di civili inermi (diverse donne tra di essi). Una ragazza è stata uccisa da un colpo di fucile mentre tentava di recuperare qualche indumento dalla sua casa in fiamme. Il suo cadavere è stato poi gettato in una latrina. Un’altra ha subito violenza di gruppo di fronte al marito da parte di un ufficiale birmano e di tre soldati.

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