lunedì 4 Marzo 2024

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Sul significato del 25 Aprile ho già espresso, in altre occasioni, il pensiero dei Combattenti superstiti della RSI. Con l’avvicinarsi dell’infausta data, non posso che ribadire, con forza ancora maggiore, il nostro assoluto rifiuto nel considerarla «festa di tutti gli italiani», come l’attuale regime intende imporre alla comunità nazionale. Per noi, e molti altri come noi, il 25 Aprile era e rimane data di dolore e di lutto, emblematica di massacri collettivi e a carattere individuale perpetrati a guerra finita contro civili – uomini e donne – e soldati senza più armi, in un delirio di sopraffazione e vendetta che non ha uguali in tutto il corso della nostra storia unitaria. Decine di migliaia di vittime lo testimoniano, senza facoltà di appello. Un delirio – storicamente accertato – che i promotori di una fantomatica “festa” si ostinano pervicacemente ad ignorare, sia a livello partitico che istituzionale. come se tutto quell’orrore non fosse mai esistito, esclusivo colpevole un destino cinico e baro. Il Presidente della Camera, terza carica dello Stato, in una delle sue ultime quotidiane esternazioni, ha dichiararto che il 25 Aprile «non è una ricorrenza che divide gli italiani». Certamente non per lui, considerata la sua migrazione nella «famiglia» antifascista, sicuramente più consona per una rapida carriera istituzionale. E certamente potrà anche non dividere comunisti da democristiani, socialisti da liberali (come auspicato dal Presidente della Repubblica) anch’essi soggetti di ciellenistica tradizione ed elementi integranti di una smemoratezza storica che rappresenta una componente – non irrilevante – della comune piattaforma di potere. In realtà, un assordante silenzio collettivo che ricopre a guisa di opportunisti co sudario ciò che accadde nella “Primavera di sangue”. Tutti insieme, appassionatamente. All’opposto, orgogliosi della nostra diversità antropologica oltre che ideologica, intendiamo continuare ad opporci ad ogni omissione e manipolazione di parte, per il ripristino di quella Verità che appartiene alla Storia e soltanto ad essa. La cosiddetta “Festa del 25 Aprile” la lasciamo volentieri agli altri, a tutti gli altri; il nostro ricordo e il nostro dolore, la nostra stessa sconfitta di 64 anni fa rappresentano per noi l’ideale Sacrario cui attingere forza e sostegno per un futuro che vogliamo più degno di essere vissuto. Con Ezra Pound, poeta di resurrezione, possiamo aggiungere: «Credo nell’Italia e nella sua impossibile rinascita». Credo quia absurdum.

Gianni Rebaudengo

Presidente Nazionale

RNCR-RSI

 

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