venerdì 1 Marzo 2024

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La pagliacciata per il giornalismo si rivela un mezzo flop

“Siamo 300 mila” fanno scandire gli organizzatori dal palco. Cinquantamila replica la Questura che di solito ci prende e non per difetto ma per eccesso. La manifestazione per la libertà di stampa organizzata dalla Fnsi riempie Piazza del Popolo. Al centro campeggia un grande palco tratteggiato di bianco, ai lati due maxi schermo. Tantissimi gli striscioni e le bandiere di Cgil, Pd, Idv e Rifondazione (nonostante l’invito a non portare simboli politici). Molta gente comune si presenta con le magliette distribuite dalla Federazione con lo slogan: ‘No all’informazione bavaglio”.La manifestazione inizia con un minuto di silenzio per la sciagura di Messina. Sale sul palco Franco Siddi segretario generale della Federazione, che invita il premier, Silvio Berlusconi, a ritirare “il ddl Alfano sulle intercettazioni e le cause intentate contro i giornalisti”. “Al premier, al Parlamento e al governo – afferma Siddi – chiediamo di cancellare le norme che vietano l’esercizio del diritto di cronaca, e di consentire che le indagini giudiziarie possano svolgersi secondo l’indipendenza della magistratura. Al presidente del Consiglio chiediamo anche di cessare la campagna di accuse contro i giornalisti, di smetterla di additarci come farabutti e di dire finalmente la verità. Chiediamo all’onorevole Berlusconi e a tutti i politici che hanno intentato azioni legali contro i giornalisti – ha insistito Siddi – di ritirare le cause”.
LA POLITICA – Molti i leader politici dell’opposizione presenti. “Questa è una grande prova della società italiana, della società civile che ha ancora la capacità di indignarsi” afferma il segretario del Pd, DarioFranceschini. “Siamo qui – dice invece il leader Idv, Antonio Di Pietro – perché vogliamo riaffermare il diritto all’informazione, fondamentale per la democrazia, che oggi è minacciata. Parlamento e governo – aggiunge Di Pietro – fanno sempre più leggi per pochi e per furbi mentre molti stanno male. La manifestazione, spiega Di Pietro, è per la libertà di stampa e contro il governo Berlusconi che è in totale conflitto di interessi”. “Mi spiace non aver potuto partecipare all’iniziativa della Fnsi sulla libertà di stampa – dichiara invece il segretario del consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino. – Ho semplicemente sbagliato piazza e mi sono ritrovato in una manifestazione del Pd, di Rifondazione Comunista con la partecipazione di Cgil e di tanti esponenti dello spettacolo. C’era anche il sosia dell’onorevole Antonio Di Pietro perché non poteva certo essere il leader dell’Italia dei valori, primatista tra i politici delle cause contro i giornalisti”, ha concluso Iacopino.
MANIFESTAZIONE DELLA SCUOLA – A Piazza del Popolo anche il corteo dei lavoratori della scuola a cui hanno aderito Flc-Cgil e Gilda. Come spiega la Federazione Lavoratori della Conoscenza-Cgil, si tratta di “un’altra importante occasione, nel percorso di mobilitazione e di lotta contro la precarietà e contro la politica scolastica di questo governo, per sostenere la piattaforma rivendicativa presentata lo scorso 15 luglio”. Per le strade della Capitale anche un secondo corteo di precari della scuola, quello dei Cobas: partenza da Santa Maria Maggiore e arrivo al ministero dell’Istruzione a Trastevere. A termine del corteo, sulle scale del ministero, l’assemblea dei precari per fare un bilancio del movimento e proporre le future iniziative. “E’ una mobilitazione, sviluppatasi in tutta Italia, contro la politica scolastica di Tremonti-Gelmini che, in spregio a qualsiasi progetto didattico e culturale, sta ingigantendo il distruttivo immiserimento della scuola pubblica praticato anche dai governi di centrosinistra, tagliando circa 60mila posti di lavoro, scuole, classi ed espellendo in massa i precari/e in base a sciagurate motivazioni finanziarie”, dice Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas. “E’ grave che, di fronte ad un appuntamento di lotta così importante per la scuola, la ‘cattiva politica’ dei partiti e sindacati di centrosinistra (che con i governi Prodi hanno sostenuto politiche analoghe a quelle berlusconiane), nell’intento di opporsi a Berlusconi come persona e non come politica, manifestino per ‘la libertà di stampa’ (mai garantita quando erano al governo) nello stesso giorno, ora e città dei precari; ed ancor più grave che vogliano sottrarre – con il corteo della Cgil e dei partiti di centrosinistra – gruppi di precari dalla mobilitazione verso il Ministero per rimpinguare la loro manifestazione”, prosegue Bernocchi.
Tanto baccano per così piccolo risultato. La casta mandarina non ha raccolto grandi numeri, non ha prodotto unanimità, anzi si è visto chiaramente che molti dei partecipanti erano presenti per conformismo o per non perdere punti in carriera. Neppure con i precari hanno saputo coordinarsi. Se questa è l’opposizione su cui contava a Murdoch resta solo una possibilità per riprendere possesso dell’Italia: i soviet in magistratura. Tutto il resto fa veramente ridere.

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