giovedì 22 Febbraio 2024

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La notizia è stata battuta esattamente in questi termini:
WASHINGTON – Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha ricevuto dalla Harvard Kennedy School e dalla Nieman Foundation for Journalism at Harvard un encomio per il ruolo svolto dal quotidiano “in un momento di grave pericolo per la libertà di stampa in Italia” si legge nella motivazione.
E la sua lettura suscita più di una perplessità fra chi si trova da alcuni mesi di fronte ad una delle peggiori stagioni del giornalismo italiano. Un giornalismo che spudoratamente e senza l’ausilio di alcun senso della misura ha sdoganato gossip e voyeurismo, trasportandoli dai rotocalchi in cui risiedevano abitualmente fin sulle prime pagine dei grandi quotidiani, al solo scopo di usarli come “armi non convenzionali” nell’arena dello scontro politico.
Ezio Mauro ed il giornale da lui diretto sono stati sicuramente i più grandi artefici (anche se non i soli) di questa nuova stagione di giornalismo “avvelenato”, all’interno della quale le paparazzate e le storie di escort e transessuali, riguardanti la vita privata degli uomini politici, hanno sostituito le critiche e gli attacchi che normalmente venivano portate entrando nel merito dell’attività politica degli stessi. Con la conseguenza di svilire ulteriormente il già non eccelso livello dell’informazione italiana, importando un modello “anglosassone” completamente avulso dal contesto del nostro paese. Una stagione che dopo i tanto veementi quanto infruttuosi attacchi nei confronti di Berlusconi, ha proprio in questi giorni prodotto la prima vittima illustre, sotto forma del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, letteralmente “cancellato” dalla scena politica, non a causa del suo assai discutibile operato nell’amministrare la cosa pubblica, bensì in virtù di una torbida storia privata, condita da rapporti extraconiugali con transessuali, ricatti e visite in auto blu ai consessi carnali.
Se l’encomio assegnato ad Ezio Mauro non può stupirci più di tanto, alla luce dell’abnegazione con cui ha lavorato e lavora nel tentativo di appiattire il giornalismo italiano sul modello di quello statunitense, a stupire sono invece le motivazioni addotte per giustificare l’encomio stesso e la natura del ruolo (giudicato meritevole) svolto da Repubblica nell’ambito di quello che gli statunitensi definiscono “un momento di grave pericolo per la liberta’ di stampa in Italia”.
Se infatti è difficile credere che un qualcosa mai esistito salvo rare eccezioni, come la libertà di stampa in Italia, possa risultare oggi in grave pericolo, resta ancora più difficile identificare nell’operato di Ezio Mauro, imperniato su gossip e voyeurismo, un’azione salvifica volta a recuperare la perduta libertà. Basta infatti sfogliare anche distrattamente le pagine di Repubblica, per rendersi conto che all’interno del giornale, per quanto la si cerchi, non vi è taccia alcuna di un pur minimo anelito di libertà.
Lo stesso discorso vale naturalmente anche per gli altri quotidiani italiani, i cui direttori non sono però ancora stati insigniti di alcuna onorificenza da parte dei mecenati statunitensi. Coraggio, non vi avvilite, qualche intervista in più ad escort e transessuali, qualche scoop piccante concernente la vita sessuale di un politico che conta, magari una lista di domande da pubblicare ogni giorno per qualche mese e vedrete che prima o poi arriverà anche il vostro turno.

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