martedì 16 Aprile 2024

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In agguato su internet, nelle chat lines, numerosi depravati insidiano i minori. Accade anche questo nel paese dei balocchi per il quale stiamo combattendo uno “scontro di civiltà”

Il 23 per cento degli utenti di internet di eta’ compresa tra gli 8 e i 13 anni frequenta abitualmente le chat. Il 13 per cento dei baby-chattisti ha avuto incontri on-line con un adulto che ha parlato di tematiche sessuali, ma il 70% l’ha tenuto accuratamente nascosto ai genitori. E’ lo scenario, per molti versi allarmante, disegnato dalla ricerca sulla percezione del rischio della pedofilia in rete da parte dei minori, dei loro genitori e dei loro insegnanti, realizzata dall’Icaa, l’associazione internazionale per l’analisi del crimine, presentata stamane a Roma nel corso di un convegno in svolgimento preso il ministero delle Comunicazioni. “La ricerca – ha spiegato Roberta Bruzzone, vice presidente dell’Icaa – ha interessato un campione di 5mila minori e di 500 fra insegnanti e genitori di cinque regioni italiane. Il 94% dei piccoli internauti si connette alla rete solo per navigare, il 72% perlopiu’ per scaricare software, giochi e file musicali, ma la percentuale dei frequentatori delle chat e’ in continua crescita”. L’81% dei minori intervistati si collega da casa, il 46% di pomeriggio, il 41% di sera e il 10% di notte: secondo gli investigatori, e’ proprio quest’ultima fascia oraria quella piu’ a rischio per la presenza di pedofili on-line. Saltuario (nel 47% dei casi) o addirittura inesistente (27%) il controllo dei genitori sulla navigazione. Il 27% dei ragazzi e’ completamente solo davanti al pc: il 52% si imbatte, anche se solo casualmente, in siti pornografici, esperienza a cui reagisce senza particolari emozioni (il 46%) o, tuttalpiu’, con una comprensibile curiosita’ (24%). “Ben diverso – ha ricordato Roberto Bruzzone – il caso delle chat, vera nuova frontiera del pericolo di via web. IL contatto on-line con il pedofilo suscita infatti curiosita’ nel 15% dei casi, e addirittura attrazione nel 7,6%, ma a destare allarme e’ soprattutto il fatto che 7 ragazzi su 10 non dicano niente a mamma o a papa’ del contatto”. Perche’ “tanto non capirebbero” (33,5%), perche’ “in fondo non c’e’ niente di male” (25%) o perche’ “mi vergogno” (16,6%).

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