mercoledì 21 Febbraio 2024

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Il pensionato impazzito nel vicentino in carcere malgrado i limiti d’età e l’evidente follia

         Per giorni è forse rimasto prigioniero della paura di subire aggressioni in casa sua. Fino a sparare per “difenderla” dai carabinieri che volevano solo assicurarsi che stesse bene, che non fosse accaduto niente di grave. E’ così che Battista Zanellato, 84 anni, ha sparato, uccidendolo, a Valerio Gildoni, un tenente colonnello dell’Arma che aveva la metà dei suoi anni, per poi barricarsi nella sua casetta di Bosco di Nanto, ad una ventina di chilometri da Vicenza. Solo i Gis, le “teste di cuoio” italiane, gli specialisti delle situazioni veramente difficili, sono riusciti a prenderlo con un blitz senza che, come ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Vicenza, Giovanni Sarno, fosse versato altro sangue. Ed il rischio, dopo un assedio durato otto ore, durante le quali in almeno un’altra occasione l’anziano ha fatto ancora fuoco, era reale. Zanellato, una vita tranquilla da pensionato, dopo tanti anni di lavoro come scalpellino, turbata solo dalla scomparsa della moglie alcuni anni fa, in circostanze drammatiche, era conosciuto dai vicini come una persona “solare”, spesso in bicicletta anche per fare la spesa al mercato, come ieri mattina. Ma da qualche giorno, racconta il figlio Daniele, qualcosa non andava. Il caldo, l’età, o più probabilmente la paura di essere aggredito in casa come è capitato ad altri anziani, si è trasformata in terrore e, forse, in follia. Ai primi segni di confusione, il figlio ha chiesto al medico di andare a casa del padre per visitarlo. L’appuntamento era per ieri pomeriggio alle 17, ma Zanellato non ha aperto la porta al dottore, che ha avvisato Daniele. Quest’ultimo, preoccupato dall’assenza di risposte, ha chiamato i carabinieri della vicina stazione di Barbarano. La pattuglia, giunta sul posto, è stata accolta a fucilate dal pensionato. I militari hanno avvisato i loro superiori tra cui il tenente colonnello Valerio Gildoni, 42 anni, una brillante carriera nell’Arma svolta in gran parte nella Capitale, giunto pochi giorni fa a Vicenza per prendere il comando del reparto operativo. In borghese ma con indosso il giubbotto antiproiettile, il tenente colonnello e altri ufficiali hanno tentato di convincere l’anziano. Ma lui con il vecchio fucile da caccia ha fatto ancora fuoco, uccidendo Gildoni e asserragliandosi in casa. Inutile ogni altro tentativo, mentre il pensionato ha sparato almeno un’altra volta per “spegnere” un faro puntato contro una finestra dai carabinieri, è stato chiesto l’intervento dei Gis che, giunti attorno alla mezzanotte, sono entrati nella casetta di due piani scalandone la facciata. Una, due, tre quattro serie di granate stordenti e l’uso del gas hanno fatto desistere l’anziano che è stato arrestato. Non è rimasto ferito. Dopo aver ucciso il tenente colonnello Valerio Gildoni, Battista Zanellato ha tenuto sotto mira per ore i carabinieri e non ha creduto neanche per un attimo agli stratagemmi che i militari hanno usato per cercare di avvicinarlo, tra cui la costruzione di un fantoccio per fargli sparare il colpo che aveva in canna. Emergono nuovi particolari sulla dinamica dell’omicidio dell’ufficiale dei carabinieri: l’uomo ha usato un fucile da caccia calibro 16 caricato a pallini. Ed il fatto che fosse a colpo singolo non gli ha impedito di ricaricare l’arma dopo aver esploso il colpo mortale per tenere sotto mira i colleghi di Gildoni. All’arrivo dell’ufficiale Zanellato aveva già imbracciato il fucile e sparato ai militari, senza colpirli. Era appostato in cima alla scala di due rampe che consente di accedere alla sua casa: da quella posizione era protetto dalla copertura della parte alta delle scale e poteva però tenere d’occhio chi e cosa si muoveva pochi gradini più sotto. A cercare di dissuaderlo era arrivata anche la figlia Nuccia. Ed è a questo punto che c’é stato lo scambio di battute che ha preceduto lo sparo mortale. “Papà non fare stupidaggini, consegnati ai carabinieri”, lo ha implorato la donna. Ma lui ha risposto “Vieni pure su che a te non sparo”. Ma Gildoni, temendo per la vita della donna non ha voluto farla salire da sola e, in borghese e con indosso il giubbotto antiproiettile, ha avvisato Zanellato: “Sto accompagnando sua figlia” e si è fatto avanti con le mani alzate. Appena l’anziano ha scorto la testa dell’ufficiale ha sparato, uccidendolo. Il fucile era già carico: nessuno ha sentito prima dello sparo il rumore della carica. E subito dopo ha ricaricato l’arma urlando ai carabinieri che stavano soccorrendo l’ufficiale: “Venite su e fate la fine di quell’altro. Andate a casa se volete rimanere vivi”. Inutile ogni diversivo: i carabinieri hanno anche costruito un fantoccio per cercare di fargli sparare l’unico colpo del fucile e farlo così restare per qualche secondo disarmato. Ma l’ottantaquatterenne, descritto come lucidissimo, non ci è cascato. Così come quando ha scorto uno specchietto illuminato da un faro che i militari avevano introdotto per le scale per vedere come si muovesse ha fatto ancora fuoco centrando la fonte di luce. E poi ha nuovamente caricato il fucile. Quando Zanellato è stato catturato, i carabinieri hanno trovato insieme all’arma altre 20 cartucce.

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