giovedì 22 Febbraio 2024

Obama is Kosoving

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Gli Stati Uniti sono preoccupati per la ‘fatica da allargamento’ dell’Unione europea, che rischia di allungare il percorso di adesione dei Paesi dei Balcani occidentali. Lo ha indicato il vice segretario aggiunto del Dipartimento di Stato Usa Stuart Jones, responsabile per l’area dei Balcani, durante un incontro con la stampa a Bruxelles in vista della visita della prossima settimana in Bosnia-Erzegovina, Serbia e Kosovo del vicepresidente Usa, Jo Biden. “Credo ci sia un grande rischio politico, perché i cittadini e i leader di questi Paesi hanno reagito molto bene alla prospettiva di adesione Ue e hanno indicato di essere pronti ad adottare le riforme necessarie per andare avanti. Se l’incentivo di adesione venisse negato o rinviato, penso che ci potremo aspettare un rallentamento delle riforme e condizioni politiche più difficili”, ha sostenuto Jones. Il diplomatico Usa ha riferito che “non è stata ancora presa una decisione” sulla nomina di un Inviato speciale Usa per i Balcani, ma ha tenuto a dire che “il livello di impegno Usa” nella regione “non dovrebbe essere misurato” sulla base della scelta o meno di procedere in questa direzione. Ciononostante, ha spiegato che se venisse nominato, uno dei compiti dell’Inviato speciale Usa sarebbe quello di “generare maggiore sostegno nelle capitali Ue” a favore dell’allargamento. Interpellato sulla possibilità di un taglio delle truppe Ue in Bosnia-Erzegovina e Nato in Kosovo, Jones è apparso prudente. “E’ molto importante avere questo terzo strato di difesa e sicurezza fornito dalla Kfor, fino a quando le condizioni politiche in Kosovo giustificheranno una riduzione di queste forze. E non penso che siamo ancora a quel punto”, ha affermato, riferendosi alla missione dell’Alleanza atlantica che conta 15.500 unità. Sui tagli “non abbiamo ancora avuto una conversazione”, ha continuato,prevedendo che si concretizzerà “questo autunno” e non a giugno, quando “l’argomento inizierà a essere affontato dai ministri della Difesa della Nato. “In ogni caso – ha sottolineato Jones in evidente riferimento alla Spagna, che ha annunciato l’uscita dal Kosovo – non è assolutamente di alcun aiuto se i partecipanti ad Althea (la missione Ue in Bosnia, ndr) o Kfor si ritirano unilateralmente”. Il vice segretario aggiunto ha lodato il comportamento “egregio” della missione di polizia e giustizia Ue in Kosovo (Eulex) nell’affrontare le violenze della minoranza serba intorno a Mitrovica Nord, ma ha sottolineato che questo apprezzamento non vuol dire il contingente Nato può essere ridotto. “Sono due cose separate”, ha puntualizzato. Jones ha auspicato la massima “unità di intenti e combinazione degli sforzi tra gli Usa e l’Ue” nei Balcani, e ha riconosciuto che “naturalmente sarebbe meglio se tutti i 27 membri concordassero un approccio sul Kosovo”, la cui indipendenza non è stata riconosciuta da cinque Stati Ue: Spagna, Romania, Cipro, Malta e Slovacchia. “La mia speranza è quando il Kosovo avrà raccolto più riconoscimenti, sviluppato il governo e le istituzioni, le infrastrutture e l’economia, si sarà impegnato a proteggere i diritti delle minoranze etniche, i Paesi che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo adatteranno la loro posizione”, ha osservato il rappresentante Usa. Una prima opportunità per sfoggiare la “comunità di intenti” transatlantica sui Balcani sarà proprio la visita di Biden, atteso a Sarajevo, Belgrado e Pristina dal 19 al 21 maggio. Fonti comunitarie “non escludono” infatti che in almeno una delle capitali balcaniche Biden venga raggiunto dal Rappresentante Ue per la politica estera, Javier Solana. “Stiamo esaminando il calendario”, ha riferito ad Apcom la portavoce di Solana, Cristina Gallach.

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