martedì 23 Aprile 2024

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Crolla il traffico delle merci che dovrebbero transitare nei valichi piemontesi e valdostani
violentati dalle nuove opere

La notizia viene riportata all’interno di un articolo della Stampa nella sezione cronaca di Torino e riguarda il traffico merci fra Italia e Francia ai valichi piemontesi e valdostani, ma la situazione risulta essere molto simile un po’ dappertutto in Italia, dal momento che secondo un’analisi della Fita Cna datata 23 gennaio 2009, sarebbero oltre 10.000 le aziende di autotrasporto destinate a chiudere i battenti entro la fine dell’anno.

La diminuzione dei traffici merci è iniziata nel 2001 con il deteriorarsi della situazione economica, ma nell’ultimo anno ha raggiunto livelli davvero imponenti. Al valico del Frejus, in Valle di Susa, i transiti dei mezzi pesanti sono diminuiti del 25%, al tunnel del Monte Bianco di circa il 20% ed a Ventimiglia del 16%. A causa di questa enorme riduzione dei transiti merci ai valichi di frontiera, il traffico risulta essere diminuito del 13,1% anche sulla tangenziale di Torino e sull’autostrada Torino – Aosta, secondo i dati diffusi dall’Ativa che gestisce entrambe le tratte. La notizia resterà con tutta probabilità relegata nel novero della cronaca locale, in quanto troppo scomoda per tutta la schiera di “cantastorie” ed esperti da salotto buono che continuano pedissequamente a giustificare proprio con l’incremento esponenziale del traffico merci, la necessità di costruire sempre nuovi tunnel, nuove linee ferroviarie ad alta velocità e nuove autostrade. Mentre la movimentazione delle merci, in virtù di una crisi economica tanto profonda quanto destinata a protrarsi molto a lungo nel tempo, risulta in fase di rilevante e progressiva riduzione, l’Italia sta investendo e si appresta ad investire decine di miliardi per costruire grandi opere destinate proprio al trasporto delle merci, che dovrebbero affiancare quelle esistenti, attualmente sottoutilizzate. Il lavori di costruzione del doppio tunnel del Brennero (BBT) della lunghezza di 55 km stanno per partire, dopo che l’opera è stata formalmente inaugurata dal presidente Napolitano nello scorso mese di aprile 2008. Al Frejus, proprio dove il crollo del traffico risulta maggiore, stanno per aprirsi i cantieri relativi alla costruzione di un secondo tunnel parallelo che benché venga spacciato come canna di sicurezza, avrà le stesse dimensioni di una normale galleria autostradale. Sempre in Val di Susa il governo ha confermato la volontà di procedere in tempi brevi allo scavo del tunnel di 54 km sotto al massiccio dell’Ambin, che risulta parte integrante del controverso progetto TAV Torino-Lione, senza preoccuparsi minimamente del fatto che oltre alla totale mancanza dei traffici ferroviari (la linea ferroviaria attuale risulta sfruttata al 35% delle proprie potenzialità) stanno diminuendo in maniera sempre più marcata anche quelli su gomma. Quando i lavori saranno terminati, dentro a questi tunnel e sulle relative infrastrutture di accesso non ci sarà con tutta probabilità nulla da trasportare, ma questo ovviamente è di secondaria importanza per tutti coloro (ultimo in ordine di tempo l’architetto Fuksas) che vivono di slogan e sono soliti plasmare la realtà ad uso e consumo dei propri padroni.

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