lunedì 24 Giugno 2024

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Ventisei anni di solitudine

È morto in Brasile “l’uomo più solo del mondo”, l’ultimo membro di un gruppo indigeno dell’Amazzonia che viveva nell’area di Tanaru, nello stato di Rondônia, al confine con la Bolivia. Negli ultimi 26 anni, l’uomo, di cui non si sa il nome, ha vissuto nella foresta in totale isolamento. Il suo corpo è stato trovato coperto di piume il 23 agosto, su un’amaca fuori dalla sua capanna di paglia. Sul cadavere non sono stati riscontrati segni di violenza e per questo si pensa che sia morto per cause naturali, all’età di 60 anni.

La maggior parte della sua tribù è stata uccisa negli anni Settanta – L’indigeno veniva anche chiamato “l’uomo della buca”, perché scavava buche profonde, in gran parte utilizzate per intrappolare gli animali o per nascondersi. Si ritiene che la maggior parte della sua tribù sia stata uccisa negli anni Settanta da allevatori che volevano espandere i loro pascoli. Nel 1995, i sei restanti membri furono ammazzati in un attacco da minatori illegali, rendendo “l’uomo della buca” l’unico sopravvissuto. 

La Fondazione nazionale dell’Indio (Funai) era venuta a conoscenza della sua sopravvivenza solo nel 1996 e da allora aveva cercato di monitorarne i movimenti, a garanzia della sua sicurezza. Poiché l’uomo aveva evitato qualsiasi contatto con estranei, non si sa quale lingua parlasse o a quale gruppo etnico appartenesse. Nel 2018, i membri di Funai erano riusciti a filmarlo durante un incontro casuale nella giungla. Nel video lo si vede mentre taglia un albero con un utensile rudimentale che ricorda un’ascia. Da allora non era stato più avvistato, ma gli agenti del Funai si sono imbattuti spesso nelle capanne di paglia che costruiva e nelle buche profonde che aveva scavato.

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