lunedì 17 Giugno 2024

Quasar antichi

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Quasar super brillanti nati nel primo miliardo di anni dal Big Bang aiutano per la prima volta a far luce sull’origine dei buchi neri supermassicci primordali.

Lo indica uno dei primi risultati del progetto Hyperion condotto dall’italiano Luca Zappacosta, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che sta analizzando con il telescopio spaziale Xmm-Newton i quasar piu’ antichi, ossia i nuclei galattici al centro dei quali si trovano buchi neri supermassicci.
Dai primi dati, pubblicati sulla rivista rivista Astronomy & Astrophysics, emerge che le regioni centrali dei quasar primordiali, formati nell’epoca della reionizzazione che ha visto accendersi le prime stelle, sono molto diverse da quelle dei quasar osservati in epoche cosmiche piu’ recenti.

I primi quasar “mostrano differenze marcate nelle proprieta’ delle loro regioni centrali rispetto ai quasar osservati in epoche cosmiche meno remote”, osserva Zappacosta in un’intervista sul sito Media Inaf. In particolare, sono molto diverse le proprieta’ delle regioni piu’ vicine al buco nero e che emettono raggi X.
Una delle domande da cui e’ partita la ricerca e’ : “come e’ stato possibile formare questi buchi neri cosi’ massicci in meno di un miliardo di anni, cioe’ nel breve lasso di tempo che intercorre tra il Big Bang e l’epoca cosmica della reionizzazione, in cui sono stati osservati?”. Al momento le ipotesi sono due: “o si sono formati partendo da buchi neri iniziali (i cosiddetti ‘semi’) gia’ molto massicci, o hanno avuto una storia di formazione estremamente veloce con altissimi tassi di accrescimento. Questa domanda racchiude in se’ la nostra ignoranza sui processi di formazione dei buchi neri nell’universo primordiale e con essa anche la formazione delle galassie nella stessa epoca. Infatti ormai e’ chiaro che l’energia rilasciata dai buchi neri supermassicci al centro delle galassie ha una rilevante influenza nel processo evolutivo delle galassie che li ospitano. Capire la formazione dei buchi neri aiuta a capire la formazione delle prime strutture cosmiche, galassie e protoammassi di galassie inclusi”.
E’ appena iniziata l’esplorazione di “un territorio completamente di frontiera” e che si potra’ probabilmente conoscere meglio fra un decennio, quanto saranno operativi nuovi satelliti per l’osservazione dell’universo nei raggi X.

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