domenica 16 Giugno 2024

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Questa la ricetta dell’amministrazione americana per far fronte ad una crisi profonda che pare disperata. Le considerazioni dell’ambiguo onnisciente Lyndon La Rouche

In una intervista radiofonica del 16 dicembre il fondatore dell’EIR, l’economista ed ex candidato democratico Lyndon LaRouche, ha spiegato che a questo punto un tracollo finanziario globale può verificarsi in qualsiasi momento. Un fattore scatenante potrebbe essere il prosciugamento dei capitali stranieri verso gli USA. Di fronte a questa situazione l’amministrazione Bush è disperatamente determinata a privatizzare il sistema previdenziale: “Contano sul saccheggio della Social Security, e di assicurarsi definitivamente di poterlo fare, perché questo sarebbe visto dai mercati finanziari USA come la garanzia che essi potranno disporre di nuovo capitale”. Si tratta insomma del salvataggio delle finanziarie di Wall Street con le pensioni degli americani. Il “vertice economico” presieduto da Bush e Cheney alla Casa Bianca il 14 e 15 dicembre ha confermato come la riforma previdenziale sia la prima priorità economica dell’amministrazione Bush e dell’apparato sinarchista che la controlla. La stessa politica per smantellare lo stato sociale — pensioni, sanità, garanzie per i lavoratori — domina anche la scena internazionale: “In tutto il mondo i paladini di un sistema bancario fallito stanno cercando di mettere le mani sui fondi statali dai quali dipende il welfare in ogni nazione”, ha detto LaRouche.


Per la prima volta nel corso dell’anno, ad ottobre l’afflusso netto di capitali negli USA non è stato sufficiente a coprire il colossale deficit del paese. L’afflusso netto ad ottobre si è fermato a 48,1 miliardi, rispetto ai 67,4 miliardi di dollari del mese precedente: una riduzione secca del 29%. Il disavanzo della bilancia commerciale intanto ha raggiunto il record storico di 55,5 miliardi di dollari al mese. Il deficit complessivo delle partite correnti, composto essenzialmente dal deficit commerciale e trasferimenti finanziari, ha raggiunto i 164,7 miliardi di dollari nel terzo trimestre dell’anno toccando così un nuovo record. La riduzione dell’afflusso netto dei capitali non è dovuta, per il momento, ad un qualche riorientamento significativo delle banche centrali nei confronti dei titoli denominati in dollari. Ad ottobre dall’estero sono stati acquistati 18,3 miliardi di titoli del Tesoro USA, la maggior parte di questi — 14,8 miliardi — è stata acquistata da banche centrali straniere. Inoltre dall’estero sono stati acquistati 22 miliardi di “agengy bonds”, ovvero le obbligazioni emesse dai giganti del mercato ipotecario secondario Fannie Mae e Freddie Mac. Le azioni USA acquistate all’estero hanno toccato un minimo (3,8 miliardi) e le obbligazioni delle imprese americane acquistate all’estero sono semplicemente crollate passando dai 43,9 miliardi di settembre ai 19,2 miliardi di ottobre. Un fattore che ha provocato la riduzione dell’afflusso netto di capitali è il rapido aumento di azioni e obbligazioni che gli americani acquistano all’estero. Nei primi nove mesi dell’anno gli americani hanno acquistato azioni e obbligazioni all’estero per 51,9 miliardi di dollari, rispetto al totale di 36,2 miliardi acquistati in tutto il 2003 (cifre del Dipartimento del Tesoro USA). Queste cifre mostrano come gli investitori privati, sia negli USA sia all’estero, stiano già disinvestendo dal dollaro. Se nelle prossime settimane o mesi si assisterà ad un crescente disimpegno di investitori istituzionali (le banche centrali) nei confronti dei titoli americani, il tracollo completo del dollaro portebbe scatenarsi immediatamente.


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