martedì 18 Giugno 2024

Rottura tra Fini e Berlusconi

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Scontro in Consiglio dei ministri sul decreto “salva-Alitalia” .E il premier accusa Follini: “Ho perso le elezioni per colpa vostra”. Intanto Fini: “Mi dimetto da vicepremier”

di BARBARA JERKOV









ROMA – Berlusconi contro Follini. Fini e Buttiglione contro Tremonti. E Berlusconi contro Fini. Ovvero tutti contro tutti, opera in due atti e un’appendice, andata in scena ieri fra Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Grazioli.

Prologo. Ormai è chiaro. Il premier non ha alcuna intenzione di sottrarre deleghe al superministro dell’Economia, ed è assolutamente deciso a limitare il rimpasto di governo allo stretto indispensabile. Niente crisi, niente Berlusconi bis. Niente.

Atto primo, dunque, Palazzo Grazioli all’ora di colazione. “Guarda che in fondo se le elezioni sono andate come sono andate”, sospira il Cavaliere guardando dritto negli occhi Follini, “è colpa tua che non mi hai permesso di abolire la par condicio. I comunisti non hanno mai cambiato pelle, sono dei professionisti, cosa credi? So per certo che ci hanno annullato migliaia di schede, i nostri sono solo dei dilettanti, basta un niente a farli fessi…”.

No, non è andato bene per niente il pranzo voluto da Berlusconi per normalizzare i rapporti con il segretario centrista. “Incomunicabilità totale”, riassume chi ha parlato a sera con Follini. Già le premesse: il leader centrista le elezioni le ha vinte, Berlusconi le ha perse. Non proprio l’ideale per ben predisporre il padrone di casa. Tanto più che Follini si fa precedere dall’annuncio di aver scelto Strasburgo. Lascerà Montecitorio per fare l’eurodeputato. Inutile cioè provare a risolvere la partita politica offrendogli poltrone ministeriali.

Berlusconi capisce subito che non è proprio il caso di insistere. I toni a tavola restano sempra formalmente civili, i contenuti dell’ora e mezzo scarsa di colloquio, però, confermano una distanza francamente difficile da colmare. “Se ho perso le elezioni è anche colpa tua”, Berlusconi accusa Follini. Follini ribadisce le sue ragioni. Soprattutto, insiste per riportare la conversazione dalle recriminazioni sul passato, al futuro del centrodestra.

“Devi renderti conto”, dice il segretario dell’Udc, “che questo momento può essere prezioso per rimotivare gli animi della maggioranza, ci vuole un cambio di passo profondo. Se invece pensi sul serio di risolvere tutto giocando al ribasso, con una riverniciata alla facciata della maggioranza, sprechi un’occasione irripetibile, e io non intendo seguirti”. Le parole “crisi di governo” o “appoggio esterno” non sembra siano mai state pronunciate.

Ma fra i centristi sono tanti in queste ore a mettere lo show down esplicitamente nel conto. Rientrando in via Due Macelli, Follini telefona a Fini. L’asse di ferro fra i due alleati non è mai venuto meno, tanto più adesso. “Ormai è evidente che Silvio ha una concezione di collegialità che non è la nostra”, rivelerà più tardi ai suoi il vicepremier, “non intende spacchettare le deleghe di Tremonti. Al massimo il Mezzogiorno, ma sia Marco sia io siamo d’accordo che non è questo il punto. Stavolta, o si fa sul serio o non se ne fa niente”. Lo show down, appunto.

Il secondo atto della giornata va in scena a Palazzo Chigi. Si riunisce il primo Consiglio dei ministri del dopo voto. La tensione è tanta: ci sono i ballottaggi di domenica, la Lega che va per conto suo, il rischio concretissimo di perdere, dopo le europee, pure la provincia di Milano.

Quando arriva Tremonti presentando ai colleghi fuori sacco il decreto salva-Alitalia, Buttiglione salta su. “Ma come? Così, senza preavviso?”, sbotta. “E adesso che figura ci facciamo con Bruxel

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