giovedì 22 Febbraio 2024

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Questione culturale: non tutto il giacobinismo vien per nuocere

Non siamo criminali, siamo operai che muoiono”: il grido arriva dall’Assemblea generale dei lavoratori della Continental di Clairoix, nel cuore del nord industriale e brumoso della Francia. La fabbrica di pneumatici chiuderà, 1.200 dipendenti a casa: la falce della crisi economica. Ma questa volta gli operai non intendono appendere le tute al chiodo senza un fiato. Hanno preso bastoni, spranghe, hanno chiuso i pugni e hanno cominciato a rompere, ad attaccare. Hanno distrutto la sotto-prefettura di Compiègne, per dire no alla decisione del tribunale che ha respinto il loro ricorso amministrativo contro la decisione di chiusura della direzione. Poi hanno distrutto l’ingresso della loro fabbrica, quella che gli aveva promesso che non avrebbe chiuso, la stessa che meno di due anni aveva accettato firmato un accordo con i sindacati che prevedeva più ore di lavoro e un aumento dei salari. Hanno bruciato, buttato computer dalle finestre. “Hanno parlato di vetri rotti, e le nostre vite distrutte che sono, niente?” gridavano davanti alle telecamere. Per il governo è “una violenza inammissibile che verrà punita”, per gli analisti, “la prima jacquerie del Duemila” o un “ritorno del luddismo”, una di quelle insurrezioni popolari che scandiscono la storia di Francia, per i lavoratori invece, “è proprio niente, rispetto a migliaia di famiglie che verranno distrutte”.
Il contagio sociale è ormai in atto. Da Continental, a Molet a Caterpillar, e poi alla LST Electronique nella Loira o alla Valeo a La Suze, i lavoratori sequestrano i manager, rinchiudono i loro direttori, presidiano le fabbriche, picchettano. Con la benedizione dei sindacati, presi alla sprovvista da una base ormai incontrollabile. L’assalto agli uffici pubblici di Compiègne da parte di lavoratori armati soprattutto della loro disperazione ha guadagnato l’apertura di tutti i telegiornali e imbarazzato la classe politica. Se il premier François Fillon ha condannato azioni “inaccettabili e scioccanti” che “possono mettere in pericolo l’intera economia francese” ha però subito bilanciato la reazione del governo stigmatizzando i “dirigenti che si autogratificano con remunerazioni più che confortevoli a dispetto della crisi”. Ancora ieri, due dirigenti dell’americana Molex sono stati rilasciati dopo un sequestro di 24 ore contro l’annunciata chiusura della fabbrica. E la Francia delle rivolte e dei diritti umani capisce: soltanto il 7 per cento della popolazione condanna apertamente queste azioni. Se il tribunale di Compiègne ha assicurato ieri che le identificazioni dei casseurs della sottoprefettura erano in corso, il portavoce del governo Luc Chtael ha proposto per il 29 aprile una riunione al ministero delle Finanze tra Stato, direzione delle Continental e sindacati. “Riunione o no, la decisione è presa, Continental chiude” commentava ieri Xavier Mathieu delegato della Cgt. Oggi sarà ad Hannvoer a manifestare con i colleghi tedeschi: “in ogni modo, la nostra fabbrica è morta”.

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