martedì 27 Febbraio 2024

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Per interessi in atti d’ufficio, la Curia contro il governo e soprattutto contro il buon senso

Città del Vaticano. Il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti, l’arcivescovo Agostino Marchetto, ha affermato ieri che la decisione di respingere in Libia 227 immigrati, da parte del ministro dell’interno Roberto Maroni, rappresenta “una violazione delle norme internazionali sui diritti dei rifugiati”. Il prelato ha inoltre rilevato che “anche alcune norme del pacchetto sicurezza del governo preludono a gravi difficoltà per la realizzazione dei diritti umani degli immigrati”. Ha aggiunto che “si può capire che gli attuali flussi misti complicano le cose anche per i governi, ma c’è bisogno di rendere operative le norme internazionali”. La Santa Sede, così, si è allineata con le Nazioni Unite e, per rafforzare la sua posizione, ha fatto intervistare dalla Radio Vaticana Laura Boldrini dell’Alto Commissariato Onu, la quale ha rilevato che la decisione del governo italiano è “contraria al principio fondamentale del Diritto internazionale dei rifugiati e della stessa Convenzione di Ginevra del 1951, cioè il principio di non respingimento”. Ed ha spiegato, in base alla citata normativa, che “persone bisognose di protezione e, quindi, richiedenti asilo e rifugiati non possono essere rimandati indietro, in Paesi dove la loro vita o la loro libertà sarebbero in pericolo”. Nel riconoscere che l’Italia in questi anni è riuscita ad avere “una gestione responsabile di questi flussi”, ora sta seguendo “un modello che non rispetta il principio di non respingimento, che è valido anche nelle acque internazionali e non è ristretto alla sola zona delle acque naziionali”. Una linea che la stessa Conferenza episcopale italiana, in sintonia con l’Onu, ha fatto propria la come ha confermato il suo presidente, cardinale Angelo Bagnasco. E, su questa posizione si sono espresse varie associazioni e organizzazioni cattoliche, dalla Caritas all’Azione cattolica, dalla Comunità di S. Egidio ai Focolarini, all’Opus Dei e così via.

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