giovedì 22 Febbraio 2024

Sequestri all’italiana

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Non esistono più gli operai di una volta

I ‘manager sequestrati’ dagli operai alla Alstom di Colleferro assicurano: “Non siamo stati sequestrati, siamo qui da stamattina impegnati in riunioni”; polizia e carabinieri confermano: nessun sequestro, tutto tranquillo; sindaco e sindacati idem: solo una protesta contro rischio chiusura fabbrica; e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi non solo smentisce il sequestro, ma punta il dito: drammatizzazione mediatica. Quindi, sembra proprio che alla Alstom di Colleferro, uno degli stabilimenti della multinazionale francese specializzata nella costrizione di convogli ferroviari che conta sedi in oltre 60 Paesi, di cui 8 in Italia, gli operai non abbiano messo in pratica la tattica francese ‘sequestro manager’, ma una tranquilla e civile protesta all’italiana; 80 di loro si sono riuniti in sit-in mentre dentro i manager discutevano. La voce del sequestro di tre manager si era diffusa in tarda mattinata: gli ostaggi due italiani ed un francese, Riccardo Pierobon dell’ufficio comunicazione di Milano della Alstom, Bruno Juillemet, vice-presidente delle risorse umane, Francesca Cortella, direttore personale di Milano, a cui da mezzogiorno gli operai avrebbero impedito di uscire dallo stabilimento. I tre si sono in effetti recati oggi alla fabbrica di Colleferro, sono arrivati, hanno annunciato il rischio chiusura, e gli operai hanno iniziato la protesta. In effetti fino a tarda serata gli operai sono rimasti in sit-in, circa 80, nel piazzale davanti alla direzione, ed in effetti i tre manager fino a tarda serata sono rimasti dentro. Ma niente sequestro, solo riunioni. Il primo a smentirlo è il sindaco di Colleferro Mario Cacciotti, che si è precipitato alla Alstom: “Nessuno è stato sequestrato, nessun manager è ostaggio degli operai, e a nessuno è impedito di uscire”. Poi a dirlo, “Non siamo stati sequestrati”, è proprio la voce, pacata al telefono, di uno dei tre manager, Riccardo Pierobon dell’ufficio comunicazione di Milano della Alstom. Sono arrivati i carabinieri, racconta ancora il manager, e “noi li abbiamo rassicurati”. E infatti anche i carabinieri confermano: “Nessun tipo di sequestro, solo una manifestazione di lavoratori”. Anche i sindacati, abbandonati i toni duri, assicurano: “Non è un sequestro di persona, cosa che non condivideremmo, alla Alstom di Colleferro c’è un problema alto di tensione sociale a fronte delle previsioni di chiusura entro 9 mesi del sito”. E perfino il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi interviene: “Nessun rapimento dei tre manager della Alstom da parte degli operai di Colleferro ma solo un tentativo di drammatizzazione mediatica. La circolazione da e per la fabbrica è infatti libera”, precisa in una nota il ministro. Alla Alstom, 300 operai fino a due anni fa, 146 oggi, la preoccupazione si chiama rischio di chiusura. Al momento ci sono già in cassa integrazione ordinaria 40 persone, ancora “nessun passo formale verso la chiusura”, spiega la dirigenza, e “si cercano soluzioni”. Tra le ipotesi c’è quella di trasformare il sito in un polo manutentivo, in collaborazione con la regione Lazio e il comune, per questo l’incontro con Tibaldi. E in extremis “siamo disposti – dice Pierobon – se i problemi perdurano, al trasferimento di tutti i lavoratori in altre sedi Alstom, dove c’è lavoro, in Italia, ma anche in Francia”.

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