martedì 27 Febbraio 2024

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Non finisce più la moria dei lavoratori

Tre operai sono morti intorno all’interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). I tre si trovavano in un ambiente chiuso che si sarebbe saturato di esalazioni tossiche.
Le vittime. L’incidente è avvenuto in un impianto di desolforazione (Nh51) e i tre operai, sarebbero morti per intossicazione da azoto, che è letale in pochi minuti. Tutti e tre erano dipendenti della ditta esterna Comesa arl, e vivevano a Villa San Pietro (Cagliari). Daniele Melis, di 26 anni, Luigi Solinas, di 27, e Bruno Muntoni, di 52. Quest’ultimo era sposato e padre di tre figli.
Salvo quarto operaio della squadra. La squadra impegnata nei lavori di manuntenzione dell’impianto di desolforazione era composta da quattro operai. Si tratta di un’enorme cisterna capace di contenere fino a 100 mila litri di gasolio in lavorazione. Secondo le norme di sicurezza, due operai devono restare all’esterno mentre gli altri procedono materialmente con l’intervento. Una prima ricostruzione dell’incidente è stata fornita dai colleghi di lavoro delle vittime, che stazionano davanti ai cancelli della Saras. Un primo operaio si sarebbe sentito male intorno alle 13.30, il secondo avrebbe chiesto aiuto ai due rimasti all’esterno: tutti sarebbero quindi entrati nella cisterna, ma solo uno ne è uscito vivo. Gli altri tre sono stati stroncati dalle esalazioni tossiche sprigionatesi dai residui delle lavorazioni. Prima delle 14 è scattato l’allarme in tutta la raffineria: i dipendenti sono stati invitati a mettere in sicurezza gli impianti e ad abbandonare lo stabilimento.
Momenti di tensione. Intorno alle 16, un gruppo di lavoratori delle società di appalto, quasi tutti con contratto a tempo determinato, se la sono presa con i dipendenti diretti della Saras, accusati di essere dei “previlegiati”perchè possono contare su maggiori garanzie di sicurezza. «Rischiamo la vita tutti i giorni per 900 euro al mese – attacca un operaio di una ditta appaltatrice – Facciamo turni massacranti e senza riposi». «È una brutta giornata per tutti noi – aggiunge un altro lavoratore – Morire con gli strumenti di sicurezza che ci sono ora a disposizione è inaccettabile, non si può morire così».
L’appalto. La Comesa, gruppo costituito nel 1998 dalla confluenza tra la Sarcomi spa e la Comes srl, conta circa 170 dipendenti e opera nel settore di carpenteria metallica e manutenzione di impianti industriali.
Il cordoglio di Napolitano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è messo in contatto con il prefetto di Cagliari per avere ragguagli sulla dinamica del grave infortunio. Il capo dello Stato ha pregato il prefetto di esprimere ai familiari delle vittime la sua vicinanza è il suo cordoglio a nome di tutto il Paese.
Cappellacci: «Una tragedia immane». È il primo commento del presidente della Regione Ugo Cappellacci, non appena è stato informato dei tre morti sul lavoro alla Saras. Il Governatore, che aveva da poco finito di presiedere la Giunta, era impegnato in una riunione che ha sospeso per recarsi subito a Sarroch.
Familiari: falla chiudere. «Falla chiudere, falli arrestare tutti». Così il parente di uno dei tre operai morti oggi alla Saras all’arrivo nello stabilimento del governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. L’uomo ha aspettato il passaggio del presidente della Regione all’ingresso per poi urlare tutta la sua rabbia.
L’azienda: tragico evento. La Saras ha diffuso una nota sull’incidente. «Con profondo dolore comunichiamo che oggi alle ore 13.50 presso la raffineria di Sarroch si è verificato un tragico evento che ha causato il decesso di tre dipendenti della ditta Comesa. Il tragico evento è avvenuto presso l’impianto Mhac1, fermo per manutenzione programmata». «Sul luogo dell’incidente sono intervenuti subito i medici dell’azienda i quali, nonostante i ripetuti tentativi di rianimazione, hanno potuto solo constatare il loro decesso – prosegue la nota dell’azienda -. Sono state immediatamente avvisate le autorità competenti e interrotte tutte le attività di manutenzione dello stabilimento. Il presidente, l’amministratore delegato e tutta la Direzione stanno seguendo la ricostruzione dei fatti unitamente agli inquirenti».

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