sabato 15 Giugno 2024

Sugli schermi diventano eroi

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Hollywood affronta per la prima volta l’ultimo conflitto in Iraq Harrison Ford generale nella battaglia di Falluja
Sarà sullo schermo l’ufficiale che guidò l’attacco Usa, Jim Mattis. Un nuovo Rambo per salvare la faccia ?

.jpg” border=”0″ align=”left” />NEW YORK I cadaveri carbonizzati di quattro civili americani vengono impiccati a un ponte sull’Eufrate, tra le grida selvagge di una folla impazzita che ha fatto scempio dei loro corpi, trascinandoli per le strade di Falluja. Il massacro che nel marzo scorso traumatizzò l’America, scatenando il primo assalto di marines contro la polveriera del triangolo sunnita, segnerà l’inizio di «No true Glory: The Battle for Falluja»: il film che la Universal Picture inizierà a girare all’inizio del prossimo anno.
A conferire autorevolezza a ciò che Hollywood definisce con orgoglio «il battesimo cinematografico dell’Iraq 2» è Indiana Jones in persona. Harrison Ford ha accettato di interpretare il ruolo del generale dei marines Jim Mattis. E’ l’uomo che ha guidato la prima divisione dei marines durante l’attacco Usa contro l’Iraq; l’artefice della filosofia secondo cui l’America deve conquistare i cuori della gente, per assicurarsi una vera vittoria sul campo.
La pellicola sarà forse una tirata anti-bellica e anti-Bush della Hollywood democratica in odore di vendetta? Niente affatto, sostiene la bibbia dello spettacolo «Variety», secondo la quale il film promette di raccontare la guerra «dal punto di vista dei soldati e dei politici americani», ignorando del tutto o quasi il massacro dei civili iracheni mostrato quotidianamente dai media arabi.
«The Battle for Falluja» è ispirato infatti all’omonimo libro di Francis «Bing» West: ex marine in Vietnam, ex vice ministro alla Difesa nell’amministrazione Reagan, oggi corrispondente di Guerra per Slate.com. West, autore di ben quattro libri di guerra, spiega così la filosofia del film: «Quando l’America ha bisogno di compiere un duro lavoro, chiama i marines: la macchina per uccidere più letale del mondo, ciò di cui ha bisogno il Paese in battaglia. I marines non perdono la loro umanità nel processo, né il loro sonno quando premono il grilletto».
Qualcuno ha fatto notare che questa visione manichea della guerra – americani buoni, ribelli iracheni cattivi – contraddice lo spirito pacifista ostentato da sempre dal 63enne Harrison Ford. Che, oltre a essere uno degli sponsor più generosi del partito democratico, ha sempre criticato il presidente George W. Bush e la sua «guerra ingiusta». «Sono molto turbato dalla piega che sta prendendo la politica estera americana» aveva detto l’attore nella sua ultima trasferta europea. In quell’occasione la star aveva provato addirittura a mettersi nei panni dei ribelli iracheni, spiegando che «noi americani dobbiamo fare qualcosa per alleviare le condizioni che hanno creato un Medio Oriente che ci odia».
Come farà Ford a conciliare queste sue idee con un film che promette un trionfalismo a stelle e strisce molto simile a quello esibito da I Berretti verdi , il film con John Wayne che nel 1968, sette anni prima della fine ufficiale della guerra, inaugurò la stagione delle pellicole sul Vietnam? Secondo gli addetti ai lavori, il vero problema che aspetta i produttori Michael Shamberg e Shacey Sher e il regista (il cui nome non si conosc

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