giovedì 22 Febbraio 2024

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Ahmadinejad pronto ad incontrare pubblicamente Obama

Il presidente iraniano ha annunciato di essere pronto a discutere pubblicamente con il presidente americano nell’ambito del negoziato con i paesi del gruppo 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna, Francia – più la Germania), pur ribadendo la legittimità e l’immodificabilità del programma nucleare di Teheran.

All’indomani della prima riunione del nuovo governo iraniano e a quasi tre mesi dai disordini seguiti alle accuse di brogli nelle elezioni del 12 giugno, il rieletto presidente iraniano si sente ormai abbastanza forte al potere da rispondere all’apertura al popolo iraniano rivolta dal presidente Obama dopo la sua elezione.

La reale legittimità di Ahmadinejad e il suo effettivo potere dopo la frattura all’intero della leadership sciita dopo le elezioni erano due degli ostacoli posti di fronte alla volontà di dialogo dell’Amministrazione Obama.

Il dialogo e l’eventuale riavvicinamento tra Stati Uniti e Iran da tempo tiene banco nelle cancellerie internazionali. Cercata o temuta, l’ipotesi potrebbe ridisegnare la mappa geopolitica del Medio Oriente e di conseguenza gli equilibri mondiali. Molti sono gli elementi che spingono i due paesi a collaborare: l’influenza di Teheran in Iran e Afghanistan che potrebbe far comodo a Washington, la fine delle sanzioni, soprattutto in campo petrolifero, che aiuterebbero l’economia iraniana, solo per fare due esempi tra i tanti possibili.

Molti però sono anche gli ostacoli. Trent’anni di odio e di propaganda interna non sono facili da dimenticare. Per troppo tempo i due paesi si sono considerati il rispettivo Satana. Molti poi sono i paesi che non vogliono un riavvicinamento, primi tra tutti Israele, Egitto e Arabia Saudita.

LimesOnline nel giugno del 2008 ha dato conto della volontà del presidente iraniano di dialogare con l’amministrazione americana – nonostante le sue continue provocazioni – attraverso un’intervista al direttore dell’American-Iranian Council.

L’ipotesi è stata poi colta dal presidente Obama dopo la sua elezione, soprattutto a causa dell’interesse ad avere l’appoggio di Teheran nella stabilizzazione di Iraq e Afghanistan.

I disordini a Teheran dopo le elezioni hanno però messo in difficoltà i tentativi di dialogo. In primo luogo per l’indebolimento della presidenza Ahmadinejad, in secondo luogo per la difficoltà di Obama a trattare con un leader che spegne con la violenza le manifestazioni di piazza.

Ma il tempo stringe e l’apertura di credito americana non era a tempo illimitato. Ecco quindi la risposta di Ahmadinejad. Ora il cerino passa a Obama.

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