lunedì 26 Febbraio 2024

Uccidere i civili non è reato

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specie se sono italiani

        Apprendiamo che la Cassazione ha deciso di accogliere il ricorso di Elena Bentivegna, figlia di due tra i più noti artefici della strage di Via Rasella del marzo ’44, che chiedeva di essere risarcita in seguito ad un articolo comparso sul quotidiano ‘Il Tempo’ nel quale si sosteneva che “la Cassazione da’ la patente di eroi ai massacratori di civili in via Rasella”. Ricorso indirizzato alla decisione della Corte d’Appello che nel maggio 2004 non aveva ritenuto diffamatorio l’epiteto utilizzato dal quotidiano ritenendolo “un legittimo giudizio storico negativo” che non trascendeva “in attacchi personali”. Quali le motivazioni di cui si è avvalsa oggi la III Sezione civile per annullare la sentenza del maggio 2004? Ebbene, una vorticosa piroetta dialettica secondo cui “l’uso del termine ‘massacratori’ in innegabile sinergia con la parola ‘civili’, con evidente inequivoco effetto di accostare l’atto di guerra compiuto dai partigiani all’eccidio di connazionali inermi assume senz’altro aspetti contenutistici né metaforici in punto di immediate evocazione non già di negativi giudizi storici, ma di vere e proprie affermazioni lesive della dignità e dell’onore dei destinatari”. Fortunatamente la lingua italiana continua a confortarci, nonostante i tentativi di imbarbarimento perpetrati a suo danno: stando a quanto ci suggerisce un qualsiasi dizionario definendo il termine massacro un sinonimo di “Strage, macello di molte persone, che non si difendono o che si difendono male (da www.etimo.it)”, non possiamo che ritenere l’attribuzione adatta a quanti attuarono l’esplosione che provocò il decesso di 32 militari in marcia di rientro in caserma e di tr e civili malcapitati, in un numero totale di 35 morti a causa dell’atto dinamitardo dei partigiani.

E’ bene ricordare, provocatoriamente, che i tre civili erano tutti italiani ed inermi; dunque, secondo i requisiti addotti dalla Corte di Cassazione quest’oggi (rileggasi, a tal proposito, la sopracitata motivazione) – a meno che non si ponga importanza al rischio di incappare in incongruenze – i crismi per poter considerare massacro quell’evento sembrerebbero esserci tutti. Evidentemente di diverso avviso la Magistratura italiana, che ha così perso occasione di vedersi emancipata da una soggezione verso la retorica resistenziale che prosegue incessante un suo percorso smaccatamente ideologico di lettura degli eventi storici. Dal canto nostro, continuiamo ad attenerci al significato racchiuso nelle parole: strage è sinonimo di massacro, ne consegue che chi perpetra un massacro è un massacratore.

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