lunedì 4 Marzo 2024

Udine: che pagliacciata!

Il chiasso assurdo dovuto al gesto di Maignan

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Quanto alla bolla mediatica venutasi a creare in seguito alla partita tra Udinese e Milan-tanto in voga da occupare più spazio di argomento che trovo francamente più importanti, come ad esempio: il conflitto sul fronte ucraìno, piuttosto che quello palestinese, o la situazione nel Mar rosso o gli altri svariati problemi che affliggono il nostro paese – si può chiaramente dire che è oltremodo assurda.
Durante la partita disputatasi domenica scorsa, vinta all’ultimo istante dalla compagine rossonera, parte della tifoseria friulana si è resa protagonista di cori razzisti, rivolti all’estremo difensore ospite; non fosse mai successo!
Tale gesto dei friulani ha smosso particolarmente gli animi e sembra aver colpito a fondo nel cuore di molte persone.

Ciò che però, ai più sfugge, è che lo stadio, più precisamente la curva (quel settore centralizzante il cuore del tifo di ogni città), è per tradizione un luogo, anzi, tende ad assumere caratteri tali per definirlo non luogo; all’interno del quale lo sfottò rivolto ad opposta fazione ed avversari è pane per i denti per una tifoseria.
Ancora, ciò che chi si sente particolarmente toccato non comprende, sta nel fatto che la tifoseria opera per il bene della sua squadra, quindi attraverso: cori, fomento o ciocchesia aiuta, o quantomeno tenta di portare alla vittoria la sua squadra; ciò passa in seconda analisi dalla destabilizzazione dell’avversario, sono dunque una serie di fattori volti a disturbarlo, in questo caso Maignan, portiere di colore a risentirne. L’insulto però, non è un un insulto razzista in quanto tale, perché vi vuole essere volontariamente razzista, quanto più un insulto volto a destabilizzare, e così è stato.
Per spiegare meglio, se in porta ci fosse stato un portiere, per fare un esempio, basso, l’insulto sarebbe stato certamente rivolto alla sua bassa statura. Ciò è la dimostrazione logica, che gli insulti rivolti agli avversari non mirano alla demonizzazione dell’essenza di esso stesso, quanto più esclusivamente alla sua destabilizzazione per una volontà maggiore, la vittoria della propria squadra. Non è il primo caso di fenomeno razzista all’interno di uno stadio, e c’è da starne certi, non sarà l’ultimo; certo è che però, in passato calciatori oggetti di razzismo, hanno semplicemente ignorato il fatto, andando avanti e stando al gioco.

Il gesto del portiere del Milan, invece è insignificante, anche perché, se avesse realmente voluto lanciare un messaggio schietto e preciso, che lo giustificasse, avrebbe dovuto quantomeno non rientrare in campo. Ciò sì, avrebbe almeno dimostrato la sua fermezza, invece ha fatto prontamente rientro nel terreno di gioco.
Contribuendo così, ad una strumentalizzazione di uno dei pochi apparati sociali (la curva) che mantiene ancora salda la sua purezza, ancora non intaccata dalla demogogia del pensiero unico e corretto!

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