martedì 16 Aprile 2024

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Frettolose e secche smentite delle autorità militari sul contagio di nostri soldati in Iraq. Anche i non contagiati avrebbero avuto la raccomandazione di non procreare nei prossimi tre anni. Le autorità smentirono anche per il Kossovo, poi i nostri soldati iniziarono a morire come mosche.

Al Celio di Roma non ci sono militari provenienti dall’Iraq reclusi all’oscuro dei familiari. Sarebbe sequestro di persona. Sentono tutti i giorni le proprie famiglie, non c’e’ alcuna situazione medica poco chiara”. A Cagliari per presentare uno studio geoambientale sul poligono interforze di Quirra, il sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu ha seccamente smentito le accuse di associazioni di militari e di loro familiari, rimbalzate sulla stampa, cheavevano denunciato la presenza nell’ospedale romano di soldati gravemente ammalati reduci da missioni in Iraq.
Cicu ha anche riferito di aver parlato con il generale Michele Donvito, al quale, durante un’audizione del 29 giugno
scorso davanti alla commissione difesa della Camera, era stata attribuita la raccomandazione ai militari che operano in zone di possibile inquinamento da uranio impoverito di non mettere al mondo figli per almeno tre anni. “Mi ha detto di non aver mai rilasciato dichiarazioni simili”, ha dichiarato il sottosegretario, “e di aver insistito invece sui necessari
accorgimenti che i militari devono prendere quando operano in zone pericolose sotto ogni punto di vista, non solo per
l’eventuale presenza di uranio impoverito”.

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