lunedì 4 Marzo 2024

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L’Aquila: parte il circo: global, no global, alter global. Avanti i nani, le ballerine e le foche

L’Aquila: inizia il circo.

Si chiama G8 e, come al solito, anzi più del solito,non serve .

Siamo abituati da tempo alle messe in scena dei «big della terra » che s’incontrano per fingere di decidere su grandi linee quanto già è stato statuito, invece, dai poteri forti, dai vertici finanziari e multinazionali e, in seconda battuta, affinato e definito in centri nervosi mondiali come l’Fmi e il Wto.

Stavolta però ci sarà ancor più fumo negli occhi perché la « crisi » internazionale volge verso traguardi non tutti compatibili tra loro, quali il balzo in avanti della Cina, la crescita dell’Asia, il ruolo ambiguo e parzialmente declinante degli Usa che vogliono comunque mantenere la leadership, il ruolo della Russia a cavallo tra la spartizione e la contesa. In questa situazione l’Europa e l’Euro hanno un’importanza al contempo capitale e irrisoria, mentre nella stessa Europa varie linee divergono.

Difficile trovare un accordo reale e men che meno duraturo.

L’unica cosa certa è che pagheranno, comunque, la crisi i popoli politicamente e militarmente più deboli e le fasce di popolazione più indifese, anche quelle produttive.

Il G8, nell’impasse della spartizione globale che vede tutti contro tutti e al tempo stesso tutti insieme a tutti, non inciderà su nulla e sarà solo un teatro con fuochi pirotecnici.

Di questo potrà anche ringraziare gli ex no global, o alter global, che si sperticano in isteriche manifestazioni di clownismo collettivo, nel nome di un « antagonismo » talmente astratto, insipido, inefficace e insignificante che non stonerebbe nel repertorio delle destre terminali, cui le sinistre estreme assomigliano sempre di più.

Mobilitazioni affannose, prove generali di rivoluzioni simulate, in una sorta di vetrina sul marciapiede: questo è in qualche modo intendere l’opposizione radicale nel ruolo delle puttane di Amsterdam. Il tutto solo per condurre in prigione giovani lanciati allo sbaraglio a combattere contro la luna, per godere di riflesso dello spettacolo dei governanti: il basso del circo. Un basso che serve eccome al circo per mettere in luce il suo alto e far credere che esista la necessità di tenerlo al riparo da minacce interne ed esterne. Un vero peccato che chi vorrebbe farsi continuatore di istanze sociali, popolari e persino rivoluzionarie si riduca così, a fare la comparsa grugnante di una farsa inoffensiva. Posto che riesca almeno in questo e non fallisca pure nelle comparsate…

But the show must go on; and it needs you my friends!

 

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