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Se non ci fosse Al Qaeda… PDF Stampa E-mail
Scritto da Le Monde Diplomatique   
Mercoledì 29 Settembre 2004 01:00

Ma guarda un po’: Al Qaeda compare anche in Africa, costringendo gli USA ad intervenire massicciamente nel continente nero “guarda caso” pieno zeppo di materie prime fondamentali. Anche gli africani, ora, possono essere coinvolti in una “guerra al terrorismo” incredibilmente inefficace contro i terroristi ma utilissima per continuare la politica di rapina globale degli USA.




Il 23-24 marzo 2004 i capi di stato maggiore di otto paesi africani (Ciad, Mali, Mauritania, Marocco, Niger, Senegal e Tunisia) hanno partecipato per la prima volta a una riunione svoltasi con discrezione presso la sede del comando europeo dell'esercito americano (Us-Eucom) a Stoccarda. Presentato come un'iniziativa «senza precedenti», l'incontro, i cui lavori sono rimasti segreti, aveva come tema la «cooperazione militare nella lotta globale contro il terrorismo»; riguardava il Sahel, zona cuscinetto tra il Maghreb e l'Africa nera, tra le zone petrolifere del nord e quelle del golfo di Guinea.
Nel giro di pochi anni l'interesse politico e militare degli Stati uniti per l'Africa si è ravvivato notevolmente, come dimostrano la visita del segretario di stato Colin Powell in Gabon e Angola nel settembre 2002 (un'ora in ogni paese, il tempo di ribadire la sua presenza), il viaggio del presidente George W. Bush in Senegal, Nigeria, Botswana, Uganda e Sudafrica nel luglio 2003, e la tournée del generale Charles F. Wald, comandante aggiunto dell'Eucom, in dieci paesi (Ghana, Algeria, Nigeria, Angola, Sudafrica, Namibia, Gabon, Sao Tomé, Niger e Tunisia), due settimane prima dell'incontro di Stoccarda.
Più significativa è invece la partecipazione indiretta di Washington, nel mese di marzo 2004, a un'operazione militare condotta da quattro paesi del Sahel (Mali, Ciad, Niger e Algeria) contro il Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Gspc). Il «numero 2» dell'organizzazione, Ammari Saifi, noto con il soprannome di «Abderrazak il parà», sarebbe stato arrestato in Ciad nel mese di maggio (1). E, in giugno, l'esercito algerino ha annunciato di aver abbattuto Nabil Sahraoui, principale dirigente del gruppo. Il Gspc, come peraltro il Gia, figura sulla lista americana delle organizzazioni terroriste ed è sospettato da Washington di mantenere legami con al Qaeda. Si è fatto conoscere con il rapimento di trentadue turisti nel Sahara algerino, all'inizio del 2003. L'operazione era una prima assoluta in Africa e confermava la stretta collaborazione degli Stati uniti con l'Algeria.
Fin dal gennaio 2004, l'esercito americano ha dispiegato mezzi cospicui per sostenere la lotta delle truppe locali contro il Gspc. L'aiuto è stato organizzato nell'ambito del programma di assistenza militare Pan Sahel Initiative (Psi), operativo a partire dal novembre 2003, con uno stanziamento di 6,5 milioni di dollari per il 2004. Il programma punta ad aiutare Mali, Ciad, Niger e Mauritania a combattere «il contrabbando, la criminalità internazionale e i movimenti terroristi».
Circa 250 tonnellate di materiali di vario genere e 350 soldati sono stati inviati nella regione con un ponte aereo di due settimane, partendo dalla base aerea di Rota in Spagna. Una volta inviati le truppe e i materiali, i mezzi aerei di protezione sono stati messi a dis

 
Dal comunismo al turbo capitalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Panorama   
Mercoledì 29 Settembre 2004 01:00

Storie di immigrati cinesi che si stanno rapidamente uniformando all’evoluzione obbligata dei sistemi marxisti: il capitalismo più avanzato

Ormai la Cina cambia di nuovo pelle,passata velocemente dall’”impero celeste” al comunismo, apre la via ad una società industriale con uno sviluppo verticale. Ex contadini che diventano imprenditori affermati,proprietari di piccole industrie e aperti al commercio internazionale. Sull’evoluzione dell’Oriente le parole di Evola furono profetiche come sempre.
A 20 anni Shengde Sun era un contadino povero in una comune rurale nella regione del Zhejiang, a sud di Shanghai. A 30, sbarcato in Italia, lavorava come cuoco in un ristorante cinese di Biella, oppresso dal freddo e dalla nebbia. Oggi, alla vigilia dei 50 anni, Sun è un ricco e rispettato imprenditore. Dai suoi uffici con grandi finestre sulla romana piazza Vittorio, cuore dell'Esquilino, il rione considerato la Chinatown della capitale, controlla un'impresa di import-export di abbigliamento, un'agenzia di servizi che impiega notai, avvocati e commercialisti italiani, quattro ristoranti. In più ha interessi nell'immobiliare ed è socio, in Cina, di una fabbrica con 4 mila operai che visita, accompagnato dal suo stilista, almeno una volta al mese. Ride: «Io sono operaio. Grande lavoratore. Non come voi italiani: sabato vacanza, domenica vado fuori.... Io lavoro sempre. Così sono cresciuto a poco a poco. Non come una bomba».
Immagine curiosa: proprio di esplosione dell'imprenditoria cinese in Italia cominciano a parlare alcuni osservatori. Come la Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese. In tre anni, tra il 2000 e il 2003, ha segnalato, il numero delle imprese cinesi è aumentato del 68,6 per cento. Concorda l'ufficio studi della Camera di commercio di Milano, indicando un'espansione verso sud: «È febbre gialla: a Napoli si passa da 60 imprese nel 2000 a 549 nel 2004, a Lecce da 9 a 111, a Reggio Calabria da 1 a 97». Oggi gli immigrati dalla Cina figurano al terzo posto nella classifica degli imprenditori extracomunitari in Italia, dopo svizzeri e marocchini. Mentre sono solo quinti nelle statistiche generali dell'immigrazione.
Su 97.757 cinesi registrati ufficialmente in Italia (dati Caritas), 24.961, uno su quattro, ha un'attività in proprio. E non solo ristoranti o laboratori d'abbigliamento o borsette in cui si lavora 16 ore al giorno, con i vetri oscurati, spesso impiegando clandestini e, a volte, anche bambini. «Da alcuni anni nuove professioni caratterizzano i cinesi in Italia» ha scritto, in un saggio sulla rivista Aspenia, Antonella Ceccagno, docente di lingua e letteratura cinese all'Università di Bologna. «Questo, insieme con lo sviluppo sorprendente delle attività più tradizionali, indica quanto la comunità italiana degli xin yimin (i migranti) sia ormai variegata, stratificata e sia entrata in una fase di maturità dinamica».
A Milano Cinzia Hu, 33 anni, laurea in economia alla Bocconi, ha aperto uno studio di commercialista che impiega due ragionieri italiani e tre cinesi e ha clientela mista. Racconta: «Sono arrivata dalla Cina a 11 anni. Ho imparato l'italiano prima dei miei genitori e ho fatto l'interprete per loro. Ho frequentato ragioneria, poi l'università, sempre lavorando nel ristorante dei miei. Un giorno ne ho aperto uno». Ma Cinzia Hu continuava a fare i conti per i parenti e l'interprete per gli amici nell'acquisto di case e negozi. Tutto gratis. Finché suo marito, Marco Ji, le ha suggerito di farsi pagare ed è nato lo studio. Spiega Luigi Sun, 50 anni, portavoce della comunità cinese di Milano, la più antica d'Italia: «I nostri migranti vogliono una sola cosa: mettersi in proprio».
A Milano come a Napoli. Ecco la storia di Zuogan Jiang, 33 anni, sposato con una connazionale, due figli, proprietario di un'azienda con 15 operai a Terzigno, nell'entroterra vesuviano: «In Cina facevo l'insegnante. Sono ven
 
Sia benedetto il governo fantoccio PDF Stampa E-mail
Scritto da AsiaNews   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Il Vaticano invita la comunità internazionale ad aiutare il governo del pupazzo filo-americano Allawi per “dire ‘basta’ al terrorismo”. Come se il finto governo “democratico” fosse un freno al terrorismo. Come se Allawi non fosse stato tirato in ballo in alcuni dei rapimenti più controversi. Come se fare dell’Iraq un protettorato americano aiutasse a pacificare l’area.

Città del Vaticano - Autobombe e decapitazioni ed in genere una
situazione di violenza che pare senza sbocchi hanno spinto il Vaticano a
prendere posizione in modo finora inusuale a favore del governo Allawi.
"Forse il giudizio della storia sull'intervento in Iraq sarà severo. Però
va considerato un fatto: questo figlio è nato. Sarà anche illegittimo, ma
ora c'è e ora bisogna educarlo ed allevarlo". La frase del cardinale
segretario di Stato, Angelo Sodano, apparsa in un'intervista data alla
Stampa dalla sede delle Nazioni Unite, è apparsa contemporaneamente ad una
presa di posizione dell'Osservatore romano e ad un'altra intervista dello
stesso segretario di Stato alla Radiovaticana. Una contemporaneità che
difficilmente può essere casuale e che dovrebbe trovare la sua ragion
d'essere proprio nelle affermazioni del giornale vaticano, che di fronte
al dilagare della violenza che distrugge prima di tutto il popolo iracheno
"non è il momento di dietrologie, dei 'se' e dei 'ma'. L'attuale
situazione
dell'Iraq richiede uno sforzo da parte di tutta la comunità
internazionale".

"Di fronte allo 'sconvolgente dilagare del terrorismo' - scrive oggi il
quotidiano - è urgente individuare strumenti efficaci che facciano da
argine alle violenze. È ora di dire 'basta' al ricatto; alla scellerata
sequela di ultimatum e di decapitazioni; di attentati e di ritorsioni".

Una situazione di instabilità a favore della quale la Santa Sede sembra
vedere quanto meno l'interesse dei Paesi vicini. "I terroristi - ha detto
infatti il card. Sodano - sanno che se una democrazia prendesse piede a
Baghdad metterebbe in difficoltà i Paesi vicini, come l'Iran e l'Arabia
Saudita, dove ancora si va in prigione per il possesso di un crocefisso".

Di qui la scelta della Santa Sede di sostenere il governo Allawi, che
trova
conferma in una anticipazione data dallo stesso card. Sodano: il Vaticano
accoglierà un ambasciatore di quel governo. "Ora bisogna aiutare il
governo
Allawi", ha detto Sodano. "L'attuale situazione dell'Iraq - si legge
sull'Osservatore romano - richiede

 
La nuova Pearl Harbour PDF Stampa E-mail
Scritto da www.aljazira.it   
Domenica 26 Settembre 2004 01:00

Sono sempre più i saggi documentati che mettono in dubbio la versione ufficiale sull’undici settembre. Complottismo? Che bisogno ce ne sarebbe quando già nel 2000 i neoconservatori stessi auspicavano l’accadimento di un “evento catastrofico e catalizzante, quale ad esempio una nuova Pearl Harbour” per rilanciare la politica di dominio USA?

Dopotreanni, qualcosa è cambiato nella ricezione tributata dall'opinione pubblica mondiale alle teorie alternative sull'11 settembre. Il grande successo di alcune indagini indipendenti e l'istituzione di una commissione d'inchiesta da parte del Congresso americano - commissione di fronte alla quale recentemente né George W. Bush né Condoleezza Rice hanno potuto negare l'esistenza di chiari segnali precedenti all'11 settembre - sono le cause prime di questo mutamento: l'idea che "qualcosa non vada" nella ricostruzione ufficiale dell'amministrazione americana è ormai di pubblico dominio.

Il successo di "11 settembre, la nuova Pearl Harbour" di David Ray Griffin - che negli Stati Uniti ha avuto tre edizioni in un mese, ingresso nella top ten di amazon.com e che in Inghilterra è stato prefatto nientemeno che da Michael Meacher, ex ministro della Corona -è il risultato piùpalesedi questo mutamento. Non è scritto da un polemista di professione, bensì dal condirettore del Center for Process Studies che, partendo da una posizione di assoluto scetticismo sulle cosiddette "teorie del complotto", ne vaglia le principali e giunge a trovare in alcune di esse elementi indubitabilmente probanti.

Personalmente, al pari di Griffin, sono poco propenso ad avvalare le teorie del complotto. Non ho mai creduto per esempioa quelleche attribuivano ad Israele tutti i mali del mondo arabo.Però, come dice Griffin "Sembra ampiamente diffusa la convinzione che si possa rigettare a priori un'accusa una volta stabilito che essa rientri nell'ambito delle "teorie di complotto". Dichiarare di ripudiarle sembra quasi un requisito indispensabile per essere ammessi nel forum della discussione pubblica. Qual è la logica sottesa a questo convincimento? Non può essere il rifiuto letterale della pura e semplice idea che esistano delle macchinazioni. La accettiamo ad esempio ogni qualvolta crediamo che due o più persone abbiano preso accordi in segreto per raggiungere uno scopo illecito come rapinare una banca, frodare la clientela o alterare i prezzi. Saremmo più onesti, quindi, se seguissimo quanto affermato da Michael Moore: "Personalmente, non sono uno che vede complotti ovunque, a meno che non siano palesemente evidenti".

Nonvoglio soffermarmi sugli avvertimenti pre-11 settembre che sono stati ignorati, le indagini pima e dopo che sono state ostacolate, o sulle domande rimaste tuttora senza risposta su quella tragica giornata, tutti argomenti trattati nei minimi dettagli da Griffin. E come lui, non credo necessariamente in una pianificazione attiva da parte dell'amministrazione americana negli eventi drammatici di quel giorno. Ma mi chiedo - dopo aver letto il libro - se non ci fosse stato in qualche modo, una specie di "partecipazione passiva" ovvero una specie di "lasciar accadere" che è comunque un' accusa molto grave, considerato il numero elevato di vittime. Per questo, in questa sede, vorrei almeno soffermarmi sul titolo dell'opera: "11 settembre, la nuova Pearl Harbour".

Si sa che a costringere gli Stati Uniti ad intervenire nella Seconda Guerra Mondiale era l'attacco giapponese a Pearl Harbour. La guerra contro il Giappone ha obbligato gli Stati Uniti - in virtù del patto dell'Asse

 
Una tragedia della società multietnica PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter   
Sabato 25 Settembre 2004 01:00

Un lavoratore marocchino, in Italia da quasi quindici anni, ha ucciso di botte l’unica figlia femmina che non riusciva a vivere secondo i costumi dell’altra sponda del Mediterraneo.

Un marocchino di cinquantasei anni, residente in Italia da una quindicina, ha ucciso a botte l’unica figlia femmina. Lo sradicamento della famiglia aveva creato una lacerazione ed un’impossibilità di capirsi. Per l’uomo l’Italia è probabilmente una jungla di perdizione e la figlia avrebbe dovuto invece crescere secondo i costumi lasciati in Marocco. Per la giovane, praticamente nata in Italia, l’adolescenza è stata presumibilmente un dramma, un’oscillazione difficile tra due dimensioni mai assunte pienamente, una schizofrenia.

È il caso di intere generazioni di figli d’immigrati, condannati allo sradicamento e all’infelicità.

Sono altre centinaia di migliaiaoggi le anaologhe vittime del sistema dominante, quello del Crimine Organizzato, fondato sull’antifascismo, che ha come pilastri il narcotraffico, l’ipnosi mediatica, lo spettacolo del terrore, lo sfruttamento di popoli e materie prime, il traffico di esseri umani. E come complici tutti i soloni di ogni colore. Primi tra tutti quelli politicamente corretto
 
Viva la pappa col pomodoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Da Londra arriva l’ennesima conferma che la dieta mediterranea aiuta a vivere meglio. Nonostante ciò il “fascino” del pagliaccio colorato di McDonald’s penetra nelle abitudini alimentari degli italiani,sempre più impegnati con problemi di obesità. Ascoltiamo dunque Rita Pavone…

La dieta mediterranea aiuta a vivere piu' a lungo. Lo confermano due studi pubblicati dal Journal of the American Medical Association. Una ricerca dimostra che un regime alimentare controllato e basato sugli ingredienti della dieta mediterranea (frutta, vegetali, pesce e olio di oliva) abbassa del 23% il rischio di decesso negli ultra settantenni. Il secondo studio rivela che pazienti diabetici sottoposti a una dieta mediterranea hanno migliorato le loro condizioni generali di salute

 
Il cancro americano PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 24 Settembre 2004 01:00

Una nuova arma da guerre spaziali nelle mani americane: nei satelliti geostazionari. Quale che sia il livello di fondatezza della notizia, appare sempre più evidente quanto oppositori alla Gheddafi o alla Bin Laden siano solo fantocci manovrati dal Pentagono.

L’esercito americano avrebbe messo di recente in orbita dei satelliti militari ultrasegreti annunciati come «satelliti d’osservazione» che sarebbero, in realtà, delle armi utilizzate per assassinare i leaders politici o religiosi considerati “nemici degli Usa”. Questi satelliti geostazionari sono dotati di cannoni ad alta precisione che emettono delle onde altamente cancerogene. Possono essere diretti con una precisione impressionante (con approssimazione di un paio di metri) sui luoghi di residenza del nemico da eliminare. In pochi mesi costui morrà di tumore senza che nessuno possa sospettarne la vera causa.

 
Un’altra tangentopoli dei servizi segreti PDF Stampa E-mail
Scritto da agi   
Giovedì 23 Settembre 2004 01:00

Verrebbero ordinate via mail le armi per le varie Spectre (Al Qaeda, Jihad, Hamas) . Un sistema di arricchimento per i mediatori dei servizi segreti che controllano ed alimentano il terrorismo che, con il narcotraffico, rappresenta il collante del sistema multinazionale a gestione americana.

Orvieto, 23 set. - Un annuncio pubblicitario sulla vendita di armi, bombe e quanto necessario per un vera guerra, apparso su un sito Internet in lingua inglese (www.shadowerew.com) ora non piu' attivo, ha fatto scattare una indagine da parte della Polizia postale di Orvieto che sta ricostruendo la pista di alcune e-mail spedite dall'estero. Tra gli elementi inquietanti apparsi sul sito, oltre al contenuto di quanto in offerta (sembra anche plastico, impianti elettrici, sistemi di puntamento elettronico, missili terra-aria) anche una lista di "clienti" conosciuti nel mondo dove il terrorismo e' presente e dove si combatte, tra cui Al Qaeda, Al Jihad, Hamas ed altri. Il sito e' stato visionato da esperti dell'intelligence italiana per verificarne l'attendibilita' e per cercare di risalire al provider che ha depositato il nome dello stesso. L'indagine va avanti nel massimo riserbo; non si escludono sviluppi in modo particolare all'estero.

 
Più che Dio poté la tecnica PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 22 Settembre 2004 01:00

Per impedire ai fedeli di utilizzare i cellulari, nelle chiese messicane è stata introdotta una strumentazione che ostacola le sonerie. Produzione degli israeliani: non deicidi ma fratelli maggiori ?

CITTA' DEL MESSICO,22 SET- Alcuni preti messicani hanno installato strumenti che rendono inutilizzabili i cellulari nei luoghi di culto. Prodotti dall'azienda israeliana Netline Communications Technologies, gli apparecchi hanno le dimensioni di altoparlanti da collocare all'entrata e sull'altare delle chiese evitando i continui ed insopportabili squilli durante le messe.

 
Uno al cerchio, uno alla botte. PDF Stampa E-mail
Scritto da Repubblica.it   
Martedì 21 Settembre 2004 01:00

Kofi Annan invita gli USA a “rispettare la legalità internazionale” e li bacchetta per Abu Ghraib. Non dimentica, però, di raccomandare il “rispetto dei diritti umani” in tutto il mondo (citando in modo sospetto il Sudan), il che non significa altro che favorire quella globalizzazione forzata dei valori che è alla base dell’imperialismo “etico” statunitense. Malgrado qualche buona iniziativa, è evidente che l’ONU non riesce ad uscire dalla retorica occidentalista. Decisamente, questa non è la soluzione.

NEW YORK - "I governi rispettino la legalità sul fronte internazionale e quello interno dei diritti umani e dei diritti civili". Il monito di Kofi Annan risuona durante l'inaugurazione della cinquantanovesima assemblea generale delle Nazioni Unite, dopo che il segretario dell'Onu, la scorsa settimana aveva criticato come "illegale" l'invasione dell'Iraq. Parole a cui George W. Bush replica rivendicando la legittimità della guerra in Iraq ("abbiamo fatto rispettare le giuste richieste della comunità internazionale"), chiedendo ai Paesi dell'Onu di contribuire di più al superamento della crisi e definendo "spietati nemici" gli assassini di Eugene Armstrong, un ostaggio americano in Iraq.

La platea, composta da 64 capi di Stato, 25 capi di governo e 86 ministri degli Esteri, apre i lavori con una deroga al protocollo: prima del segretario generale dell'Onu prendono la parola dal podio i leader dei paesi dei Caraibi devastati dalla furia dell'uragano Jeanne. Poi tocca ad Annan che cita i luoghi dove "il dominio della legge è stato messo a rischio in varie parti del mondo": dal Darfur, in Sudan, all'Uganda; dal Medio Oriente a Beslan. Annan ricorda la tragedia della scuola in Ossezia, dove centinaia di bambini sono stati "massacrati brutalmente", ma invoca anche il rispetto dei diritti civili in Cecenia.

Infine l'Iraq, paese dei "civili massacrati a sangue freddo, dei lavoratori umanitari, dei giornalisti e altri non combattenti presi in ostaggio e messi a morte nel modo più barbaro", ma anche il paese che ha visto gli "ignominiosi abusi dei prigionieri di guerra" iracheni. "Nessuna causa, nessuna rivendicazione, per quanto legittima in sé, può giustificare questi atti" insiste Annan. Per il segretario dell'Onu il diritto internazionale viene "calpestato senza ritegno in tutto il mondo e gli abusi commessi nel carcere di Abu Ghraib ne sono un esempio". "Ancora una volta - continua Annan - vediamo calpestate le leggi fondamentali sul rispetto delle vite innocenti dei civili e soprattutto dei bambini". Bush però insiste. La risposta da dare al terrorismo
non è ritirarsi, ma vincere, dice il presidente degli Stati Uniti. "Il mondo ha bisogno di una nuova definizione di sicurezza". Infine la bacchettata finale: l'Onu faccia "di più" per la stabilizzazione dell'Iraq, perché "non vogliamo accettare che la democrazia sia un valore esclusivamente dell'Occidente" conclude il presidente americano.

(21 settembre 2004)

 
IL CENTRO WIESENTHAL SCEGLIE BERLUSCONI PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianna Pontecorboli   
Venerdì 17 Settembre 2004 01:00

Per la nota organizzazione sionista Berlusconi potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanità.

Il desiderio del rabbino Abraham Cooper, da quasi trent’anni braccio destro di Simon Wiesenthal al Simon Wiesenthal center di Los Angeles e’ molto semplice. Berlusconi, spiega, potrebbe essere il leader giusto per presentare tra pochi giorni all’Assemblea Generale dell’Onu una piccola risoluzione di tre paragrafi per dichiarare che le bombe suicide sono un crimine contro l’umanita’. ‘’Abbiamo bisogno’’, dice,’’ di un paese che prenda l’iniziativa per avviare il processo’’.
L’idea che il centro californiano persegue e’ nata alla fine dello scorso anno da un gruppo di accademici americani, Da dicembre , il Simon Wiesental, l’organizzazione ebraica nata per assicurare alla giustizia i criminali nazisti, ne ha fatto ufficialmente una delle sue battaglie.
‘’La nostra ragione e’ duplice’’,spiega il rabbino Cooper,’’ la prima e’ un segno di solidarieta’ da parte di tutti i paesi con l’affermazione che questo tipo di comportamento e’ inaccettabile e criminale. La seconda e’ di dare alle vittime, alle famiglie delle vittime e anche agli stati un meccanismo legale per perseguire chi promuove queste azioni’’.
La legge internazionale come e’ ora, puntualizza il rabbino, e’ diretta contro quei gruppi che possono essere legati direttamente ai governi che li sponsorizzano. Ma questo, nella situazione attuale, non e’ piu’ il caso. ‘’Non e’ il modo di operare di Al Qaeda, ne’ di quegli sceicchi che dal Qatar mandano in giro il loro messaggio attraverso Internet o Al Jazeera. Eppure sono loro che creano la cultura dell’odio ’’dice.
Per promuovere l’iniziativa, il centro Simon Wiesenthal si muove attivamente ormai da mesi, i suoi rappresentanti hanno incontrato il Papa in Vaticano , il rappresentante dell’Unione Europea, Xavier Solana, i ministri degli esteri di 18 diversi paesi.
‘’Il Papa si e’ mosso molto in fretta e ci e’ stato molto utile’’, racconta Abraham Cooper,’’ Lo abbiamo incontrato, credo, all’inizio di dicembre e proprio il giorno dopo ha ricevuto in Vaticano un gruppo di cristiani e musulmani e ha detto loro in termini molto semplici che questo tipo di azioni non puo’ essere giustificato invocando il nome di Dio’’.
In quasi un anno, pero’, la strada verso una risoluzione dell’Onu si e’ scontrata contro tutta una serie di ostacoli tanto ambigui e sfuggenti quanto difficili da sormontare.
‘’Quello che ci serve e’ uno stato, abbiamo tentato con l’America Latina, siamo in contatto con la Turchia, il primo ministro ci ha giusto scritto, abbiamo scritto perfino a Bush e Kerry, anche se non crediamo che gli Stati Uniti siano il paese giusto, la Turchia o un paese europeo sarebbero meglio. Speravamo, considerando anche che tante vittime sono musulmane, che qualcosa si sarebbe mosso, ma per ora non e’ancora successo ‘’, ammette il rabbino,’’Ci vuole una volonta’ politica, la determinazione a tracciare una linea. D’altra parte, dopo quello che e’ successo in Russia, se la comunita’ internazionale non trovera’ un accordo quando si riunira’ tra qualche giorno all’Onu, vuol dire che ci avviamo a gran velocita’ a un nuovo oscurantismo’’.
A legare le mani della comunita’ internazionale, secondo l’opinione del centro Simon Wiesenthal, e’ soprattutto quella che Cooper definisce ‘’la tirannia della maggioranza’’ all’interno del Palazzo di Vetro, la percezione, in altre parole, che il blocco dei paesi islamici finirebbe per bloccare l’idea. ‘’ Non credo che sia una percezione giusta’’, asserisce il rabbino,’’solo negli ultimi giorni una parte significativa dell’opinione pubblica araba si e’ schierata contro quello che e’ successo nella scuola russa. E poi questa questione non ha niente a che fare con il conflitto israelo-palestinese, la piaga e’ cominciata in Sri Lanka e ora fa sempre piu’ vittime musulmane in tutto il mondo’’. La soluzione, comunque, potrebbe venire da un’Italia sdegnata e coraggiosa. ‘’Se Berlusconi o un altro importante politico italiano sollevasse

 
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