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Le vite violente di Charles e Lynndie PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

L'ordinario squallore delle esistenze di Charles Graner e Lynndie England, i due soldati USA immortalati nelle ormai celebri foto della vergogna di Abu Ghraib. Due storie americane.

NEW YORK - La prigione in Pennsylvania dove lavorava come secondino fu coinvolta in una storia di abusi sui detenuti. Il suo matrimonio è finito in un divorzio costellato da accuse di violenze domestiche. Per rifarsi una vita, l'ex marine Charles Graner era andato in Iraq con una divisa della polizia militare, ma a quanto pare non è riuscito a lasciare a casa i propri istinti: le foto sulle torture ad Abu Ghraib lo hanno fatto diventare uno dei protagonisti dello scandalo che imbarazza e indigna l'America. Le immagini della vergogna lo ritraggono in piedi sorridente vicino a piramidi di corpi umani nudi, insieme alla soldatessa Lynndie England, la fidanzata del momento (secondo alcune voci aspetterebbe un figlio da Graner). Charles e Lynndie, sono ora in basi militari negli Usa in attesa che il Pentagono decida il loro destino. Per Graner è pronta la corte marziale. Una storia, la sua, segnata da episodi che oggi suonano come campanelli d'allarme non ascoltati. Nel maggio 1996, quando lasciò i marines, andò a presentarsi all'amministrazione carceraria della Pennsylvania. Due anni dopo il carcere si trovò al centro di uno scandalo. Nelle mani dei procuratori locali arrivarono 36 videocassette che mostravano le guardie che prendevano a calci i detenuti. L'inchiesta portò al licenziamento di 4 agenti, ma Graner ne uscì indenne. Negli stessi anni Graner era impegnato in un divorzio diventato una battaglia legale. Nel ’97 la moglie Staci lo lasciò e nel febbraio del ’98 lo accusò di essere entrato in casa sua con la forza: «Mi ha sollevato e gettato contro un muro», sostenne Staci. I giudici hanno emesso contro di lui almeno tre ordini di star lontano dall'ex moglie e dai figli.
E ieri altre foto scandalo sono state pubblicate dal Washington Post. In prima pagina c’è sempre lei Lynndie R. England, la soldatessa di 21 anni che in un corridoio di Abu Ghraib trascina un iracheno completamente nudo al guinzaglio. Minuta, i capelli tagliati corti a caschetto. Già divorziata a 20 anni dopo un matrimonio con un commesso del locale supermercato durato lo spazio di un mattino, è cresciuta fin dall'età di due anni in una casa-roulotte a Fort Ashby. L’intero paese era orgoglioso di Lynndie. Oggi la gente non parla, e chi parla ha fatto marcia indietro: «Dovrebbero pagare caro per quel che hanno fatto: avevano abbastanza addestramento per saper distinguere il bene dal male, e hanno fatto del male». Lynndie è ora confinata in una base della North Carolina, degradata da specialista a soldato semplice. Anche lei è in attesa che il Pentagono decida il suo destino.

 
Nuovi attacchi della resistenza irachena PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

A Baghdad, Nassiriya e Baaquba. Coinvolti anche i Carabinieri italiani che sono usciti dalla scaramuccia senza subire perdite

Autobomba a Baghdad nei pressi della Zona Verde, dove ha sede il quartier generale della coalizione.

Il bilancio del nuovo attentato suicida è di sette morti, compreso l'attentatore, e venticinque feriti. Tra le vittime un soldato americano e cinque civili iracheni mentre tra i feriti, secondo quanto riferiscono fonti della coalizione, figurano due soldati statunitensi e 23 civili. (Adnkronos)

Nuovo attacco anche a Nassiriya. Questa notte una pattuglia di carabinieri della Msu (Multinational Specialized Unit) è stata fatta oggetto di colpi di arma da fuoco e razzi rpg, mentre si trovava in ricognizione per le strade della città, verso le 22 locali (mezzanotte in Italia). I Carabinieri hanno risposto al fuoco e si sono sottratti al tiro degli aggressori. Non si registrano feriti tra i militari italiani.

L'esplosione di due ordigni questa mattina a Baaquba, in Iraq, ha distrutto il quartier generale dell'Unione Patriottica del Kurdistan (PUK).

 
Sharon persiste PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Scavalcato all'interno del Likud sul piano dell'intransigenza, Sharon ha comunque perseverato a proporre il suo piano per la "normalizzazione" palestinese

- Gerusalemme, 6 mag. - Nonostante la bocciatura subita nel referendum interno al Likud di domenica, Ariel Sharon presenterà ufficialmente al governo israeliano il proprio piano per il ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza senza apportarvi alcuna modifica rispetto a quanto originariamente previsto. Lo ha puntualizzato il vice premier e ministro del Commercio ebraico, Ehud Olmert, in un'intervista rilasciata al quotidiano in lingua inglese 'The Jerusalem Post'. Olmert, ex sindaco di Gerusalemme e compagno di partito di Sharon, sul giornale in qualche modo smentisce se stesso affermando, al contrario di quanto proprio lui aveva ipotizzato in precedenza, che il ritiro non sarà ridotto ad alcuni insediamenti di Gaza invece che estendersi a tutti i 21 attualmente esistenti; in altri termini, nessuna concessione agli oltranzisti del Likud. Anzi, aggiunge il vice premier israeliano, le previsioni sono nel senso che il piano Sharon possa essere approvato a breve termine, "nel giro di settimane"; e cio' sebbene si stimi che non più di una dozzina di ministri, sui 23 che compongono l'esecutivo, siano disposti ad appoggiarlo. (AGI) .

 
Eccidi in Iraq PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Prigionieri inermi finiti a sangue freddo dagli americani. È quanto intende dimostrare questa sera, con la diffusione di un documento video, una famosa rete televisiva francese.

Il canale satellitare e via cavo francese Canal Plus trasmettera' stasera immagini dell'esercito americano, registrate in una cassetta rubata da personale europeo in una base statunitense, nelle quali si vede un elicottero USA che abbatte tre persone che non appaiono
costituire alcuna minaccia. Una di esse e' ferita e viene uccisa
a sangue freddo.


 
Stupri, botte, acqua gelata PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Ecco le torture di Abu Ghraib

ROMA - Ecco alcuni stralci del testo e un riassunto di altre parti, del rapporto sulle torture e gli abusi commessi da militari Usa nei confronti di prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib scritto dal generale Antonio Taguba e completato, secondo il Pentagono, lo scorso 3 marzo.

"Fra l'ottobre e il dicembre 2003 nella struttura di detenzione di Abu Ghraib (Bccf) furono inflitti a diversi detenuti numerosi abusi sadici, clamorosi e sfacciatamente criminali. Gli abusi sistematici e illegali sui detenuti sono stati perpetrati da diversi membri della forza di polizia militare (la 372/a Compagnia di Polizia Militari, 320/o Battaglione, 800/a Brigata) nella sezione A-1 del carcere di Abu Ghraib (Bccf).

Segue un riassunto delle fattispecie elencate nel rapporto: "Inoltre - continua il testo del rapporto - diversi detenuti hanno descritto i seguenti abusi, che, date le circostanze, giudico credibili in base alla chiarezza delle affermazioni e le prove addotte a sostegno dai testimoni:"

- Rottura di lampade chimiche, il cui contenuto fosforico veniva versato sui prigionieri
- Minacce con pistole calibro 9 mm.
- Getti d'acqua fredda su detenuti nudi
- Percosse con manici di scopa o con una sedia
- Minacce di stupro ai danni di prigionieri maschi
- Sutura da parte di membri della polizia militare di ferite provocate facendo urtare con violenza il detenuto contro le pareti della cella
- Prigionieri sodomizzati con lampade chimiche o con manici di scopa
- Impiego di cani militari senza museruola per spaventare i detenuti, in un caso risultato in un morso - Pugni, schiaffi e calci ai prigionieri; pestoni sui piedi nudi
- Foto o riprese video di detenuti, uomini e donne, spogliati nudi, a volte in pose forzate umilianti e sessualmente esplicite
- Denudamento dei prigionieri, a volte lasciati spogliati anche per diversi giorni
- Obbligo per i detenuti maschi di indossare capi intimi femminili
- Obbligo per gruppi di detenuti maschi di masturbarsi mentre vengono ripresi
- Prigionieri obbligati a stendersi uno sull'altro in un mucchio sul quale i militari saltavano
- Prigionieri obbligati a stare in piedi su una cassetta, incappucciati con un sacchetto, con fili collegati a dita delle mani dei piedi e al pene, simulando la tortura dell'elettroskock
- Fotografie di militari mentre hanno rapporti sessuali con detenute
- Fotografie di prigionieri con catene e collari da cani attorno al collo
- Fotografie di prigionieri morti
- Le parole "sono uno stupratore" sulla gamba di un detenuto, fotografato nudo, accusato di aver violentato una 15/enne.

Il rapporto parla poi dei cosiddetti "detenuti fantasma", consegnati a varie strutture di detenzione amministrate dall' 800/a Brigata di polizia militare da altre agenzie governative Usa, "senza documentarlo".

Nel testo del rapporto infine si legge: "Queste conclusioni sono suffragate da confessioni scritte rilasciate da diversi indagati, da confessioni scritte rilasciate da detenuti e da dichiarazioni di testimoni".

 
"+Morti 25 detenuti per torture"+ PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 06 Maggio 2004 01:00

Dopo le foto choc dal carcere di Abu Gharib, il Congresso convoca Rumsfeld.

NEW YORK - Trentacinque casi di tortura hanno portato alla morte di 25 detenuti tra Iraq e Afghanistan. E' lo scioccante bilancio fornito dai comandi americani ai giornalisti del Pentagono.
Il dato sui casi di tortura e sui morti è il frutto delle inchieste condotte a partire da dicembre nei due paesi.

Il generale Donald Ryder, responsabile dell'applicazione delle pene nel sistema penitenziario militare, ha precisato che i morti comprendono due presunti omicidi di prigionieri da parte di soldati, l'uccisione di un detenuto che tentava di scappare e dieci altri casi che sono al centro di un'inchiesta.

Ryder ha precisato che l'origine di 12 altri casi di morte tra i prigionieri resta al momento indeterminata.

Casi di torture in Afghanistan erano stati denunciati oggi dal senatore repubblicano John Warner, presidente della commissione Forze Armate del Senato, che oggi, dopo un'audizione con i generali a Capitol Hill, ha rivelato che "ci sono stati episodi del genere anche in Afghanistan. Non ci hanno detto tutto - ha continuato - ma ci hanno fatto capire che erano isolati e limitati nel numero".

Lo scandalo torture sta sconvolgendo il Congresso. I senatori hanno convocato Rumsfeld a rapporto "appena possibile". Uscendo dal briefing con il generale William Casey, vice capo di stato maggiore dell'Esercito, il senatore democratico Ted Kennedy ha detto di temere che gli abusi finora noti siano "l'inizio piuttosto che la fine" delle accuse di tortura. E a lui ha fatto eco il senatore repubblicano John McCain, lui stesso prigioniero di guerra per oltre cinque anni in Vietnam: "Siamo stati tenuti all'oscuro fino a oggi".
Un errore di valutazione che adesso il Dipartimento di Stato sta pagando assai caro. La diplomazia Usa sta cercando di contenere il danno mondiale che le foto degli abusi hanno provocato nel mondo arabo. Per gli Stati Uniti l'imbarazzo è colossale tanto da indurre Powell a rinviare la pubblicazione del rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo previsto inizialmente per domani.

In Iraq intanto i comandi americani hanno vietato l'uso di cappucci per i prigionieri: ad Abu Ghraib non vengono usati già da oltre un mese mentre quattro giorni fa la pratica è stata estesa al resto del paese. E' una delle misure prese nell'ambito di una revisione delle pratiche di detenzione ordinata dal generale Geoffrey Miller, l'ex comandante della base-prigione di Guantanamo, spedito adesso a Bagdad per fronteggiare la crisi.

 
Il Generale inglese Michael Jackson e le mani sporche di sangue PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 05 Maggio 2004 01:00

Il Generale inglese che è intevenuto per deplorare le torture degli irakeni è la stessa persona che il 30 gennaio 1972 ordinò la strage dei cattolici irlandesi, 14 morti e 16 feriti, la "Bloody Sunday"

"Se le accuse dovessero rivelarsi vere una simile abominevole condotta sarebbe non solo illegale, ma anche contraria alle regole dell'esercito britannico. Se riconosciuti colpevoli, gli autori saranno dichiarati indegni di indossare l'uniforme della regina. Avrebbero infangato il buon nome dell'esercito e il suo onore". Queste frasi le ha pronunciate Michael Jackson, comandante dell'esercito inglese a proposito delle torture che i soldati inglesi avrebbero inflitto ai prigionieri iracheni, se non ricordo male lo stesso generale qualche giorno prima aveva detto qualcosa tipo: "i soldati inglesi sono in Iraq per portare la pace e la democrazia nelle menti e nei cuori degli Iracheni".

Tutto normale, di dichiarazioni di questo tipo se ne sentono tante in questi giorni, se non fosse che a parlare di queste cose non è militare qualunque ma il Generale Sir Michael Jackson, solo un omonimo del noto cantante americano, ma soprattutto la persona (sigh!) che il 30 gennaio 1972 ordinò la strage dei cattolici irlandesi, 14 morti e 16 feriti in quelle che venne definita la "domenica di sangue"
 
Il silenzio non lavora per la libertà dei tre italiani.... PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Mercoledì 05 Maggio 2004 01:00

Passano i giorni e i tre ostaggi italiani restano nelle mani della resistenza irachena.

Ieri Silvio Berlusconi ha chiesto il “silenzio stampa” ai telegiornali: il governo è impacciato, le opposizioni fanno solo confusione: nessuno sa cosa veramente fare e le iniziative variamente lanciate sono già state un fallimento oppure non hanno solide basi di riuscita. Inizialmente il governo italiano, palesando una clamorosa ignoranza della realtà dell’Iraq, ha ipotizzato una trattativa “mercantilistica”, evidentemente credendo di avere a che fare con dei rubagalline anziché con una formazione in guerra per la libertà della propria patria e ben conscia della situazione politica in Italia.
Qualche cassa di materiale “umanitario” non poteva certo bastare per riportare in Italia tre persone con differenti responsabilità individuali, ma comunque tutte fortemente compromesse con gli invasori. Era evidente che sarebbe servita una contropartita "politica".
La manifestazione pacifista promossa dai familiari degli ostaggi è stata poi un capolavoro di ipocrisia.
Doveva essere una chiara condanna della politica filo atlantica del governo, è invece diventata un fritto misto umanitario al quale hanno partecipato sia un’opposizione timida sia addirittura membri stessi del governo Berlusconi. Non possiamo certo chiedere a Berlusconi e Fini di manifestare contro se stessi, ma le dichiarazioni dei vari Prodi, Rutelli e Fassino sono state intrise del medesimo atlantismo dell’attuale maggioranza.
Anche la ventilata ipotesi di un viaggio in Iraq di membri dell’area pacifista (tra g1i indicati, addirittura chi si rifiutò di ricevere a Roma Tariq Aziz) è ugualmente insensata e inutile. La resistenza irachena non vuole, giustamente, trattare con i collaborazionisti dell’aggressore, ma ugualmente difficilmente tratterà con chi ha fatto il pacifista con i se e con i ma. Oppure con chi ha cercato stoltamente di distinguere la “resistenza buona” (quella inesistente) dalla “resistenza cattiva”, ovvero quella ba’athista che guida da sempre la guerra di liberazione nazionale.
Per sperare di ottenere qualcosa bisogna chiedere di andare in Iraq a chi da sempre è stato dalla parte degli iracheni e del legittimo governo del partito Ba’ath.
Solo costoro potrebbero spiegare; da fratello a fratello, l’enorme ritorno di immagine che una scelta generosa e coraggiosa della resistenza irachena potrebbe avere verso l’opinione pubblica italiana.
Gente che non è, come certi pacifinti, in campagna e1ettora1e; gente che non è compromessa con il Palazzo, che non dispone di treni speciali per le sue manifestazioni: gente che è già scesa in piazza, nel silenzio generale dei media, per manifestare solidarietà incondizionata alla guerra di liberazione nazionale irachena.
Noi socialisti nazionali siamo questa gente e noi siamo disponibili a partire anche domani per l’Iraq, senza scorte militari, difesi solo dalla comune visione che ci unisce ai patrioti iracheni. E sufficiente un volo per Baghdad, nessun condizionamento da parte del governo italiano e sette giorni di tempo.
Non garantiamo certo un successo, ma se qualcuno può fare qualcosa, quel qualcuno siamo noi.

 
A proposito del libro di Henri de Grossouvre, Paris-Berlin-Moscou PDF Stampa E-mail
Scritto da Jean Parvulesco   
Mercoledì 05 Maggio 2004 01:00

Recensione di "Parigi Berlino Mosca", libro di Henri de Grossouvre uscito da poco in italia, riferita all'edizione francese.

Gli Stati Uniti non hanno nulla a che fare con l’Europa!

Combattere la NATO vuol dire combattere per l’Europa!

Figlio di François de Grossouvre – il quale, durante la presidenza di François Mitterrand era stato, di fatto, sotto la copertura di Grand Veneur della Repubblica, il responsabile presidenziale per la condotta operativa dell’insieme dei servizi di informazione politici e militari francesi, e (come si ricorderà) trovò una morte tragica e misteriosa all’interno stesso del palazzo della Presidenza della Repubblica – il giovane Henri de Grossouvre ha appena pubblicato a Parigi, per le Edizioni L'Age d'Homme, con un’importante prefazione del generale Pierre-Marie Gallois, un saggio di analisi e prospettiva geopolitica della più scottante attualità, dal titolo: Paris-Berlin-Moscou (traduzione italiana: Parigi Berlino Mosca, Fazi Editore - ndr).

Il centro del mondo è in cammino verso l’est”, scrive il generale Pierre-Marie Gallois nella sua prefazione. Henri de Grossouvre, che vive e lavora a Vienna, è uno specialista dei problemi economico-politici della Germania, dell’Austria e dell’insieme dello spazio geopolitico dell’Europa dell’Est, della vecchia Mitteleuropa. Henri de Grossouvre è inoltre un attivo sostenitore ed un teorico di primo piano dell’integrazione della “nuova Russia” di Vladimir Putin in seno alla più Grande Europa continentale, attualmente aperta ai progetti eurasiatici portati avanti dai gruppi geopolitici prossimi all’entourage immediato del presidente russo.

In questo senso, il libro di Henri de Grossouvre, Paris-Berlin-Moscou, costituisce un documento politico estremamente rivelatore, che svela le posizioni d’avanguardia di una certa tendenza attuale del pensiero geopolitico francese in azione; e questo a maggior ragione, in quanto Henri de Grossouvre sarà presto chiamato ad assumere responsabilità politiche a livello europeo, nel quadro di una “Comunità geopolitica Francia-Germania-Eurasia” attualmente in via di costituzione. La tesi fondamentale del libro di Henri de Grossouvre è la promozione della ormai più che necessaria integrazione federale dell’insieme continentale grande-europeo attorno all’asse Parigi-Berlino-Mosca, dietro il quale si profila, implicitamente e in un più lontano avvenire, l’asse transcontinentale della “Fortezza Eurasiatica” Parigi – Berlino – Mosca – Nuova Delhi – Tokyo. Il che esige, in primo luogo, l’integrazione “piena”, al tempo stesso totale ed immediata, della “Nuova Russia” di Vladimir Putin in seno alla comunità di essere e destino della più Grande Europa.

 
Il padre di Raffaele Ciriello contro l'indagine israeliana PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansaweb   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

Giuseppe Ciriello, padre di Raffaele, il fotoreporter ucciso a Ramallah nel 2002 dall'esercito israeliano, contesta i risultati delle indagini. Le forze armate di Tel Aviv, infatti, hanno escluso da responsabilita' i militari.

'E' una vergogna, un omicidio,
un carro armato contro una macchina fotografica - dice -
Nessuno ha letto l'ottima istruttoria condotta dalla Procura
della Repubblica di Milano, mentre i militari israeliani che
si sono auto-giudicati e auto-assolti'. Giuseppe Ciriello, 75
anni, dirigente statale in pensione, originario di Ginestra
(Pz) e milanese d'adozione, ribadisce la richiesta di
istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta e attende 'una risposta ufficiale dal Governo per sapere chi ha assassinato mio figlio'. Il padre del fotoreporter ha anche scritto all'ambasciatore d'Israele: 'Non si puo' dar credito
- si legge fra l'altro nella lettera - ad un'indagine
condotta dalle forze armate su fatti commessi dalle stesse
forze armate. La Procura di Milano e' giunta a conclusioni
molto diverse'. Israele ha respinto la rogatoria sui nomi dei
militari del carro armato incriminato. (ANSAweb).
 
Iraq, militari ''privati'' per interrogare detenuti nel carcere. PDF Stampa E-mail
Scritto da Adnkronos   
Lunedì 03 Maggio 2004 01:00

Il primo ministro britannico Tony Blair si è detto ''inorridito'' per le foto di prigionieri iracheni sottoposti a gravi abusi nel carcere di Abu Ghreib, mostrate dalla televisione americana Cbs.

Washington, 30 apr. (Adnkronos) - ''Il portavoce dell'esercito americano ha detto di essere inorridito e che i responsabili hanno danneggiato anche gli altri soldati, e il governo britannico si associa a queste opinioni'', ha detto un portavoce di Downing Street, citando il collega statunitense Mark Kimmitt. Blair ha esattamente la stessa opinione dell'esercito americano, ha proseguito il portavoce, aggiungendo che ''questi atti sono in contraddizione con tutte le regole interne alla Coalizione''. In precedenza l'inviata britannica per i diritti dell'uomo in Iraq, Ann Clwyd, si è detta oggi ''scioccata'' per l'intera vicenda, ma ha sottolineato che si tratta ''di un piccolo numero'' di casi. Intanto, l'avvocato Gary Myers, legale di uno dei sei soldati americani finiti davanti alla Corte marziale, accusa le forze Usa di aver delegato

a ''militari privati'', assunti da due compagnie americane, il lavoro sporco di interrogare i detenuti con metodi illegali. I soldati americani saranno processati per crudelta', stupro, negligenza nei confronti di una ventina di iracheni detenuti nel carcere degli orrori. Il sergente riservista Ivan Frederick, 37 anni, nella vita civile un secondino in una prigione della Virginia, è fra gli imputati. E sta dando battaglia ai suoi comandi parlando con i giornalisti americani a cui ha denunciato come le sevizie fossero una strategia precisa per costringere i detenuti a parlare negli interrogatori. ''E' uno degli elementi più disgustosi di tutta questa storia'' -ha spiegato il suo avvocato, Gary Myers, in una intervista al Washinton Post. Myers in particolare cita i dipendenti di due compagnie, la CACI International, di Arlington, Virginia, e la Titan Corp. di San Diego, California, che fornivano persone specializzate in interrogatori e interpreti al carcere. Entrambe sono citate nell'inchiesta interna condotta dall'esercito Usa. Nessun commento dalla prima compagnia. Mentre un alto dirigente della seconda assicura che la sua società forniva solamente interpreti ai militari americani, ''interpreti che non amano lavorare in un modo o nell'altro nelle prigioni''. Ieri cinque senatori democratici americani hanno chiesto al General Accounting Office del Congresso l'apertura di un'inchiesta sull'uso e le mansioni affidate alle compagnie militari private, denunciando come il settore sia ancora privo di regolamentazione a livello federale.

 
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