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Asserragliati sul Fronte dell' Essere! PDF Stampa E-mail
Scritto da Casapound.org   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

CasaPound comunicato stampa ore 15:30

Mentre vi scriviamo la città di Roma è messa a dura prova dai disordini creati dai contestatori pacifisti. Personaggi squallidi provenienti da tutta Italia stanno dimostrando contro la visita di G.W.Bush mettendo a ferro e fuoco cassonetti, incappucciando statue e così via... I figli del sistema neo-liberista rinnegano i propri padri e i loro liberatori. Fra gli altri un nutrito gruppo di provocatori urlanti ha cercato di far cadere nella provocazione gli inquilini di CASAPOUND architettando il solito piano macchiavellico, quindi, nella listadei circa 800 personaggi lasciatisostare sotto le nostre finestre, parlamentari e aspiranti deputati europei hanno dato sfogo al loro basso sentire. Ancora una volta il teatrino delle miserie umane ha fallito nel suo intento, visto che gli inquilini del palazzo non hanno risposto. Mentre vi scriviamo circa 400 agenti (tra Polizia Guardia di Finanza e Carabinieri) circondano l'edificio evitando il passaggio di nuovi cortei provocatòri in via Napoleone III. Mentre vi scriviamo c'è chi crede che la soluzione migliore sia lo sgombero entro 24 ore di CASAPOUND! Seguiranno aggiornamenti...

 
Europa: la trappola dell’allargamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Alain De Benoist   
Venerdì 04 Giugno 2004 01:00

Con l’allargamento a 25, l’Europa si fa più grande economicamente ma più piccola politicamente. Al posto di una politica oculata e paziente in vista dell’indipendenza continentale si è preferita la chiassosa fuga in avanti verso una gigantesca zona di libero scambio. In questo modo l’UE si autocondanna all’immobilismo e all’impotenza

Dall’adozione del trattato di Maastricht nel 1992, sembra che l’Europa stia forzando i tempi. Vittima delle lungaggini della burocrazia di Bruxelles, della mancanza di unità di intenti tra i Paesi membri e dell’evanescenza attentamente rispettata sulle sue finalità, preoccupata esclusivamente della concorrenza commerciale e dell’ortodossia finanziaria, si è impegnata inoltre in un processo di allargamento precoce che la condanna alla fine all’impotenza e alla paralisi. Dieci nuovi Stati membri entrano oggi nell’Unione europea. Essi sono stati accettati senza che ci si sia presi la briga di interrogarsi sulle loro capacità di integrazione né sulle frontiere dell’Unione. L’Europa a 25 sarà certo più grande e più popolata (75 milioni di abitanti in più). Avrà per la prima volta frontiere in comune con la Russia. Ma non sarà né più forte né più unita, al contrario sarà debole economicamente e politicamente. Il reddito medio mensile degli abitanti dei nuovi Stati membri è di circa 500 euro, la loro ricchezza per abitante è inferiore alla metà di quella dei Quindici. Ciò significa che dopo l’allargamento, il reddito europeo per abitante si attesterà a un livello più basso e che le disparità tra le regioni e gli Stati si accentueranno. In queste condizioni, i colpi che graveranno l’Unione europea toccheranno immancabilmente alcuni Paesi membri più duramente di altri, proprio quando  

Mutu vive da nababbo ma lascia la nonna in miseria PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Giovedì 03 Giugno 2004 01:00

La nonna del giocatore vive in Romania con 25 euro al mese

Il nipote guadagna oltre 3,5 milioni di euro e la nonna vive con 25 euro al mese. Lui passa le giornate tirando calci ad un pallone e lei macina chilometri per raggiungere tutti i giorni il mercato locale dove vende frutta e verdura. E' la storia di Adrian Mutu, uno dei calciatori più pagati della Premiership, che raggiunto il successo, ha dimenticato da dove viene. Almeno così denuncia la nonna Elena, costretta ad una vita di povertà in Romania.

Elena Ivascu, 78 anni, risiede nel villaggio di Inul de Arges, in Romania e per arrotondare la pensione aggiunge tutti i giorni il mercato locale dove vende la frutta che lei stessa coltiva. In un'intervista ripresa dal tabloid "Sun" la nonna di Mutu ha raccontato di non avere più notizie del celebre nipote e di credere che quest'ultimo voglia dimenticare le umili origini. Sofferente per l'asma e l'alta pressione cardiaca, fatica anche a pagarsi le medicine mentre il nipote viene ricoperto d'oro al Chelsea. Eppure, con un motto d'orgoglio dichiara di non volere proprio nulla dal parente. "Non chiederò mai nulla ad Adrian... Gli auguro solo salute e felicità" ha detto.

 
LUPI D’AMERICA PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

Un attacco preelettorale a Bush ed alla sua equipe ha fatto emergere in chiave scandalistica la verità sul comportamento delle truppe americane ed inglesi in Irak ed in Afghanistan. Una verità che è rimbalzata anche sui media d’occidente, vassalli del regime “politically correct”.

Per un momento è caduta la maschera dei liberators dell’Irak e dell’Afghanistan, al profumo di petrolio. Ed ovviamente si è scatenata anche in Italia la polemica in funzione elettorale. Tra difensori spudorati dell’America e nemici dichiarati di un’America che rapina sfrontatamente le ricchezze del mondo, ma di cui non si disdegnano aiuti cospicui a partiti e giornali, non mi pare di aver letto o ascoltato nessuno che abbia approfondito le indagini per ricordare analoghi trascorsi passati americani nei confronti dei prigionieri di guerra o delle popolazioni civili.

Anzi ci si straccia le vesti per buttarci in faccia un polverone di dichiarazioni di fedeltà agli ideali democratici, promesse di punire duramente i torturatori e affannose affermazioni che “si tratterebbe soltanto di casi sporadici”. Ovviamente quei partiti o i media che ricevono d’oltreoceano notevoli contributi finanziari, necessari all’integrazione delle loro enormi spese, non possono non essere allineati ai cori puritani d’oltreoceano in un parallelo coro di sdegno ipocrita.

Sdegno ipocrita perché non può non essere noto, a chi si occupa di politica, che nel dna americano la violenza è un elemento consistente e costante, e costante è pure l’abitudine di infierire contro coloro che si arrendono o non possono difendersi, com’è successo per le popolazioni civili; questa ferocia da lupi è un fatto basato sulla prassi, consuetudinario, di cui si va addirittura fieri , com’è accaduto ancora ieri a quei feroci, ma ingenui torturatori che credevano di potersi vantare delle torture “liberatorie e si sono lasciati vanagloriosamente fotografare e riprendere. Perché non è vero che si tratti di fatti sporadici, non è vero che i superiori non ne sapessero alcunché, non è vero che le democrazie rifuggirebbero da questi sistemi. e che, comunque, userebbero punire i torturatori.

Nessuno è stato punito, infatti, quando si seppe, tempo fa, dei prigionieri afghani, in mano americana, che erano rinchiusi in anguste gabbie singole di filo spinato, peggio dei polli, a Guantanamo, umiliati, affamati, esposti alle intemperie e costretti a rimanere inerti, ristretti senza mai potere uscire dalle gabbie. E adesso sono ancora ristretti (quelli vivi) nelle stesse gabbie; eppure nessuno degli attuali scandalizzatissimi predicatori di virtù se ne indignò allora, né se ne scandalizza oggi. Eppure tante voci si sono levate, e si levano giustamente a difendere i diritti delle bestie in gabbia nei giardini zoologici e nei circhi equestri.

Possiamo accertare proprio nell’habitus americano di ogni tempo, sistematiche persecuzioni nei riguardi dei prigionieri di guerra e delle popolazioni civili indifese.

Trascurando, per ragioni di spazio tanti crimini di guerra commessi dagli americani in Corea ed in Vietnam

 
Arruolati per fermare i clandestini dall’Ucraina PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

La nuova frontiera d’Europa difesa dai navajos Si chiamano «Lupi dell’ombra»: il loro compito è individuare le tracce di immigrati irregolari, contrabbandieri. E terroristi

Niente passa senza lasciare tracce. «Non importa quanto uno si sforzi di cancellarle, qualcosa resta. Basta che tu abbia pazienza, che tu sappia cosa guardi, e lo vedrai». Sembra una storiella indiana, e a tutti gli effetti lo è: solo che a raccontarla è Chairmaine Harris, della tribù Tohono O’odham, a una ventina di poliziotti polacchi, nei boschi al confine ucraino. Perché questo è il modo in cui l’Europa impara a difendere se stessa, in quel lontanissimo avamposto polacco che è diventato da un mese la Frontiera d’Europa. Fiutando l’aria e seguendo le tracce, come i navajos.

Per i polacchi è una vicenda seria. Da questo confine lungo 526 chilometri passano ben più di 10 mila immigrati illegali catturati ogni anno. «È facile attraversare qui senza essere notati. Ma se prima i clandestini entravano in Polonia, ora si ritrovano in Europa», dice Jerzy Ostrowsky. È lui che comanda il posto di confine a Huwniki, 250 chilometri a sud-est di Varsavia. Due elicotteri nuovi di zecca e un aereo, decine decine di cani, di cui il governo di Varsavia ha dotato i suoi guardiani della porta dell’Est, non bastano a sigillare una prateria. Da una settimana sono arrivati tre indiani, tre «Lupi dell’ombra» (Shadow Wolf) a insegnare come si inseguono contrabbandieri di sigarette e passatori di uomini, terroristi (forse) e poveracci: «interpretando» foglie piegate, rametti spezzati, le orme, al pari di un esercito di aspiranti Winitoo.
«La profondità dell’orma - dice Harris - è fondamentale. Ti spiega chi hai di fronte: un contrabbandiere che si porta 50 chili sulle spalle affonderà più pesantemente nel terreno di un clandestino». E, bastone alla mano, insegna a immaginare una corporatura, a capire la direzione della fuga da un’infossatura. A vedere, dalla quantità di polvere che si è posata sul calco, quando sono passati gli «invasori».

Loro, i tre indiani, a leggere le tracce lo hanno imparato da piccoli. Bryan Nez, 53 anni, il capo della «missione polacca», ricorda che «dove abitavo io, non c’era niente, né acqua, né luce, né gas». Aveva cinque o sei anni, quando una mattina all’alba, il nonno l’ha buttato dal letto: «Alzati, va a riprendere i cavalli». E da lì, dice, che ha imparato ad «ascoltare il tempo», a «usare l’udito e tutti i cinque sensi», «a sentirmi uno con la natura».
Da oltre un decennio, l’esercito americano ha pensato di sfruttare la loro straordinaria capacità di «leggere» l’ambiente. Hanno creato un’unità speciale di nativi americani, i «Lupi dell’ombra» appunto, e li hanno mandati a combattere il narcotraffico nel deserto, al confine con il Messico. A presidiare Rio Grande e gli infiniti sentieri dove ogni giorno si infilano decine di «Muli» e corrieri della coca. Sembrava un azzardo coinvolgere nella più feroce battaglia contro la droga un plotoncino di 50-60 Sioux, Navajo, Lakota, Kickapoo, Chicasaw, guidato dal motto: «Nel giorno
 
La Ministra Moratti incontra Daniele Schwartz in Israele ? PDF Stampa E-mail
Scritto da Susanne   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

"Oggi, nel notiziario RAI 1, ho visto la Ministro Letizia Moratti accanto a Daniele Schwartz. La RAI 1 informò il pubblico italiano che era stato appena stretto un accordo di collaborazione tra Italia ed Israele nel campo della medicina..."

"Ciò che mi turba profondamente è il fatto che Daniele Schwartz, il proprietario della clinica privata Multimedica (ed inoltre, di consistenti quote di partecipazione nella sanità privata della Lombardia) appena un anno fa è stato condannato a diversi anni (mi pare, 8 anni) di reclusione per avere corrotto imedici e funzionari del servizio sanitario pubblico affinché essi deviassero i pazienti dalle strutture pubbliche verso quelle di proprietà privata di Daniele Schwartz. La sentenza non poteva essere eseguita, perché il condannato si era preventivamente portato in salvo, in Israele, del quale è cittadino.Qualcuno riesce a spiegarmi come mai le autorità giudiziarie dell’Italia non abbiano chiesto l’estradizione dello Schwartz ma invece, ci mandino un Ministro per combinare altri affari lucrosi con un criminale conclamato ?"

Susanne

 
ATTACCO' FIORE, SANTORO A GIUDIZIO PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

L'udienza a novembre - Michele Santoro è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei confronti di Roberto Fiore. Il leader di Forza Nuova aveva querelato l'allora conduttore de "Il raggio verde" per una puntata in cui il partito veniva definito "razzista" e "filonazista" dal conduttore e dal giornalista Riccardo Iacona. Tra le prove addottate per sostenere le accuse, in tv erano state mostrate le immagini di un sito neonazista chiuso per incitamento all'odio razziiale, che però non era riconducibile, come invece sostenuto, a Forza Nuova.

Il leader di Forza Nuova aveva provato a telefonare in trasmissione, ma era stato tenuto in una lunghissima attesa senza essere mandato in onda e, nel finale, Santoro aveva commentato: "Mi dicono che Fiore ha chiamato: passate il numero alla polizia, sapranno cosa farci". Roberto Fiore ora ribatte sarcastico: "Mi fa piacere sapere che Santoro sarà un nostro sostenitore: potrò condurre la nostra campagna elettorale con maggior ispendio di mezzi". Forza Nuova si presenta in cartello insieme ad Alessandra Mussolini e al Fronte Sociale Nazionale. L'udienza si terrà l'11 novembre. da: "libero" - domenica 30 maggio 2004
 
NON SEI IL BENVENUTO SIG. BUSH PDF Stampa E-mail
Scritto da http://www.fonsperennis.com/   
Mercoledì 02 Giugno 2004 01:00

Fons Perennis ha ritenuto opportuno scrivere un nuovo manifesto in occasione della (per noi non gradita) visita di Bush a Roma...

Di fronte all'arrivodel rappresentante degli Stati Uniti che si presenta con un biglietto da visita sporco del sangue di migliaia di innocenti, trucidati dalle bombe dei suoi good american guys, la nostra Associazione Culturale risponde:

TORNA PURE A CASA, QUI DA NOI NON SEI IL BENVENUTO!


Rifiutiamo il progetto di Ordine Mondiale messo a punto dal burattino sig.Bush e dai burattinai che da dietro manovrano le sue azioni.
Riconosciamo nel mondo arabo un focolaio di grande civilta’ che non ha bisogno di importare nessun modello stereotipato di pseudo-democrazia occidentale, vergognosa maschera per celare le sanguinarie aspirazioni al dominio sul mondo di potenti lobbies.
Il disprezzo per la vita e la dignita’, gli insulti all'umana intelligenza, l'arroganza becera del barbaro conquistatore senza cervello, la distruzione indiscriminata. Questo gli U.S.A. hanno portato in Iraq, durante e dopo la guerra, che l'amministrazione Bush, con una mossa a dir poco meschina,si e’ affrettata a dichiarare finita (sic!) dopo poche settimane di bombardamenti a tappeto (ops! dovremmo forse dire chirurgici?).
Come pretendonoquesti signori di continuare a propinarci menzogne sul loro interesse di portare giustizia, liberta’ e democrazia?
Questi signori dal grillettofacile (stile far west)sono, per la semplice legge del piu’ forte, i padroni del globo, ma lungi da loro il compito di paladini di qualsiasi valore o portatori di civilta’, almeno che non si intenda per questa la barbarie consumista, la sozzura intellettuale, la demenza comportamentale, l'idiozia musicale, le schifezze alimentari etc.
Questo è quello che gli U.S.A. sono in grado di esportare e quello che trovano diverso da questo lo distruggono con le bombe o coni dollari.
Si ripropone come sempre la scusa del portare democrazia, le maniere sono quelle di sempre: 60 anni fa come oggi si bombarda, si tortura e si riducono in schiavitu’ altri paesi per coprire loschi interessi finalizzati al governo mondiale di una sola ed unica “elite”.
Sempre loro portarono pace e democrazia in Giappone insieme alle bombe atomiche (piu’ grande massacro di civili della storia per cui non hanno ancora ad oggi chiesto scusa) e che recentemente hanno portato la pace in Kosovo, oltre all’uranio impoverito.
Ed oggi, come sempre, sono forse liberatori i torturatori di Guantanamo o Abu Graib?
Come puo’ essere considerato custode della pace uno Stato che nell’ultimo sessantennio ha direttamente o indirettamente – spesso sotto le mentite spoglie di operazioni di peace-keeping (sic!) – dichiarato decine di guerre e appoggiato regimi liberticidi al fine di tutelare i propri interessi economici?
Questa e’ la domanda cui vorrebbero risposta i popoli di Iraq, Indonesia, Honduras, ex-Iugoslavia, Palestina, Cuba, Guatemala, Nicaragua, Salvador, Filippine, Afghanistan, Vietnam etc. Tutti popoli che hanno visto profanato reiteratamente ed ingiustificatamente il proprio inviolabile diritto di autodeterminazione.
Queste sono le domande cui il presidente di questo Stato liberticida che verra’ a far visita nei prossimi giorni alla colonia italiana accolto da scodinzolanti lacche’ non dara’ mai risposta.
A colui che consapevolmente condanna a morte migliaia di uomini per poi riempirsi la bocca di parole come liberta’, giustizia, pace e democrazia, Fons Perennis esprime il proprio totale disprezzo!

Riteniamo che la tolleranza religiosa e il rispetto reciproco, oltre alla conservazione delle tradizioniparticolari di ogni popolo, non possano venire a mancare.

Non amiamo le esibizioni dei muscoli e della forza esteriori,tipiche manifestazioni del mondo moderno, utili solo a celare un'assoluta vacuita’ interiore.

Per tutto questo:

DA NOI NON SEI IL BENVENUTO SIG. BUSH !


FONS <
 
Liberi tutti PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 01 Giugno 2004 01:00

La legge Bossi-Fini si rivela un il flop clamoroso. Tutti liberi i clandestini arrestati. Per una mostruosità burocratica, i poliziotti non possono fare altro che arrestare e i magistrati non possono fare altro che liberare.

MILANO - Fax che vengono, fax che vanno. Fax che si incrociano nella notte italiana e che raccontano il surreale fallimento di una legge che non poteva fare altro che fallire. Un fallimento decretato dalle centinaia di fax con cui poliziotti, carabinieri, vigili urbani annunciano alla magistratura l'arresto centinaia di stranieri. E che la magistratura mette in libertà la sera stessa o, al più tardi, la mattina dopo. L'aspetto surreale è che i poliziotti non possono fare altro che arrestare, e i magistrati non possono fare altro che liberare. Ognuno fa il suo dovere. Il risultato è una montagna di carta sprecata, una montagna di soldi buttati via, un gorgo che intasa commissariati e aule di tribunale. Arricchisce le statistiche delle forze dell'ordine e le tasche di qualche avvocato. Ma non cambia di una virgola la realtà. La fa semplicemente più assurda.

A dirlo non sono le toghe rosse di Magistratura democratica. Sono i pubblici ministeri che, in ogni luogo d'Italia, passano le lunghe ore del turno esterno a smistare le carte inutili di questo nuovo reato.
Il nuovo reato sta all'articolo 13 della legge 189 del 2002, meglio conosciuta come legge Bossi-Fini. È la legge che, mantenendo una delle promesse elettorali sia della Lega che di An, doveva dare una sterzata rigorosa alle norme sull'immigrazione volute dai governi dell'Ulivo. Di quella sterzata, l'articolo 13 costituiva uno dei cavali di battaglia. "Lo straniero espulso che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a quattro anni". E poi, subito dopo: "È obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto e si procede con rito direttissimo".


Letto così, quando la legge venne varata, faceva impressione. Si immaginavano migliaia di stranieri, renitenti all'ordine di espulsione, venire arrestati, processati, incarcerati. Per una parte degli italiani era uno sogno che si realizzava. Per una parte era un incubo o quantomeno una visione sgradevole. Beh, non è arrivato niente di tutto questo. È arrivata solo una catastrofe poliziesca, burocratica e giudiziaria che intasa inutilmente l'apparato repressivo dello Stato. In tutte le maggiori città del paese, in un giorno qualunque, più della metà del lavoro di Volanti, gazzelle e pubblici ministeri è dedicato a questa gigantesca finzione di repressione.

Ecco come vanno, nella realtà, le cose. La pattuglia dei carabinieri ferma uno straniero per un controllo. Lo identifica - dal passaporto o dalle impronte - e scopre che è già stato espulso dall'Italia, e non ha obbedito all'ordine. Scatta l'arresto, obbligatorio e immediato. Dalla centrale operativa, viene avvisato il pm di turno. A quel punto, i casi sono due. Alcuni pm ordinano immediatamente di rilasciare il fermato, ritenendo illegittimo il fermo. Altri - e sono, a occhio, la maggioranza - autorizzano il fermo, e ordinano di portare in aula la mattina dopo il renitente all'espulsione per il processo per direttissima. E la mattina dopo, in aula, dopo una notte in guardina, lo straniero viene liberato per ordine del magistrato. Per i motivi più vari: perché viene assolto, perché il processo viene rinviato di qualche giorno, perché patteggia una pena di un paio di mesi con la condizionale. La sostanza non cambia.

L'unica cosa certa è che il fermato non può finire in carcere, perché ha commesso non un delitto ma una contravvenzione, e

 
Aldo Braccio, La globalizzazione linguistica PDF Stampa E-mail
Scritto da Edizioni all'Insegna del Veltro   
Lunedì 31 Maggio 2004 01:00

La globalizzazione, con i suoi imperativi, le sue sfide, il suo futuro, assorbe ogni discorso dei massmedia sui processi e le tendenze del mondo contemporaneo. Il suo carattere precipuo sembra essere quello dell’ineluttabilità : una visione deterministica prefigura un assetto finale inevitabile, certo, progressivo e sostanzialmente benefico, sia sul piano culturale-formativo che su quello economico.

Il dominio esplicito di un linguaggio unico, sovrapponibile alle lingue locali e nazionali, si integra perfettamente nell’ottica mondialista e globalizzatrice : tale “sistema funzionale”, contrabbandato anch’esso come ineluttabile, vede oggi nella lingua inglese – opportunamente imbastardita e “semplificata” – lo strumento sovrano della comunicazione e dell’espressione mondialista.

“E’ delirante – ammoniva Claude Autant-Lara, il grande regista cinematografico e deputato europeo (per il Front National) nel discorso di apertura tenuto al Parlamento di Strasburgo nel luglio 1989 – che , nell’Europa che ci preparate , consideriate per tacito accordo una sola lingua- divenuta corrente – l’inglese”; e sottolineava – davanti a quell’uditorio perlopiù di rassegnati e di pavidi – che quella lingua finiva col frantumare e distruggere i gioielli nazionali, le culture originarie.

In effetti, l’incapacità “moderna” di sostenere e rispettare la diversità si traduce in un duplice attacco alla ricchezza e fecondità dei linguaggi nazionali :una consapevole azione di controllo e di ridimensionamento delle identità culturali operata dal mondo americano/statunitense (a dimostrazione che, oggi, non vi è mondialismo senza U.S.A. e viceversa) accompagnata da una diffusione crescente dell’inglese in quanto elemento centrale della tecnica/tecnologia moderna – si manifesta in entrambi gli aspetti la tendenza alla pianificazione e alla neutralizzazione del linguaggio e della cultura.

“La principale arma culturale impiegata dall’Occidente nel suo attacco contro l’Europa è l’influenza linguistica esercitata dall’inglese” (1), sostiene non senza ragioni Claudio Mutti.

Ma premettiamo alcune considerazioni di carattere generale.

Il problema della lingua è, per sua natura, inscindibile dal problema della comunità nazionale

Vero è che il fattore “tempo” influenza

 
Intervista sull'americanismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Tarchi   
Lunedì 31 Maggio 2004 01:00

Esame e critica della malattia che da sessant'anni affligge l'Europa: il male americano.

Nel suo ultimo libro, "Contro l'americanismo", lei parla, in termini critici di imperialismo americano. Come possiamo definire tale fenomeno?

Mi pare che si definisca abbondantemente da solo. E' un progetto egemonico su scala planetaria che si avvale di una straordinaria superiorità militare e di un atteggiamento remissivo e conformista che affonda le radici nei complessi di inferiorità che molti dei potenziali concorrenti degli Usa hanno maturato in epoche più (1989) o meno (1945) recenti della storia. Ad alimentare questo progetto sono vari ingredienti miscelati: ambizioni geopolitiche, appetiti economici, timori di dover pagare prima o poi il prezzo di scelte fatte in passato, che hanno reso gli Usa largamente impopolari in molti paesi.



Pur criticando la politica estera del Governo americano, tuttavia, lei si tiene alla larga da qualsiasi atto d'accusa spregiudicato al modello americano: la sua è una testimonianza esemplare di come si possa essere contrari all'americanismo senza essere antiamericani?

Quel che mi propongo, pubblicando il mio libro, è di far riflettere sulle conseguenze di un cieco allineamento alle politiche degli Usa e di un'acritica adesione alle premesse culturali che ne sono alla base. Che poi l'american way of life non goda delle mie preferenze, è un altro discorso. Sono un fautore del diritto di ciascun popolo a determinare autonomamente il proprio modello di società: se gli statunitensi sono contenti del loro, se lo tengano. Purché non tentino, come fanno da decenni con la complicità dei loro fans d'oltreoceano, di farne un modello obbligatorio anche per gli altri paesi.

Riflettendo sulle recenti scelte di politica estera dell'amministrazione Bush, ritiene che se ci fosse stato un altro presidente tante decisioni non sarebbero state prese oppure considera che qualsiasi esecutivo a stelle strisce dopo l'11 Settembre 2001 avrebbe agito allo stesso modo?

Spaziare nel mondo delle ipotesi è gradevole ma non troppo serio scientificamente. Posso solo dire che l'attuale politica statunitense non mi pare guidata solo o soprattutto dalla personalità di Bush. Essa risponde ad imperativi e interessi politici ed economici che fanno capo a molti altri soggetti. Se un Gore avrebbe saputo e voluto tenervi testa, o più realisticamente accontentarli in altro modo, non posso ipotizzarlo con certezza.

Se guardiamo al mondo intellettuale nostrano, ci si può rendere conto che si sta vivendo un buio periodo di stagnazione dell'indagine scientifica in tema di problematiche politiche e sociali, per lo più segnato da una generale adesione alle scelte dello Stato americano al di fuori dei propri confini nazionali, che, a volte, raggiunge livelli di grottesca cecità innanzi ad evidentissimi errori commessi dall'amministrazione statunitense. Che cosa ne pensa di tale atteggiamento?

Che è ispirato dal conformismo, una indolore eppure grave malattia dello spirito, in ogni epoca molto diffusa e oggi alimentata dall'azione dei mezzi di comunicazione di massa, a cui è imputabile la presa del "pensiero unico" oggi dominante.

Inoltre, è evidente come sia molto difficile, oggigiorno, riuscire a divulgare attraverso i grandi mezzi mass mediatici idee anticonformiste senza finire per essere tacciati, in ogni caso, per degli antiamericani. Avverte anche lei tale situazione?

Dalla mia precedente risposta risulterà evidente che la avverto. L'accusa di antiamericanismo è un pretesto per delegittimare i dissenzienti. A cui si consente una sola alternativa: subire la gogna o essere sepolti dal silenzio.

Da politologo considera i maggiori partiti dei due più importanti schieramenti della politica italiana privi di qualsiasi volontà di critica nei confronti della politica estera americana in una sorta di compiacimento, più o meno, tacito per il dilagare dello stesso imperialismo s

 
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