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La guerra non ha rilanciato l'economia PDF Stampa E-mail
Scritto da fonte Agi   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

I dati Ocse attestano inequivocabilmente che il tentativo di rilanciare l'economia occidentale con le guerre in Afghanistan e in Iraq è fallito.

7 mag. – Prosegue molto a rilento la fase espansiva tra i paesi industrializzati. Il superindice dell'Ocse a marzo registra per l'area una crescita di 0,5 punti a 124 da 123,5 di febbraio, mentre il tasso semestrale mostra un rallentamento dal 7,6% di febbraio al 7,2%. Nell'Eurozona il Composite Leading Indicator (CLI) cresce a marzo di 0,5 punti ma il tasso semestrale si contrae per il quarto mese consecutivo al 6,3 da 6,4%. Negli Stati Uniti, a marzo il CLI aumenta di 0,4 punti ma il tasso semestrale diminuisce per la terza volta consecutiva a 10,1 da 11,3%.

 
Allarmanti e tragiche le cifre della mortalità infantile PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Il rapporto annuale dell'Unicef dimostra ancora una volta che il modello di sviluppo intrapreso è catastrofico per milioni di persone

Nei dieci paesi più poveri e emarginati del mondo ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiono prima del quinto anno di età a causa di malattie, miseria cronica e esplosione di mine. Il drammatico dato e' contenuto nel rapporto annuale per il 2004 che l'Unicef ha presentato oggi a Berlino.
Solo nella Repubblica democratica del Congo (ex Zaire) i bambini con meno di cinque anni morti ogni anno sono 530 mila. Negli Stati africani dell'Angola e della Sierra Leone, come pure in Afghanistan, un bambino su quattro non arriva al quinto compleanno.
Le malattie più frequenti all'origine della morte dei bambini sono il morbillo, la diarrea, la malaria e i disturbi respiratori. Tutte malattie peraltro che nel resto del mondo si curano regolarmente.

Anche se, negli Stati Uniti, la mortalità infantile permane molto alto, addirittura sorprendente per il mondo industrializzato.

Non sono stati resi noti i dati della mortalità infantile irachena, notoriamente altissima dal 1991 quando iniziò l’embargo di viveri e medicinali deciso dagli Usa.

 
Putin giura e inizia il secondo mandato PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Al termine di una cerimonia fastosa al Cremlino. Nelle mani del Presidente della Federazione Russa buona parte del nostro stesso futuro

Mosca, 7 mag. - Prestando formale giuramento, Vladimir Putin ha oggi dato ufficialmente inizio al proprio secondo mandato quadriennale come presidente della Federazione Russa, conquistato con la schiacciante vittoria elettorale dello scorso marzo. L'inaugurazione della sua nuova Presidenza è stata celebrata al Cremlino con una grandiosa cerimonia in stile quasi zarista, alla presenza dell'elite politica del Paese: erano almeno 1.700 gli ospiti convenuti tra gli stucchi dorati della maestosa sala 'Andreyevsky' per assistere all'evento. Putin l'ha attraversata con passo marziale, poi ha posato la mano destra su un copia della Costituzione russa e ha solennemente giurato di osservarla e di farla rispettare: a quel punto sono letteralmente esplose nel salone di gala le note dell'inno nazionale.

 
Inaugurato l'Airbus 380 PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Fiore all'occhiello dell'aeronautica europea. Un progetto a lungo contrastato dagli americani con la collaborazione di alcuni governi, tra i quali, quello italiano.

Il primo ministro francese, Jean-Pierre Raffarin ha inaugurato la catena di assemblaggio del futuro aviogetto gigante A380 dell’Airbus, a Blagnac, presso Tolosa.

“Grazie per quest’emozione, grazie per questo formidabile volto dell’Europa nuova” ha dichiarato il premier salutando, in questo progetto, “il più grande aereo del mondo in costruzione e la più grande industria aeronautica d’Europa”.
L’industria non è unicamente francese: esistono partecipazioni di quota tedesche e spagnole.

L’Airbus 380 dovrebbe debuttare nel 2005 ed entrare in servizio nel 2006

 
Petrolio e benzina alle stelle PDF Stampa E-mail
Scritto da Agi   
Sabato 08 Maggio 2004 01:00

Gli Usa hanno centrato almeno un obiettivo. L'aumento vertiginoso del petrolio penalizza gli europei, porta dividendi alle compagnie petrolifere e rende conveniente l'estrazione del petrolio americano giacente in profondità.

Nuovo record da 13 anni a questa parte per il Light crude. A New York i future a giugno sul greggio Usa toccano i 40 dollari al barile. Il record storico e' di 41,15 dollari raggiunto nell'ottobre 1990 dopo l'invasione irachena del Kuwait
 
Europei in via d'estinzione PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Il declino demografico dei popoli europei. Ovvero il nostro lento, drammatico cammino verso l'estinzione.

UN ATTESO, importante declino. E' quello della popolazione che riguarda l'Europa tutta intera, e ancora di più l'Unione europea. Ieri le Nazioni Unite hanno diffuso i nuovi dati di un "esercizio" demografico che arditamente proietta le tendenze della popolazione mondiale e dei vari continenti fino al 2300. Servono solo a cercare di vedere quali possano essere i percorsi demografici e stabilire le migliori politiche per evitare i percorsi che porterebbero a situazioni ritenute non sostenibili o per assecondare i percorsi che porterebbero a situazioni ritenute auspicabili. Ma senza arrivare al 2300, che è davvero troppo lontano e audace, se si guarda alle prossime due o tre generazioni, se ci si ferma al 2050, quando saranno anziani (almeno secondo la concezione che abbiamo oggi) i nostri figli e adulti i nostri nipoti, o se si arriva al 2100, quando saranno anziani i nipoti e adulti i pronipoti, la diminuzione del peso demografico dell'Europa è comunque impressionante. Al 2050 sarebbe europeo 1 abitante della Terra su 14 e al 2100 lo sarebbe 1 su 17; contemporaneamente sarebbe africano rispettivamente 1 su 5 e 1 su 4 (e asiatico più di 1 su 2). Al 1900 era europeo 1 su 4 della popolazione mondiale, mentre oggi lo è 1 su 8.
Dai 728 milioni attuali la popolazione europea scenderebbe a 632 nel 2050 e a 538 nel 2100; nello stesso tempo la popolazione dell'Africa salirebbe dai 796 milioni di oggi (più o meno la stessa popolazione dell'Europa) prima a 1,8 miliardi (3 volte la popolazione europea) e poi 2,3 miliardi (4 volte). Soltanto con tante cifre si riesce a dar conto della straordinaria rivoluzione in atto nel pianeta e della progressiva emarginazione del continente europeo, la cui popolazione scomparirebbe quasi del tutto se le tendenze della fecondità continuassero per come sono adesso. Forse una presa di coscienza di quello che sta succedendo e di quello che, con largo margine di probabilità, può succedere in un paio di generazioni, porterebbe i paesi dell'Unione più che mai i suoi paesi più piccoli a un maggior senso di responsabilità per costruire, in primo luogo con la Convenzione, una Unione che sia forte politicamente, socialmente, economicamente. E forse anche cifre del genere aveva in mente Romano Prodi quando, invocando una Convenzione adeguata, segnalava che in sua mancanza si potrebbe avere una completa emarginazione dell'Unione.
Certamente questi dati e queste tendenze impongono una riflessione profonda sui nuovi rapporti geo-politici che tutto questo comporta fra le varie regioni del mondo e sulle sfide che attendono l'Unione europea verso l'esterno e al suo interno, a cominciare da un possibile allargamento a tutta l'Europa geograficamente definita e forse oltre. Anche perché il continente europeo sarà quello di gran lunga più vecchio nel mondo intero.
Ma si pongono per l'intanto e più che mai nel giro di uno o due decenni soltanto all'Europa quattro grandi interrogativi, che possono essere visti come vere e proprie sfide: a) si riuscirà ad avere almeno parzialmente il ricambio delle generazioni? b) lo stato sociale e il benessere delle generazioni attuali e future potranno essere assicurati da uno sviluppo economico che resti adeguato e competitivo? c) si saprà gestire la necessaria, imponente immigrazione straniera e mantenere la coesione all'interno di ogni paese? d) si sapranno intrattenere appropriati e validi rapporti con quelli che attualmente sono i paesi in via di sviluppo?
Tutte queste sfide sono già iniziate, a partire dalla prima alla quale è necessario per ora rispondere largamente di no e a seguire con la seconda che sta mettendo in crisi tutti i paesi europei sia per i problemi del welfare, sia per quelli collegati della competitività internazionale, con la terza sulle quali le risposte xenofobe o addirittura razziste non sono infrequenti, per finire con la quarta per la quale resiste la tentazione di rapporti unilaterali di ogni

 
Mandato Arresto Europeo: Castelli, Si Accorgono Che Forse Avevo Ragione PDF Stampa E-mail
Scritto da ASCA   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

''Nel 2001 sono stato criminalizzato quando sollevavo dubbi costituzionali e di carattere tecnico sul testo del mandato di arresto europeo, cosi' come venne approvato dal consiglio dei ministri."

"Mi accorgo con soddisfazione che in Parlamento si fa sempre piu' fatica a trovare qualcuno che lo voglia votare. Forse si comincia a pensare che avevo ragione...''. E' quanto ha dichiarato il ministro della giustizia, Roberto castelli, interpellato al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi sul rinvio all'11 maggio dell'esame da parte della Camera del provvedimento. ''Il mandato di arresto cosi' com'e' formulato va a collidere con molti aspetti della nostra Costituzione - ha proseguito Castelli - e presenta numerose problematiche: c'e' ora uno schieramento trasversale che si accorge che quando dicevo che bisognava pensarci bene e che non si poteva approvarlo in tre sedute non avevo tutti i torti...'.
 
Skull and Bones PDF Stampa E-mail
Scritto da alternativa-antagonista.com   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Una lobby per il Nuovo Ordine Mondiale

Un’ombra oscura si cela dietro alla maggior parte dei personaggi che si succedono alle più importanti cariche degli Stati Uniti. Una lobby segreta… ormai neppure più di tanto, visto che ci sono state fughe di notizie da parte degli adepti, la pubblicazione di un libro dello storico Antony C. Sutton ("America's Secret Establishment", liberty House Press. Bilings 1986) ed addirittura due films, inventati ma non più di tanto… parliamo di "SKULL AND BONES" (Teschio e Ossa). Questa è un’associazione paramassonica da cui spiccano il volo (da circa un centinaio d’anni) personaggi di rilievo del governo degli Stati Uniti. Creata da William Russell e Alphonso Taft nel 1832 come confraternita universitaria di Yale, una delle più famose e prestigiose università statunitensi, il suo sistema esoterico si riallaccia vagamente alla tradizione templare. Il suo credo è uno strano socialismo elitario e tecnocratico, sotto l'egida della Corona inglese (e ricordiamo che il sovrano regnante nel Regno Unito è ufficialmente di diritto capo della massoneria inglese…), a cui pare che giurino ancora eterna fedeltà. Ben presto diventò una lobby vera e propria, cercando di far divenire (riuscendoci) i propri adepti dirigenti dell'establishment statunitense, grazie a conoscenze incrociate, favori ed azioni più o meno lecite… Conti bancari alle stelle, contatti inimmaginabili ad altissimo livello (politico, finanziario, militare e istituzionale): la Skull and Bones promette (e mantiene) quest'orizzonte di gloria ai suoi membri. Ogni anno quindici studenti dell’università entrano a far parte di questa organizzazione attraverso riti di stile massonico, antichi e mai mutati (vengono calati dentro delle bare, coperti da teli neri con dei teschi e due femori incrociati; il noto simbolo dei pirati è tratto dalla tradizione massonica, della quale la pirateria inglese fu un importante braccio operativo). In tali riti si dice venga utilizzato il teschio del leggendario pellerossa Geronimo, il più famoso capo della tribù Apache. Queste voci vengono confermate dal fatto che proprio poco tempo fa (nell’ottobre 2003) è iniziata una causa legale contro la setta "Skull and Bones" da parte degli ultimi discendenti di questi nativi per riottenere i resti del loro capo e rendergli degna sepoltura. La finalità dell’associazione è semplice: creare una propria classe dirigente per aver la strada libera alla creazione del "Nuovo Ordine Mondiale", baipassando ogni tipo di schieramento, da quello politico a quello religioso ecc.; obiettivo da raggiungere con ogni mezzo (motto dell’organizzazione: "Divide et Impera"). Era stato fin troppo chiaro, già il 17 febbraio del 1950, il banchiere James Warburg, alla Commissione Esteri del Senato, quando aveva affermato: "Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o col consenso o con la forza". I loro volti sfuggenti e le loro formule segrete ricorrono in scandali, attentati, cospirazioni più o meno note. Un chiaro ed inquietante segno del legame che esiste tra "i Teschi" e l’organo statale americano sono due statue stranamente, misteriosamente (poi neanche tanto), perfettamente identiche che si trovano una all’interno dell’università di Yale e l’altra sopra il portone di ingresso del compartimento generale della Cia. Non a caso uno dei membri più in vista della setta "Skull and Bones" è George Bush Senior (che sarebbe stato iniziato nel 1943), ex presidente americano, ex direttore della Cia, esponente di rilievo della sinarchia internazionale, figura di spicco del C.F.R, della Trilaterale, della potente Pilgrims Society. Comunque l’ex presidente era in buona compagnia in famiglia, visto che il padre Prescott Bush è colui che sottrasse alla tribù Apache il Teschio di Geronimo, ed il figlio George Walker Bush, detto Junior, è l’attuale presidente Usa (e tutti sappiamo quali opportunità si hanno nell’

 
Moore boicottato PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

La Disney blocca l'uscita in sala del documentario anti-Bush Fahrenheit 9/11. Protesta la Miramax.La Disney "boicotta" Michael Moore.

La Casa di Topolino ha "proibito" alla Miramax (sua consociata) di distribuire nelle sale Fahrenheit 9/11 il nuovo ed esplosivo documentario firmato dal regista di Bowling a Columbine. Lo rivela il sito di Variety, secondo il quale dietro il "dictat" imposto dalla major alla società di Harvey Weinstein ci sarebbero motivi politici.Il film - che sarà presentato in concorso al festival di Cannes - secondo quanto rivelato dallo stesso regista, conterrebbe rivelazioni scottanti sugli avvenimenti dell'11 settembre, sul presunto legame tra la famiglia di George W. Bush e Osam Bin Laden, nonché sul modo in cui il presidente Usa avrebbe strumentalizzato la tragedia a livello internazionale. La Miramaxè già da tempo al lavoro per un lancio in grande stile del documentario, ma Fahrenheit 9/11 non figura nel listino delle uscite estive della società, benché l'arrivo in sala fosse previsto a luglio. Il portavoce della Miramax, Matthew Hiltzik, ha fatto sapere cheè attualmente allo studio una soluzione per risolvere la controversia, come affidare la distribuzione del film ad una piccola casa indipendente e lasciare alla società di Weinstein la gestione del marketing. Ma secondo Variety, la decisione avrebbe seriamente compromesso i rapporti tra Weinstein e il capo della Disney, Michael Eisner. Il precedente documentario di Moore, Bowling a Columbineè stato un successo di proporzioni straordinarie: costato soltanto 3 milioni di dollari, ne ha incassati 120 milioni e vinto un Oscar.
 
Arriva Bush, la sinistra fibrilla PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Il viaggio a Roma del presidente americano il 4 giugno divide le due anime di una sinistra in crisi. C'è chi vuole partecipare alle cerimonie e chi vuole contestare.

ROMA Arriva George Bush e l’opposizione fibrilla. Il presidente americano è atteso in Italia per il 4 giugno e con un mese di anticipo Listone e partiti anti-Listone già si dividono. «Se il governo organizzerà un appuntamento istituzionale, noi ne prenderemo atto e ci saremo», ha annunciato Francesco Rutelli. «E noi invece chiamiamo il popolo della pace a scendere in piazza», annunciano dalle parti del Pdci, ma intendimenti simili nutrono Verdi, Rifondazione, Occhetto-Di Pietro.
Della questione si è discusso a lungo durante l’ultima riunione di vertice della Lista Prodi proprio l’altro giorno, e tra le cautele del caso, non nascondendosi difficoltà e rischi, tuttavia i capi del Listone hanno convenuto che sulla visita di Bush non si può seguire la linea del ”né aderire né sabotare”, non si può adottare l’atteggiamento protestatario, ma si deve partecipare. «Dobbiamo evitare le strumentalizzazioni anti-Usa ma anche quelle del governo», ha richiamato uno. «Bisogna chiedere al governo un impegno perché la visita sia un avvenimento istituzionale, si commemori anche la Liberazione, la lotta antifascista fatta con il concorso di tutti», ha argomentato un altro. Le conclusioni cui si è giunti sono due: i leader del Listone parteciperanno alle cerimonie cui saranno invitati, o di palazzo Chigi o dell’ambasciata Usa; nello stesso tempo, il Listone sta pensando di organizzare un’iniziativa, forse un convegno, che preceda la visita del 4 giugno e che serva a far capire l’impostazione ulivista in materia. Spiega Ugo Intini dello Sdi: «Dobbiamo far capire e ribadire il concetto che si può e si deve essere alleati degli Usa senza per questo allinearsi a tutte le loro scelte, il rapporto va rinegoziato sempre». Ma a quali cerimonie potranno presenziare i leader della Lista? L’agenda di Bush è ancora top secret, sia perché manca quasi un mese, sia per ovvi motivi di sicurezza, «non sappiamo neanche dove andrà a mangiare», confessano a palazzo Chigi. Si parla di visite ad Anzio e a Cassino, ma non si sa ancora bene quando e come. La presenza di Rutelli e Fassino è allo stato un desiderata, così come quella di Romano Prodi che verrebbe invitato come presidente Ue e in questa veste parteciperebbe. Walter Veltroni, nel frattempo, ha già fatto spostare appuntamenti e concerti previsti per il 4 giugno (liberazione di Roma) alla domenica 6.
Ma è già in agitazione il fronte pacifista. Oliviero Diliberto, leader del Pdci, chiama a raccolta «il popolo della pace per una grande mobilitazione contro Bush le cui mani grondano sangue», e al Listone manda a dire: «Questo non è il momento dell’unità nazionale, ma di aumentare l’offensiva contro il governo». Il verde Paolo Cento non è da meno: «Il tormentone ormai non è più la mozione sull’Iraq, ma che cosa succederà il 4 giugno. Noi saremo in piazza contro Bush, il Listone parteciperà alle cerimonie».

 
Griffato Guevara PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Venerdì 07 Maggio 2004 01:00

Il volto del Che fa tendenza, ovvero come trasformare un icona rivoluzionaria in un logo alla moda.

Su tazze, t-shirt, accendini, bandiere e orologi. Come un’icona politica è diventata il logo dei no-logo. Ernesto Che Guevara è oggi un simbolo per gli schiavi della fashion-globalizzazione. E ancora una volta ci sono di mezzo gli americani. Infatti è negli Stati Uniti che, soprattutto negli ultimi anni, è cresciuto il business legato alla celebre foto di Alberto Korda scattata nel 1960. Per farsene un’idea basta entrare da Sam&Seb, boutique per bambini “cool” newyorchesi: qui, tra minuscoli Levi’s e baby-top di Dries Van Noten, pensati per non far sembrare un bambino di tre anni, appunto, un bambino di tre anni, si può trovare tutta una linea di magliette dedicata al Che. «Sempre più genitori vengono a comprare per i loro piccoli le t-shirt con l’immagine del rivoluzionario», racconta la proprietaria del negozio, Simone Manwarring, al New York Times. «E a tutto pensano fuorché all’ideologia o alla storia che, invece, è stata presa a baluardo da intere generazioni». E che dire dello shopping su Internet? «Negli ultimi sei mesi le vendite di gadget sul sito www.thechestore.com sono aumentate del 40 per cento», racconta sempre al quotidiano il gestore del sito John Trigiani, che cominciò a vendere gli accessori del Che online solo nel 1999. Ma a cosa è dovuto questo rinnovato interesse nei confronti del personaggio? «Penso che uno dei motivi sia da ricercare in Mike Tyson», sostiene Trigiani. Anni fa, infatti, il campione sfoggiava un’immagine del Che sulla cassa toracica. Inoltre, di recente sono usciti due film dedicati a Che Guevara: The Motorcycles Diaries, presentato al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, e Che, che sarà in produzione il prossimo anno. Ma attenzione: l’ideologia sembra davvero che non abbia niente a che vedere con la moda, l’abbigliamento o i gadget che impazzano tra i fashion-victims. «Ho incontrato uno studente del college che voleva la t-shirt senza sapere nemmeno a chi appartenesse quella faccia», aggiunge Trigiani. L’immagine del rivoluzionario argentino-cubano, insomma, attrae come un marchio estetico piuttosto che politico: «Il prossimo volto che ci piacerebbe sfruttare è quello di Mao Zedong», dice la signora Manwarring, «che è popolare quanto quello del Che».

 
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