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Scritto da Gabriele Adinolfi   
Giovedì 22 Settembre 2016 09:55


Coscientemente

Non essendomi interessato troppo della questione, fino ad oggi non avevo un'opinione precisa sull'esistenza degli Ufo. Ora devo dire che me la sono fatta: c'è vita intelligente in questo pianeta di zombie, un genere annunciato da Adriano Scianca. Come altro definirlo se non un Terrestre precipitato in un pianeta Voodoo, capace di rompere le catene degli schemi temporali e ambientali della sempre più diffusa meningite nella banalità? Già il suo saggio su Ezra, rigorosamente meno letto del suo libro su CasaPound, eccellente sì ma non sublime come quello sul Poeta che fa surf, aveva dato il polso ed espresso il livello. Questa sua nuova opera, L'identità sacra (Dèi, popoli e luoghi al tempo della Grande Sostituzione) è più di una conferma.

Adriano riesce ad essere al tempo stesso erudito, colto, rigoroso, analitico e sintetico. Il che ha, di per sé, del sovrumano, almeno oggi. Ma c'è di più, a differenza di quasi tutti coloro che ai nostri giorni si cimentano, anche di quelli più in voga, che sono spinti da qualche linea emotiva e sentimentale o da qualche cristallo concettuale, Adriano usa il Criterio, questo sconosciuto (da “crino” che significa discernere). In un'epoca di cervelli che s'illudono di pensare ma sono pensati a monte, la padronanza linguistica, etimologica, semiologica e concettuale rappresenta una linea di fronte, un Terminus per prendere a prestito uno degli argomenti sviluppati nel libro e, a differenza di tanto teorizzare o tifare, afferma, solidifica e crea.

Il saggio di Scianca fa esattamente questo. Analizza la Grande Sostituzione e, con essa, la deformazione mentale delle borghesie occidentali e del loro fallimento utopico, in modo complessivo e dettagliato, come solo de Benoist e pochi altri sarebbero stati in grado di fare. Non si limita a quello: sottolinea il contrasto tra il disorientamento e l'etnomasochismo da un lato e la centralità sacra dall'altro, con una tematica evoliana, tanto che potremmo definire questo libro come un compendio di Rivolta contro il mondo moderno. Poi ci sono le conclusioni di lotta che sinceramente sono ancora per pochi, ma questo è un bene. Tra Nietzsche e l'altro Adriano, direi, il Romualdi.

Se affermassi che questo saggio va letto assolutamente mentirei. Non va letto, va letto, riletto, appreso a memoria e utilizzato innanzitutto per correggere se stessi. Bisognerebbe che tutti quelli che pensano in qualche modo di essere dalla parte giusta, trovassero l'umiltà, l'intelligenza e la capacità di scorgere quanto nel loro politicamente scorretto hanno ancora del politicamente corretto e dell'etnomasochismo dominanti. Se lo facessero salterebbero sulla sedia quasi tutti e non sarebbe male. Dovrebbero poi soffermarsi su ogni concetto riguardante la pars costruens, o i richiami tradizionali, e non farne delle parole e delle immagini ma un re-orientamento.Su questo sono meno ottimista, diciamo che non credo molto negli Ufo e conosco i miei polli.

Per i pochi che possono essere cigni e che sanno che prima di diventarlo devono sapersi riconoscere come brutti anatroccoli, questo saggio è fondamentale. Andrebbe tradotto in tutte le lingue e stampato ovunque ci siano indoeuropei o culture guerriere.

L'unico rischio, a furia di attraversare lande di zombie, è che il Terrestre si monti la testa: cosa molto facile in ambienti presuntuosetti e autorefenziali come i nostri dove basta essere un sergente per tre minuti per prendersi per Napoleone. Ma Adriano, da come lo conosco, non corre più di tanto questo rischio. Ho deciso: è un Ufo!

 

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