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L'Europa ritrovi il suo Centro PDF Stampa E-mail
Scritto da centrostudipolaris.org   
Lunedì 13 Febbraio 2017 01:45


Il convegno di Polaris ed EurHope a Trieste

 

Trieste, città marcatamente italiana, dal 1382 al 1918 fu porto asburgico, porta adriatica della Mitteleuropa, godendo a lungo a di una particolare condizione federata e dello status di porto franco.
Questa città che dal 1945 fu per quasi un decennio sotto il tallone imperialistico anglo-jugoslavo e rappresentò la scintilla del risveglio patriottico italiano nel dopoguerra, sabato 11 febbraio è stata scelta per il convegno del Think Tank EurHope e del Centro Studi Polaris, dal titolo L'Europa ritrovi il suo Centro.
La scelta era volta a rendere l'idea di una Nuova Europa, che garantisca identità nazionali e identità regionali, sovranità, autonomie, in un'ottica al contempo confederata e imperiale che rappresenti, esprima, consolidi e renda forti tutte le nostre fierezze. Nessuna città quanto Trieste poteva rappresentare tutto questo.
In apertura del convegno, l'intervento del giornalista Enrique Ravello dal titolo “Catalogna e Mitteleuropa”. Ravello ha ripercorso tre fasi storiche che legano la Catalogna al Sacro Romano Impero e ha spiegato il ruolo di congiunzione naturale che essa tuttora riveste tra la Mitteleuropa e le coste iberiche.
Quindi si è avuta la relazione in diretta da parte dello scrittore e saggista ungherese Laszlo Sipas dal titolo “Uno sguardo Magiaro”. Ripercorsa la storia della Regione dei Carpazi, Sipas ha insistito sulla necessità di riaccorpare la Mitteleuropa, disarticolata fin dal Trattato di Versailles di un secolo fa (1919) e ha spiegato che Budapest deve effettuare una politica di bilancia tra le tre potenze che orbitano intorno al suo spazio vitale: Russia, Turchia e Germania. Alle domande dalla sala, ha convenuto nel fatto che l'Ungheria, oggi impegnata a fermare l'invasione dal sud, potrebbe avere la stessa funzione decisiva che assolse nell'infrangere l'illusione comunista quando sessant'anni fa insorse contro l'invasione da est.
Lo psichiatra e psicoterapeuta Adriano Segatori, ha quindi illustrato le differenze incolmabili che incorrono rispetto al concetto di Impero, che è identitario, sacro, dotato di forma, e quello livellante e deformante d'imperialismo.
L'architetto Ruggero Da Ronch ha illustrato “L'architettura mitteleuropea del 'Novecento”.
Dopo una breve pausa- pranzo, il professore Simone Paliaga nella relazione “L'Europa senza Translatio Imperii” ha addebitato alla guerra civile europea (1914-1945) la sua perdita di ruolo storico e la sua subordinazione psicologica che, nel segno del capitalismo, l'ha condotta ad abdicare a qualsiasi vocazione imperiale. Senza il recupero di quest'assialità non sarà possibile guarire l'Europa.
Il giornalista tedesco e austriaco Martin Peiper ha parlato dei “Popoli della Mitteleuropa” auspicando una loro convivenza armonica e la capacità di profittare della crisi sistemica per assumere ruolo di soggetti.
Il professore Beppe Scalici ha parlato poi della storia del Sacro Romano Impero e soprattutto de
“Il senso dello spazio mitteleuropeo oggi” un senso che travalica la funzione in sé per diventare essenza e anima di un risveglio.
Il professore Franceso De Matté ha quindi parlato di “Paneuropa e Mitteleuropa” confrontando le dottrine geopolitiche di John Mackinder e Karl Haushofer; la prima, marittima, puntava a smembrare l'unità europea, l'altra, terrestre, intendeva creare uno spazio di dominio mondiale che legasse tra loro Germania, Russia e Giappone. Qualcosa di simile all'Europa Boreale di Jean-Marie Le Pen che si estenderebbe da Lisbona a Tokyo.
In conclusione Gabriele Adinolfi, caporedattore delle riviste Polaris ed EurHope, ha fatto il punto con una relazione dal medesimo titolo del convegno, “L'Europa ritrovi il suo Centro”.
In questo intervento, che fungeva da trama generale, sono stati chiariti nel dettaglio gli orientamenti per rivoluzionare radicalmente l'Europa in senso confederale e imperiale e al tempo stesso sono stati analizzati i diversi centri di potere oggi a confronto, nonché la differenza che intercorre tra le diverse linee populiste europee, proponendo una linea coerente e positiva che sia animata da ambizione, spiritualità, autonomia e volontà di potenza.

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Febbraio 2017 18:09
 

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