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La Madre PDF Stampa E-mail
Scritto da Carlo Pastorino   
Venerdì 17 Febbraio 2017 00:01


da “La prova del fuoco, cose vere”, Ed. Corriere della sera

Scendevo un chiaro mattino di sole dal Corno ad Anghebeni. Ero solo e non ricordo quale fosse la causa della discesa.
A lato della mulattiera, in un tratto solitamente battuto, c’era un soldato che dormiva: il sole gli illuminava la faccia, la quale, tonda, imberbe, di fanciullone bello, aveva nel sonno un calmo sorriso di estasi.
Io mi arrestai, colpito, a guardare. Era un soldato del genio. Guardandolo, io sentivo che avrei dovuto svegliarlo; ché era l’ora nella quale generalmente le artiglierie cominciavano a battere: e mi doleva, nello stesso tempo, rompere quel sonno mirabile. E stetti così, fra il sì e il no, qualche poco; e il no vinse, mi mossi e andai oltre.
Ma non feci venti passi, e nella lucentezza dell’aria i miei occhi videro formarsi, nitida, dolce, un’immagine di donna: era la madre del fanciullo addormentato: bella come lui, giovane ancora, quasi quanto lui; e mi passò accanto, sfiorandomi, e salì lieve lieve, con passo simile a volo, e s’appressò al figliuolo: e qui gli si curvò sopra e moveva le labbra come per destarlo, ma egli non si destava. Allora gli occhi della dolce donna si volsero verso di me e pieni di muta implorazione chiedevano aiuto. Poi essa sparì.
Io mi passai una mano sulla fronte. «Che è mai» dissi. Guardai nella lucentezza dell’aria: nulla v’era più. “È stata dunque un’allucinazione” pensai.
Ma non potei proseguire e tornai sui miei passi. Il soldato dormiva sempre: e io, con il cuore che mi batteva, commosso, mi curvai su di lui nel modo stesso che s’era curvata la madre e: «Alzati,» dissi «c’è pericolo qui...».
Egli si alzò. «Grazie» rispose; e movendosi per mettersi al riparo dietro una rupe aggiunse: «Siamo arrivati stanotte... Io non sapevo...».
La sera risalendo passavo di lì; e rividi il soldato il quale mi venne incontro agitando le braccia.
«Grazie mille volte,» esclamò «a lei debbo la vita. Vede? Proprio nello stesso posto...». E mi indicava una buca.
«Oh!».
«Se vi fossi rimasto tre minuti di più...».
E sorrise giocondo: e nella giocondità di quel sorriso io vidi nuovamente sua madre: la madre che mi rendeva grazie.

 

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