Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Giugno 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
     1  2  3  4
  5  6  7  8  91011
12131415161718
19202122232425
2627282930  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
A chi il cielo? PDF Stampa E-mail
Scritto da adnkronos   
Venerdì 24 Febbraio 2017 00:24


A noi

Ci sono mattoni della vita sul pianeta nano Cerere ed a vederli sono stati i sofisticatissimi 'occhi' dello spettrometro italiano Vir a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa. Sulla superficie di Cerere, l’oggetto più grande tra quelli che popolano la fascia principale del Sistema solare, sono state infatti individuate "per la prima volta in modo inequivocabile tracce di materiale organico, in gran parte costituito da composti alifatici" annunciano l'Istituto Nazionale di Astrofisica e l'Agenzia Spaziale Italiana.
La scoperta è stata realizzata da un team di ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis dell’Inaf grazie alle osservazioni dello spettrometro italiano Vir a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa, fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana sotto la guida scientifica dell’Inaf. "Mai prima d’ora avevamo avuto un’evidenza così marcata della presenza di molecole organiche alifatiche su un corpo celeste oltre la Terra da dati di missioni spaziali" afferma De Sanctis, prima autrice dell’articolo che descrive la scoperta, pubblicato nell’ultimo numero della rivista Science.
"Per questo - sottolinea De Sanctis - la scoperta è importante: il nostro gruppo, che vede coinvolti molti colleghi dell’Inaf, ha scoperto in modo inequivocabile su una ampia area della superficie di Cerere, pari a circa 1000 chilometri quadrati, la presenza di materiale organico. Questi composti possono essere considerati i 'mattoni' che costituiscono molecole legate a processi biologici".
Il materiale organico è stato individuato in una ampia regione di Cerere in prossimità del cratere Ernutet ed è distribuito in gran parte in prossimità del cratere ma anche in piccole aree più distanti. Le osservazioni dello spettrometro Vir sono state condotte durante una serie di passaggi nei quali la sonda Dawn si è trovata ad altezze comprese tra 4300 e 385 chilometri dalla superficie.
Secondo i ricercatori, "due sono le possibili cause della notevole concentrazione di materiale organico rinvenuto nella regione del cratere Ernutet: l’impatto sulla superficie di Cerere di un corpo celeste ricco di tali composti o la formazione di molecole organiche direttamente sul pianeta nano". Gli scienziati, pur "non escludendo del tutto" il primo scenario, propendono per il secondo, secondo il quale "i composti rinvenuti sarebbero il risultato di processi chimici innescati da attività idrotermale".
"L’importanza di questa scoperta è data dal fatto che la superficie di Cerere è particolarmente ricca di fillosilicati, sostanzialmente argille, composti ammoniati e anche ghiaccio d’acqua in abbondanza" aggiunge De Sanctis. "Non solo: in una zona del pianeta nano è stata riscontrata la più consistente distribuzione di carbonati al di fuori della Terra. Tutte caratteristiche -spiega la scienziata italiana- che creano un ambiente favorevole a sostenere il possibile sviluppo di una chimica prebiotica su Cerere".
"Lo spettrometro italiano Vir, fornito da Asi e realizzato dall’industria italiana sotto la guida del Team Inaf-Iaps, è una strumentazione di eccellenza a bordo della missione Dawn. L’Italia ha un’esperienza più che ventennale su questo tipo di strumentazione scientifica largamente usato per le missioni di esplorazione del sistema solare". afferma Barbara Negri, responsabile Asi dell’Esplorazione e Osservazione dell’Universo
"La scoperta della presenza di molecole organiche sulla superficie di Cerere rappresenta un’ulteriore conferma della leadership italiana in questo campo" sottolinea Negri. Alla scoperta, oltre a Maria Cristina De Sanctis, hanno contribuito molti ricercatori italiani impegnati in centri di ricerca stranieri e numerosi scienziati statunitensi.


 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.