Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Settembre 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
      1  2  3
  4  5  6  7  8  910
11121314151617
18192021222324
252627282930 

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Eureka! PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriano Scianca x ilprimatonazionale.it   
Mercoledì 01 Marzo 2017 00:40


C'è ancora intelligenza in un'area afflitta da meningite galoppante

Quattro tesi sull’Europa. Quattro tracce che seguono quattro citazioni “autorevoli”, per tornare a ragionare su noi stessi e a partire dai noi stessi.

1. «Noi siamo, in una parola – che sia la nostra parola d’onore! -, buoni Europei, gli eredi dell’Europa, gli eredi straordinariamente ricchi ma anche straordinariamente carichi di doveri di millenni di spirito europeo».
Friedrich Nietzsche

La professione di identità, innanzitutto. Chi siamo noi? Italiani, certamente. Ma c’è una storia che precede la nostra epopea nazionale. E, forse, una che le succede. Di sicuro ce n’è una che la contiene. Da Mazzini a Mussolini, la storia del nazionalismo italiano è stata anche la storia di una vocazione europea, di un’Italia che va al di là dell’Italia. Di un nazionalismo che è più che nazionalismo, di una nazione che ambisce a una dimensione superiore. Ma per ritrovare questa consapevolezza, dobbiamo ritornare a respirare un alito di civiltà, lontano dai provincialismi, dagli egoismi, dalle visioni filistee e piccolo borghesi. Dobbiamo ritrovare il senso di un’intera avventura storica millenaria. I popoli europei sono fratelli: hanno condiviso le stesse conquiste, condividono oggi la stessa alienazione.

2. «L’evidenza dell’Europa è tale che i suoi stessi occupanti sono costretti ad usare un linguaggio europeo».
Jean Thiriart

Europa è, sfortunatamente, oggi il nome di una truffa criminale. L’Unione europea incarna il tradimento sistematico dell’Europa. Essa si concepisce come uno spazio liberato dalla storia e fa di tale condizione la propria ragion d’essere: la nostra unica identità ammessa è quella di non avere identità. I cinesi vanno fieri della loro cinesità, gli arabi della loro arabità, agli europei oggi è permesso andare fieri solo del loro niente.



3. «Bisogna che immediatamente,
Subito,
In questo stesso attimo,
Costruiamo la torre della nostra disperazione e del nostro orgoglio.
Con il sudore ed il sangue di tutte le classi
Dobbiamo costruire una patria come non si è mai vista.
Compatta come un blocco d’acciaio, come una calamita.
Tutta la limatura d’Europa vi si aggregherà
per amore o per forza».

Pierre Drieu La Rochelle

L’Europa sarà “una patria come non si è mai vista”. Eppure, persino gli ambienti identitari la identificano sempre con il già visto. Esiste tutto un immaginario europeista certo interessante, ma datato, fatto di castelli, fate e armature, che ci parla di un passato glorioso ma che non torna. Attorno a questo immaginario e al discorso ideologico che esso veicola non si aggregherà mai nessuno, se non i nostalgici. Occorre la creazione di un immaginario europeo contemporaneo. Uno stile europeo, una forma europea, un discorso europeo proiettato verso l’avvenire. Un europeismo rivoluzionario.

4. «La dottrina mistica di lotta e vittoria rappresenta per noi un apice luminoso della nostra comune concezione dell’azione in senso tradizionale».
Julius Evola

In molti ambienti ostili al pensiero dominante liberal si sta diffondendo una pericolosa ebbrezza di vittoria. Trump, Putin, la Brexit: gli editorialisti politicamente corretti tremano, quindi stiamo vincendo. È a causa di questo errore che ogni potenzialità racchiusa nell’epoca presente ci sfugge. Credendo di poter raggiungere una vittoria per procura, automaticamente smettiamo di giocare, figurarsi di vincere. Ma per essere antagonisti dobbiamo almeno essere agonisti, cioè essere consapevoli di stare nell’agone. Non c’è vittoria senza lotta. L’assurda convinzione di avere la vittoria a portata di mano senza lottare, senza combattere, solo per riflesso delle mosse altrui, è pericolosa e incapacitante. Nella storia, ognuno gioca la sua partita, credere di vincere senza giocare significa essere preda di un’allucinazione.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.