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Le mamme italiane hanno vinto PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Venerdì 24 Marzo 2017 00:06


Potranno godersi i loro bamboccioni fino all'età di 50 anni

Per diventare autonomi i giovani italiani ci mettono sempre di più. Nel 2004 un giovane di 20 anni impiegava circa 10 anni per costruirsi una vita autonoma: nel 2020 ne impiegherà 18 e nel 2030 addirittura 28. Se quindi nei prossimi anni un ragazzo diventerà «grande» a quasi 40 anni, tra tredici anni lo sarà a 50 anni. È quanto emerge dal rapporto 2017 della Fondazione Bruno Visentini, presentato oggi all’Università Luiss. La ricerca ha compiuto un’analisi comparata delle principali esperienze italiane ed europee in tema di riduzione del divario generazionale, attraverso uno specifico indicatore di divario generazionale: nell’indice europeo di equità intergenerazionale l’Italia è al penultimo posto, seguita dalla Grecia. I giovani italiani risultano quindi più svantaggiati e se nel 2004 un ragazzo di 20 anni per raggiungere l’indipendenza doveva scavalcare un “muro” di un metro, nel 2030 quel muro sarà alto tre metri e dunque invalicabile.
Tre Neet e pensionati
Per fronteggiare l’emergenza generazionale la Fondazione Bruno Visentini propone una rimodulazione dell’imposizione che, con funzione redistributiva, tenga conto della maturità fiscale. Inoltre, indica la necessita di un contributo solidaristico da parte della generazione più matura che gode delle pensioni più generose, un contributo ritenuto «doveroso», non solo sotto il profilo etico, ma anche sotto quello sociale ed economico. Tra le soluzioni per affrontare il problema, viene ipotizzato il coinvolgimento, per tre anni, di circa due milioni di pensionati «sottoscrittori», posizionati nella parte apicale nelle fasce pensionistiche, con un intervento rigorosamente progressivo rispetto sia alla capacità contributiva, sia ai contributi versati. I pensionati d’oro sarebbero quindi chiamati a contribuire allo sviluppo di un elevato numero di Neet (i giovani non impegnati nello studio, né nel lavoro, né nella formazione). Ciò attraverso incentivi fiscali e la creazione di un adeguato fondo di solidarietà per le politiche giovanili, nonché misure straordinarie di contributi e creazione di appositi strumenti finanziari.


 

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