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Trump sarebbe un viagra PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Venerdì 21 Aprile 2017 00:12


Grafici eretti solo per poco nel gigante dei giganti?

Il Pil americano spinto da Donald Trump, la crescita mondiale minacciata da politiche protezionistiche; confermata la risalita del Vecchio Continente (ma l'Italia resta fanalino di coda). È quanto emerge dal World Economic Outlook (Weo) di aprile del Fondo Monetario Internazionale.

L'Fmi conferma la revisione al rialzo della crescita del Pil Usa al 2,3% quest'anno e al 2,5% nel 2018, come indicato ad ottobre, sottolineando come l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca abbia galvanizzato le aspettative. Le previsioni riflettono "l'atteso allentamento delle politiche di bilancio ed un aumento della fiducia, soprattutto dopo le elezioni dello scorso novembre che, se persisteranno, rinforzeranno lo slancio ciclico", si legge nel rapporto. "Tuttavia, in un orizzonte di più lungo periodo, l'outlook per l'economia Usa si presenta più debole. La crescita potenziale è stimata all'1,8%", appesantita dall'invecchiamento della popolazione e dalla più debole produttività", precisano gli economisti di Washington segnalando che le previsioni sono state delineate prima di conoscere "cruciali dettagli sui cambiamento delle politiche di bilancio Usa, compreso l'ammontare e la composizione dell'allentamento".
Tuttavia, se il taglio alle tasse promesso dal presidente americano Donald Trump non si materializzerà, il Fondo monetario internazionale potrebbe rivedere le sue stime che non tengono conto degli stimoli fiscali in agenda. Lo ha precisato il capo economista del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, illustrando il World Economic Outlook (Weo) di primavera nel quale si prevede "uno stimolo fiscale consistente" dalle politiche di bilancio espansive annunciate da Trump. Le previsioni "sono un work in progress e sono valide finchè non le aggiorneremo il prossimo luglio", ha dichiarato Obstfeld. "Stiamo monitorando la situazione".

Nel Weo si sottolinea come le politiche espansive negli Usa, con un conseguente aumento del deficit pubblico, potrebbero comportare da parte della Federal Reserve, un rialzo dei tassi più veloce del previsto" con un "forte apprezzamento del dollaro e possibili difficoltà per alcuni Paesi emergenti e in via di sviluppo". Il Fmi ha previsto complessivamente un rialzo dei tassi Usa di 75 punti base nel 2017.
Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha dichiarato in un'intervista al Financial Times che l'obiettivo di una riforma delle tasse prima di agosto "non è realistico a questo punto. E' corretto dire che probabilmente slitterà un pochino".

Eurozona. Rispetto alle previsioni di gennaio, il Fmi ha alzato di un decimale la propria stima per quanto riguarda la crescita del Pil dell'eurozona nel 2017, portandola all'1,7%. Invariata, invece, la previsione di un +1,6% per il 2018. Con un +0,8% sia per il 2017 che per il 2018, l'Italia è attesa alla peggior performance in termini di crescita di tutta l'area euro. L'economia italiana si posiziona infatti dietro a quelle di Germania (+1,6% e +1,5%), Francia (+1,4% e +1,6%) e Spagna (+2,6% e +2,1%), ma anche dietro a quella della Grecia (+2,2% e +2,7%).

Per quanto riguarda le altre economie mondiali, revisioni al rialzo per il Regno Unito, dato al +2% nel 2017 e al +1,5% nel 2018, e per la Cina, al +6,6% quest'anno e al +6,2% il prossimo. Invariate, sempre rispetto all'ultimo aggiornamento di gennaio, le proiezioni per gli Stati Uniti: +2,3% nel 2017 e +2,5% nel 2018.
Italia "significativamente al di sotto del potenziale", passi avanti sul debito. Migliora leggermente la stima di crescita del Pil italiano per il 2017 effettuata dal Fondo monetario internazionale, che nel nuovo World Economic Outlook alza di un decimo di punto percentuale, al +0,8%, l'indicazione rispetto a quanto prospettato in gennaio. Per il 2018, invece, il Fmi conferma una proiezione al +0,8%. Nel documento, l'Italia viene inserita tra le nazioni in cui la produzione rimane "significativamente al di sotto del potenziale". Per quanto riguarda l'inflazione, le previsioni sono dell'1,3% sia per il 2017 che per il 2018, mentre il tasso di disoccupazione è dato in calo all'11,4% nel 2017 e all'11% nel 2018.
Il debito pubblico italiano resta sopra il 130% ma migliora. Dopo al 132,6% del 2016, il Fmi lo prevede al 132,8% del pil nel 2017 e al 131,6% nel 2018, in deciso calo rispetto alle stime di ottobre, quando aveva previsto un debito al 133,4% per quest'anno e al 132% nel 2018. Nonostante il miglioramento, le stime del Fmi restano superiori di qualche decimale rispetto a quelle contenute nel Def, dove è previsto un debito al 132,5% nel 2017 e al 131,0% nel 2018.
Il rischio protezionismo. "Mentre c'è una possibilità che la crescita superi le aspettative nel breve termine, rischi significativi di rallentamento continuano a velare la prospettiva a medio termine, e potrebbero addirittura essersi intensificati dall'ultima previsione". "Una minaccia importante - prosegue il documento - è quella di una svolta verso il protezionismo, che porti a una guerra commerciale". Secondo il Fmi, piuttosto, i governi dovrebbero "seguire politiche commerciali coerenti con la massima produttività, integrandole con altre politiche che distribuiscano meglio i guadagni dal commercio estero internamente, migliorino le competenze e l'adattabilità della forza lavoro, e rendano più semplice il processo di adeguamento per chi è colpito negativamente dal bisogno di ricollocamento economico".

 

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