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Il "filantropo" perde miliardi? PDF Stampa E-mail
Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Giovedì 18 Maggio 2017 00:18


Nel suo scontro con gli israeliani che però, non per questo, diventano simpatici

George Soros è nei guai. Il finanziere americano di origini ungheresi dovrà affrontare una battaglia legale da dieci miliardi di dollari con l’accusa di aver esercitato la sua imponente influenza politica sul governo della Guinea al fine di danneggiare la compagnia israeliana Bsg Resources. Il tutto per il proprio tornaconto personale. A riportarlo è Fox News.
Il magnate e presidente della Open Society Foundations avrebbe – secondo le accuse mosse dalla compagnia e alle quali ora dovrà rispondere – esercitato il proprio potere al fine di mettere i bastoni tra le ruote alla stessa Bsg Resources, impedendole di stringere accordi e accedere ad appalti nell’ambito del settore minerario della nazione africana. Questa volta Soros si è messo contro degli avversari altrettanto potenti.
L’accusa contro George Soros
«Soros ha agito allo scopo di danneggiarci, in quanto non possiede attività economiche in Guinea» – scrive l’azienda negli atti giudiziari depositati presso il tribunale. Il portavoce di Soros ha replicato, sostenendo che «come filantropo egli sostiene regolarmente i governi democratici in Europa orientale e in Africa», aggiungendo che «da tutta la vita egli ha interesse ad aiutare le nazioni più povere. Ha semplicemente chiesto di monitorare la Bsg, allarmato da una possibile corruzione e dai problemi legali della società». Ora sarà la giustizia a stabilire chi ha ragione.
Sullo sfondo la rivalità con Israele e Beny Steinmetz
Come riporta Fox News, la Bsg è presieduta dal magnate e avversario di Soros, Beny Steinmetz, il quale ha accusato il finanziere e le sue fondazioni di aver sabotato la sua società. Steinmetz sostiene che Soros, con il quale non è in buoni rapporti da più di vent’anni, sia ostile allo stato di Israele. La Bsg si è vista rescindere il contratto di sfruttamento delle miniere quando si è rifiutata di pagare centinaia di milioni di dollari per rinnovare le licenze; secondo i vertici della società, George Soros ha inoltre fatto pressione sul Dipartimento di Giustizia americano per mettere sotto indagine l’azienda. I portavoce di Soros negano il fatto e sostengono che la Bsg usi questo pretesto per sviare l’attenzione dalle proprie controversie legali.
“Ha influenzato la politica americana”
J. Christian Adams, già procuratore del Dipartimento di Giustizia durante l’amministrazione Obama e ora a capo della Public Interest Legal Foundation, ha dichiarato a Fox News che Soros ha una certa influenza nei confronti del Dipartimento. «Le sue organizzazioni hanno cambiato la politica del Dipartimento negli anni di Obama. Gli americani non hanno idea di quanto sia importante la sua influenza» – ha affermato.
Un dato di fatto incontrovertibile, come sottolinea anche Luca Mainoldi sull’ultimo numero di Limes: «La rete di Ong, gruppi di attivisti e consorzi giornalisti investigativi creati o finanziati da Soros è in effetti vastissima e diversificata. La caratteristica che li accomuna è che, nella visione del finanziere, questi gruppi contribuiscono a promuovere, ognuno nel proprio ambito, l’affermazione in tutto il mondo del concetto di società aperta immaginato da Karl Popper, che il magnate considera il suo mentore filosofico». Un potere pressoché illimitato capace di esercitare pressioni sui governi grazie all’azione promossa da una fittissima rete di organizzazioni finanziate dalla Open Society Foundations.
Il potere di Soros contro le sovranità nazionali
«La prima cosa che salta agli occhi è la natura megalomane del progetto filantropico di Soros. Nessun angolo del globo è risparmiato dai suoi sforzi. Non vi è area politica che lasci intoccata». Non è la tesi di un qualunque cospirazionista o peggio ancora di un’antisemita, ma di Carlone B. Glick, editorialista del Jerusalem Post. L’affondo di Glick è durissimo: «I popoli dell’Occidente devono riconoscere le basi comuni di tutte le azioni di Soros. Devono anche rendersi conto che l’unica risposta a queste campagne premeditate di sovversione è che i popoli dell’Occidente devono sostenere i loro diritti nazionali e il loro diritto individuale alla sicurezza. Devono stare dalla parte delle istituzioni nazionali che garantiscono che la sicurezza, in conformità con le leggi, e sostenere e difendere i propri valori e le tradizioni nazionali».


 

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