Accedi



Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Marzo 2017  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
    1  2  3  4  5
  6  7  8  9101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Alterview
"+L'utente da lei chiamato è ora raggiungibile"+ PDF Stampa E-mail
Scritto da zeusnews.it   
Lunedì 19 Aprile 2004 01:00

Un altro pezzo di privacy se n'è andato, senza colpo ferire. Da alcune settimane sono attivi servizi che informano quando il nostro cellulare, spento, viene nuovamente acceso.

Sono ancora molte le espressioni di disappunto tra gli utenti dei servizi di telefonia mobile forniti dai maggiori gestori italiani, a proposito della fornitura, gratuita ma "forzata", di servizi che informerebbero il chiamante del nostro numero di telefono cellulare della nostra reperibilità o meno. In breve, se Tizio chiama Caio e trova il cellulare spento o irraggiungibile, a Tizio potrà giungere un SMS, o una diversa segnalazione, nel momento in cui Caio torni ad essere raggiungibile o accenda il telefono. Naturalmente, almeno per ora, sia Tizio che Caio devono essere utenti dello stesso gestore di telefonia. I servizi, certamente già offerti da Tim e Vodafone, vengono forniti senza che il cliente ne faccia esplicita richiesta e possono essere disattivati mediante procedure semplici di per sé, ma che aprono ancora una volta una serie di questioni sulla loro opportunità. La prima appare piuttosto lapalissiana: il cliente non ha chiesto il servizio. Non ha importanza che venga erogato gratuitamente, ciò che importa è che ci sia un esplicito consenso del cliente a richiedere quella particolare procedura. Si ha il vizio diffuso di credere che se qualcosa è gratis allora possiamo averlo, ed eventualmente rifiutarlo in un secondo tempo.

E' una logica pericolosa e subdola, considerato il fatto che in questo caso si tratta di una vera e propria minaccia alla privacy. Comunque si può tranquillamente rifiutare anche ciò che è gratis; e in certi casi si deve.Conseguentemente, la seconda questione riguarda il fatto che quando teniamo acceso il telefono o quando lo spegniamo, quando possiamo rispondere o essere raggiungibili (per disponibilità o circostanze tecniche) sono esclusivamente affari nostri.

Ci possono essere migliaia di casi in cui potrebbe essere assolutamente inopportuno che chi ci chiama possa sapere se e quando torniamo ad essere raggiungibili, ma quello che più conta è che disponibilità a rispondere e telefono sono beni personali, di cui ciascuno può disporre a proprio piacimento, senza doverne rendere conto a nessuno.

Certamente si potrà obiettare che la disattivazione di questo tipo di servizio, elargito gratuitamente e con tanta generosità dal nostro gestore preferito (o da quello della ditta o dell'ente per cui lavoriamo) costa solo pochi minuti della nostra attenzione (già, ma quanto vale il nostro tempo?) e che non si è obbligati a mantenerlo.

E' come dire che siamo liberi di rifiutare. Invece, dovremmo essere liberi di non accettare. E, possibilmente, di scegliere.

 
Grazie a Bush l'Europa è più vicina PDF Stampa E-mail
Scritto da E.Gervasoni   
Lunedì 19 Aprile 2004 01:00

Analisi di un processo storico-politico.

Ci sono momenti in cui la storia si affida agli eventi lasciando che uomini e popoli si esercitino per tempi maturi. Si parla spesso dell assenteismo europeo rispetto agli avvenimenti seguiti alla caduta del muro. Il ruolo minimale dell’Europa ha reso certamente più cruente crisi come quella jugoslava, ma da un altro punto di vista, il tempo ha permesso all’Europa di assimilare gli effetti e gli sconvolgimenti geopolitici derivanti dalla caduta del muro, quali il nuovo assetto dell’ex Unione Sovietica, la riunificazione della Germania, l’espansione dell’Europa verso est sino (per ora) al confine russo, avere il tempo di eliminare ogni residuo del passato stabilizzando in qualche modo l’area balcanica. L’Europa ha potuto varare ed applicare l Euro prima che il gigante monetario rappresentato dal dollaro, padrone delle riserve monetarie mondiali, potesse di fatto impedirne la nascita e la crescita. Oggi, l’Euro non rappresenta solo una comoda moneta di circolazione interna funzionale agli europei, ma un punto di riferimento alternativo al dollaro sia negli scambi internazionali che come moneta di riserva complementare e/o in alternativa al dollaro. Il ruolo a volte da comparsa, giocato dall’Europa sullo scenario mondiale negli ultimi dieci anni, ha permesso all’Europa di curarsi le proprie ferite, crescere nella consapevolezza del proprio ruolo e prepararsi ad essere protagonista del nuovo equilibrio mondiale. Non si può avere un ruolo internazionale se non si fa prima ordine e ci si autogoverna in casa propria.È del tutto normale che seppure in corso, un processo storico come la costruzione socio-politico-economico-finanziaria

dell’Europa, abbia pause e tempi lunghi dovuti alla complessità dei particolarismi storici e pratici di popoli e nazioni che la compongono.

Dopo il 1945 l’Europa ha scelto di compiersi attraverso il consenso e la partecipazione dei suoi membri interrompendo i tentativi millenari susseguitisi dall’Impero Romano in poi di stabilizzare un’Europa fondata sul dominio di uno dei suoi popoli sugli altri.

Va ricordato che l’altro grande stato occidentale, formatosi dopo la guerra di indipendenza dagli inglesi, attraverso la conquista di un vasto territorio sottratto agli indiani, ai messicani ed ai francesi, ricompattato attraverso una guerra di secessione, ha avuto più di due secoli per orga 

Germania, omicidio in discoteca PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Lunedì 19 Aprile 2004 01:00

Militare Usa uccide italiano.

WIESBADEN - Finisce in tragedia una lite in discoteca. Un italiano di 18 anni è stato ucciso con una pugnalata e altri tre giovani sono rimasti gravemente feriti durante una rissa la notte scorsa in un locale notturno a Wiesbaden, nell'Assia. Del delitto è sospettato un soldato americano di 23 anni che è stato arrestato dalla polizia. Con lui sono stati fermati due suoi compagni. I soldati farebbero parte delle forze armate Usa di stanza nella regione e domani dovrebbero comparire davanti al giudice. Il ragazzo italiano è deceduto a seguito delle ferite dopo un'ora circa di tentativi di rianimazione sul posto.

A quanto si apprende un gruppo di tre soldati di colore americani avrebbe ingaggiato verso le 02:20 di notte una rissa con un gruppo di cinque ragazzi della vicina località di Budenheim. Secondo testimoni oculari, uno dei soldati Usa avrebbe dato una forte pacca sul sedere alla ragazza di un tedesco. Al che l'italiano si sarebbe diretto verso gli americani. Nel corso del litigio un soldato avrebbe estratto un coltello e colpito quattro dei giovani fra cui, mortalmente, l'italiano.

Gli altri tre feriti, a quanto indicato da un portavoce della polizia, sono un turco di 19 anni e due tedeschi di 20 e 23 e sono ricoverati in gravi condizioni al reparto intensivo dell' ospedale di Wiesbaden. Due erano tenuti fino a questo pomeriggio in coma artificiale. Nel frattempo sono tutti fuori pericolo.

Molti visitatori della discoteca hanno subito uno shock: sette hanno dovuto essere curati. Secondo la polizia, il personale di sicurezza nella "discoteca molto frequentata" si è accorto troppo tardi della rissa per intervenire.

 
Il Terrore e lo spettacolo PDF Stampa E-mail
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Domenica 18 Aprile 2004 01:00

Sulle manifestazioni di piazza contro il terrorismo

Viene inscenata in questi giorni una risibile e patetica sequenza di manifestazioni di piazza contro il terrorismo. In questa farsa, gli sceneggiatori mediaset e quelli ulivastri fanno a gara nell’attribuirsi il merito della miglior organizzazione di quanto, non solo è inefficace, ma rientra appieno nel copione stragista.
Perché le manifestazioni unitarie sono parte integrante del canovaccio sin da quando la “strategia della tensione” è stata concepita; o forse sarebbe meglio dire, da quando si è istituzionalizzata la “società dello spettacolo”.
.
In questa chiave di lettura ci viene incontro un recente documento attribuito al CFR, ovverosia del centro supremo della strategia estera americana, al quale è stato ufficialmente trafugato (anche se io penso trattarsi di un falso che contiene verità). Fu trafugato per essere dato alle stampe in Francia lo scorso novembre e cioè in perfetta e sorprendente concomitanza con le affermazioni che venivano da oltreoceano, vuoi da Lyndon Larouche, vuoi da Wall Street, vuoi dalla Trilateral e che, in chiavi diverse, annunciavano tutte un’offensiva terroristica primaverile in Europa che avrebbe avuto inizio in Spagna.
Questo documento, verosimilmente creato e divulgato dall’intelligence francese che non aveva trovato altro escamotage per puntare l’indice accusatore sul Pentagono, parla proprio della decisione del gotha capital/americano di effettuare rapidamente il passaggio alla fase del “terrore globale” meglio definita come “spettacolo globale del terrore”.
E proprio su questa formula proporrei di soffermarci.
.
Invece di perderci nel labirinto delle ipotesi sulla matrice terroristica (etarra, integralista, mafiosa, ecc) faremmo molto meglio a concentrare la nostra attenzione sulla funzione strutturale del terrorismo.
Al di là dagli effetti politico/economici che ne conseguiranno e che sembrano destinati comunque ad andare in direzione anti-europea a tutto vantaggio delle tasche e delle quote di potere di quel qualche centinaio di famiglie che coordinano l’alta finanza ed il crimine organizzato (ammesso che sia lecito separare i due concetti) dobbiamo capire cos’è il terrorismo nell’attuale fase di “civiltà di massa passiva
In anticipo sui tempi alcuni comunisti atipici, i “situazionisti”, influenzati peraltro da correnti di riflessione degli anni Trenta, definirono quell’attuale come la “società dello spettacolo”.
In grandi linee si tratta di una società che si fonda sullo spettacolo messo in scena dai media, in particolare quelli televisivi.
Non solo chi ha il controllo di questi media ma, soprattutto, chi li sa utilizzare come regista sopraffino, detiene il potere e
 
Il gioco degli stragisti PDF Stampa E-mail
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Domenica 18 Aprile 2004 01:00

Dietro Madrid... riflessioni.

L’11 di marzo ha contrassegnato, forse, l’inizio di una campagna di terrore su vasta scala.
È auspicabile che l’atrocità si esaurisca nello strazio dei duecento morti e degli oltre millecinquecento feriti di Madrid, è sperabile ma non è assolutamente certo.
Alcune “fonti bene informate” sostengono purtroppo il contrario
.
Da voci provenienti dalla finanza americana una campagna del terrore il cui obiettivo principale sarebbe quello di colpire le borse è prevedibile in Italia, Francia e Inghilterra oltre che, nuovamente, negli Stati Uniti.
Fonti “vicine” al Mossad – ovverosia il servizio segreto israeliano così presente negli intrighi internazionali più sanguinosi – parlano di Roma e Vienna.
E dobbiamo tristemente convenire che l’unico comun denominatore delle due piste è proprio il nostro Paese.
.
Si può sempre sperare che l’allarmismo sia infondato e che tutto rientri nella normalità, ma dobbiamo ipotizzare il contrario e, quindi, trovarci mentalmente preparati a quanto potrà accadere, ché, se davvero di terrore globale su vasta scala si tratta, tutto il quadro politico verrà sconvolto e sarà allora necessario mostrarsi all’altezza degli eventi.
Perché il gioco è abbastanza chiaro, ma non si può ragionare freddamente su di esso allorquando l’opinione pubblica è eccitata al calor bianco, pena il sospetto di acquiescenza verso i criminali.
L’immagine del terrore che ci giunge dal Pentagono-Cnn e che ci viene letteralmente imposta è quella di Al Qayda, una sorta di società segreta criminale onnipotente, proprio come la Spectre di 007.
Non si può discutere questa “verità”: il Partido Popular spagnolo che l’ha messa in dubbio già l’undici di marzo, avrebbe addirittura perso il governo per questo, stando a quanto ci dicono.
.
Eppure una persona intelligente e riflessiva, specie se ha esperienza politica, non può assolutamente dar credito alle grossolane panzane che furono imposte al mondo intero dopo l’11 settembre e si renderà perfettamente conto che colà non agirono commandos suicidi arabi ma che la realtà fu ben diversa.
Personalmente non ho avuto bisogno di attendere l’uscita dei due documenti-inchiesta di Maurizio Blondet (“11 settembre colpo di stato in America” e “Chi comanda davvero in America”) per rendermi conto che quel giorno si verificò un colpo di mano tragico, epocale e spaventoso.
Non ho avuto bisogno di consultare i grafici precedenti l’attacco per sapere che l’economia e la finanza americana erano sull’orlo della bancarotta e che soltanto una campagna bellica mirante a tre obiettivi (rilancio delle produzione industriale, rilancio dell’interrotta produzione di oppiacei in Afghanistan e occupazione delle fonti energetiche che alimentano l’Europa) avrebbe permesso agli Usa di prolungare l’agonia
 
In Asia si prepara l'anti-Microsoft PDF Stampa E-mail
Scritto da Html.it   
Sabato 17 Aprile 2004 01:00

I governi di Giappone, Korea e Cina preparano uno standard comune sulle tecnologie di comunicazione. I sistemi informatici dovranno essere basati su strumenti open source

I governi di Giappone, Korea e Cina preparano uno standard comune sulle tecnologie di comunicazione. I sistemi informatici dovranno essere basati su strumenti open source

Dopo l'Europa, anche l'Asia sbatte la porta in faccia a Microsoft. I rappresentanti dei governi di Cina, Giappone e Corea del Sud hanno firmato un documento ufficiale che li impegna a sviluppare standard tecnologici comuni, compresi sistemi informatici e di comunicazione cellulare bastai su software open source.

La linea è stata definita durante un meeting svoltosi a Pechino alcuni giorni fa. L'incontro, come riportato da alcuni quotidiani locali, ha visto al centro della discussione i vantaggi derivanti dall'adozione di sistemi basati sul software libero.

I tre governi asiatici da tempo hanno sviluppato un pano d'azione comune per rendere interoperabili le tecnologie all'interno del continente. In quest'ottica i sistemi open source, come Linux, hanno sempre guadagnato maggiore spessore e attenzione. I sistemi open source son preferibili alle alternative a codice chiuso per le garanzie di sicurezza ed economicità che offrono. In più, lo sviluppo di applicazioni open source è molto diffuso sia in Cina che in India.

Il Software open source evita anche il rischio di una pericolosa concentrazione dei sistemi informatici sotto un unico sistema, quello di Microsoft che tuttora governa il 90 per cento dei sistemi operativi mondiali.

In un incontro svoltosi a settembre a Phnom Penh, i tre governi avevano già espresso critiche al monopolio di fatto di Redmond. La capillare diffusione dei sistemi Microsoft «opprime la forza commerciale dei prodotti asiatici nel mercato del software» e pone gravi rischi per la sicurezza, come dimostrano le decine di virus che, veicolate attraverso sistemi Windows, invadono in pochi minuti le macchine di mezzo mondo.

L'alternativa è allora l'open source, e Linux in particolare. I tre governi asiatici promuoveranno con aiuti specifici lo sviluppo di infrastrutture informatiche proprie e assumeranno all'interno dei governi software open source.

I sistemi open source hanno sempre goduto di un grande favore in Asia. I sistemi a codice aperto, Linux in testa, hanno trovato nella regione terreno favorevole e ottimi modelli di sviluppo.

Quasi in contemporanea con il meeting infatti è stata presentata dalle due aziende cinese e giapponese Red Flag e Miracle Linux la prima versione beta di Asianux, una distribuzione Linux espressamente indirizzata al mercato desktop delle aziende asiatiche e benedetta da Oracle. Asianux propone anche un sistema di certificazioni per favorire l'interoperabilità dei software open source e proprietari. La versione finale di Asianux è attesa per l'estate di quest'anno.

 
Paradisi Fiscali: Istruzioni per l'uso PDF Stampa E-mail
Scritto da report.rai.it   
Venerdì 16 Aprile 2004 01:00

"I PARADISI FISCALI E LA TOBIN TAX, UN GRANELLO DI SABBIA NEGLI INGRANAGGI DELLA SPECULAZIONE FINANZIARIA"

Mettiamo che si potessero tassare i Paperoni del mondo, quelli che per intendersi si arricchiscono speculando sui cambi, senza produrre niente, quelli che muovono il loro denaro passando per societa' offshore, senza pagare tasse...
...Basterebbe che sulle loro transazioni speculative si potesse prelevare anche soltanto lo 0,5% e tanti i problemi ormai cronici potrebbero essere finalmente affrontati con i mezzi necessari.
O almeno, cosi' credono le 26 mila persone che si battono per l'introduzione di una tassa di questo genere, la Tobin tax, e che si sono organizzate a tal fine in una rete internazionale, la rete Attac.
Dopo Seattle infatti e' apparso chiaramente che ormai alla gente la risposta "e' il mercato" non basta piu', che la "globalizzazione" non e' amata, anzi spesso rifiutata.
Il senso di impotenza dei cittadini viene dal fatto che la politica sembra avere perso il proprio primato a favore dell'economia, vera forza trainante dello sviluppo della nostra societa'.
La potente spinta verso la liberalizzazione (nessun vincolo, nessun balzello) si situa al polo opposto rispetto alla proposta della Tobin tax, che viene criticata come "utopica" e irrealizzabile".
Ma fermiamoci un momento... e andiamo a vedere da vicino chi non vuole la Tobin Tax, chi sono e come funzionano le lobbies finanziarie (punta di diamante del processo chiamato "globalizzazione"), piu' potenti dei politici stessi.
Facciamoci un giro anche noi, come loro, nei paradisi fiscali...

Aprire una societa' offshore? e' facilissimo
Ecco Road Town, la capitale di Tortola, alle Isole Vergini Britanniche.
Ci sono 15 mila abitanti e ben 350 mila societa' offshore, che significa letteralmente "societa' fuori giurisdizione".
Le societa' offshore non hanno uffici, non hanno dipendenti, non hanno altro che delle targhette fuori dalla porta, e spesso neanche quelle.
Ma perche' 350 mila societa', tutte a Tortola? Perche' aprire una societa' offshore a cui intestare i propri beni e' facilissimo: bastano 48 ore, la riservatezza e' totale e garantita e nel paradiso fiscale la societa' non paga tasse.
...Inoltre, dai tribunali dei paradisi fiscali non filtrano informazioni sull'identita' dei veri beneficiari dei conti correnti intestati alle societa' offshore, come ben sanno i magistrati della procura di Milano, che durante le indagini di Mani Pulite si sono trovati davanti centinaia e centinaia di societa' offshore.
La difficolta' per gli inquirenti e' che molti paradisi fiscali non rispondono alle richieste di assistenza. Ad esempio le Bahamas non danno nessuna risposta, e su 600 rogatorie, dopo 8 anni ne sono state soddisfatte soltanto la meta'. Ci sono paesi che garantiscono l'anonimato assoluto, come le Seychelles.

Al supermercato del "viaggiatore fiscale"
Ma quanti sono i paradisi fiscali nel mondo? tutti pensano al vip che va a prendere la residenza a Montecarlo, ma quello e' un falso probl

 
Terza relazione progetto Polaris PDF Stampa E-mail
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Giovedì 15 Aprile 2004 01:00

Il progetto Polaris mira a costituire una scuola di azione e pensiero denominata appunto Polaris.

Terza relazione progetto Polaris

Come promesso, vi tengo informati dello svolgimento del primo corso SPERIMENTALE e lo sottolineo, che s’inserisce nel progetto Polaris da me condotto.

I corsi vengono filmati e, di qui a due mesi, ne trarremo delle videocassette e dei cd affinché possano essere utilizzati da tutti.

I temi: la prima sessione ha trattato il capitalismo, tra i relatori Giorgio Vitangeli, un economista che fu tra i fondatori del famoso Orologio (la sinistra neofascista degli anni sessanta).

La seconda ha affrontato il tema delle multinazionali. Presente Giorgio Vitali, chimico a lungo dipendente di una multinazionale (l’odierna Novartis) e Segretario dell’unico Sindacato di quadri della ricerca.

 
La falce e il boomerang PDF Stampa E-mail
Scritto da ansa   
Martedì 30 Novembre 1999 01:00


Sarebbero stati degli djihadisti irriconoscenti a colpire alla Sinagoga di Bruxelles

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 271 272 273 274 275 Succ. > Fine >>

JPAGE_CURRENT_OF_TOTAL

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.