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Battisti, si avvicina l'estradizione per l'ex terrorista PDF Stampa E-mail
Scritto da Libero.it   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

La procura di Parigi favorevole alla consegna del noto scrittore alle autorità italiane

PARIGI, 12 mag - La procura di Parigi ha espresso il suo parere favorevole all'estradizione in Italia per Cesare Battisti, 49 anni, ex militante della lotta armata di estrema sinistra, oggi noto scrittore di noir, condannato in Italia all'ergastolo per alcuni omicidi negli anni Settanta. L'avvocato generale Sylvie Petit Leclair ha detto ai tre magistrati della camera istruttoria che dovranno decidere sul caso, "le questioni politiche non devono né influenzare né essere la base della vostra decisione". I magistrati stanno esaminando oggi in pubblica udienza gli argomenti a sostegno di una richiesta inoltrata dal governo italiano, contenuti in un dossier di 800 pagine inviato il mese scorso in Francia, nonché quelli della Procura parigina e della difesa di Battisti.
Dopo la fuga in Messico, nel 1990 Battisti - oggi 49enne - si è poi rifugiato a Parigi, dove è divenuto portiere di un palazzo e autore di romanzi polizieschi. Cesare Battisti è in libertà vigilata, dopo essere stato detenuto per tre settimane tra febbraio e marzo. Nel 1991 la giustizia francese aveva rigettato una prima volta la richiesta di estradizione da parte dell'Italia, ma la condanna di Battisti non era ancora definitiva, e il dossier trasmesso allora da Roma era giuridicamente diverso. Battisti è stato successivamente condannato all'ergastolo in contumacia nel processo di appello del 1993, in particolare per l'omicidio di una guardia carceraria nel 1978 e di un poliziotto nel 1979, oltre che per complicità in altri due omicidi.

 
Il Governatore Perpetuo PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

Gli eurognomi difendono se stessi

A chi chiedere se la durata dell’incarico di governatore di banca centrale può essere limitata a cinque, otto anni? Dovrebbe essere una norma, ma non per l’Italia. Così il governo di Roma ha posto il quesito... alla Banca Centrale europea.

Che - evidentemente animata da volonta non sui­cida, visto il suo organigramma composto da gover­natori e banchieri centrali.. - ha si espresso il pare­re sulla “conformità” di un mandato a termine di otto anni per il Governatore della Banca d’Italia, ma ha

poi dichiarato che qualunque riorganizzazione di una banca centrale che abbia effetto sul mandato del suo Governatore dovrebbe prevedere che possa con­tinuare a espletare i propri compiti fino alla fine del proprio mandato

Insomma, visto che il governatore, in Banca d’Italia, è nominato a vita (salvo dimissioni), è con­sigliabile, secondo gli “eurognomi” che Antonio Fazio rimanga perpetuamente al suo posto. Già la richiesta di un parere della Bce sul dise­gno di legge di riforma della tutela del risparmio cui sta lavorando la Camera era sintomo di sovranità nulla dello Stato nazionale italiano. Ora ve ne è la certezza accertata.

 
Untori antifascisti al lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

L‘antifascismo è quel veleno che viene iniet­tato nel corpo della nazione per confermare vecchi e nuovi untori ai posti di comando nel sistema-regime imposto dagli invasori - quelli che i loro servi chiamano “liberatori” - al nostro popolo.

Di questi tempi c’è un doppio motivo per resuscitare - per quel che vale – l’antifascismo.

Da una parte serve per confondere le acque. E’ sempre più difficile, infatti, per i comunisti (vetero o post è eguale: ragionano allo stesso modo) dichiarare che gli anglo-americani sono invasori e non “liberatori” in Iraq mentre in Italia sono stati “liberatori” e non invasori. E occorre quindi circondare tale stortura con una nuvola di fumo.

Dall‘altra serve a raccattare voti. I vari Nunzio D ‘Erme ne hanno bisogno, poverini per andare a Strasburgo ed incassare così lauti sti­pendi dal cimitero degli elefanti parlamentari.

‘Un po’ di sana violenza antifascista serve dunque alla bisogna. Si sceglie un obiettivo (per esempio una sede di Forza Nuova a Roma), si mobilitano un paio di cento “zecche “, si studia­no i tempi (ottime le ore 18 di martedì, l‘altro ieri) e si dà l‘assalto. “Sprangare” i neofasci­sti, tanto, non è reato. E’ una violenza che non costa nemmeno un fermo di polizia e si compie nella massima impunità. Come insegnava lo stesso Pecorella: ora eccelso “forzista “, ma già avvocato di “Soccorso Rosso" al processo per l‘assassinio di Ramelli.

Cosi galvanizzati, i giovani “democratici" dei centri sociali potranno inviare in Europa gli amici democratici dei loro dei “liberatori".

 
Nunzio D'erme: Forza Nuova ha avuto ciò che si meritava PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Giovedì 13 Maggio 2004 01:00

"NON CONOSCO I DETTAGLI DELLA VICENDA (!!!)"

(ANSA) - ROMA, 12 MAG - «Penso che Forza nuova abbia avuto ciò che meritava, per la sua politica di aggressione verso gli immigrati e le fasce più deboli di questa città». Lo ha detto il consigliere comunale capitolino Nunzio D'Erme, indipendente, eletto nelle liste del Prc, esponente di Action commentando gli incidenti di ieri sera di fronte al circolo di Fn in via Nicola Nisco, nel quartiere Appio.

«Non conosco i dettagli della vicenda - ha aggiunto D'Erme - ma l' attività fascista di Forza nuova ha portato ha una reazione comprensibile, in una città come Roma, che è stata insignita della medaglia d'oro per la Resistenza».(ANSA).

 
Siti Internet: obbligo di deposito legale PDF Stampa E-mail
Scritto da (Pc self)   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

O multa fino a 1500 euro. Sono previsti 1500 euro di multa per chi non deposita il sito Internet in biblioteca.

Siti Internet: obbligo di deposito legale o multa fino a 1500 euro. Sono previsti 1500 euro di multa per chi non deposita il sito Internet in biblioteca. Chiunque abbia un sito Internet con contenuti pubblici sarà obbligato, tra sei mesi, ad inviarne il contenuto alle Biblioteche Centrali di Roma e Firenze, in caso di mancata ottemperanza sarà perseguito con una multa fino a 1.500 euro, che non esonera comunque il soggetto obbligato dal deposito degli esemplari dovuti. Questo quanto previsto dalla legge 106/2004 del 15 aprile 2004 "Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all'uso pubblico", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 98 del 27 aprile 2004. Entro sei mesi dovra' essere emanato un regolamento attuativo per questa nuova disposizione. La nuova legge, che naturalmente desta molte perplessità, modifica le vecchie norme regie del 1939 sulla consegna obbligatoria alle autorità di 5 copie di ogni stampato (ai fini del controllo delle notizie sovversive), ha incluso anche i "documenti diffusi tramite rete informatica", che dovranno essere depositati presso le due Biblioteche centrali anche al fine di consentirne l’accesso al pubblico. L'Unione Nazionale Consumatori ha immediatamente sollevato delle critiche ritenendo la legge " puramente persecutoria, inutile e ingestibile." In un comunicato stampa diffuso oggi, si legge: ''Centinaia di migliaia di utenti con un sito internet -scrive l'Unione Consumatori- dovranno inviare ogni anno alle due biblioteche centrali, per e-mail o dischetto, informazioni che per lo piu' cambiano o vengono aggiornate continuamente e che sono gia' a disposizione del pubblico. Oltretutto, le due biblioteche centrali di Firenze e di Roma non avranno materialmente la possibilita' di gestire e catalogare la massa enorme di informazioni provenienti da centinaia di migliaia di siti e tutto si risolvera' in un obbligo inutile e fastidioso''. Nel testo della legge 106/2004 disponibile sul sito del Parlamento ,all'articolo 3 (Soggetti obbligati) troviamo: 1. I soggetti obbligati al deposito legale sono: a) l'editore o comunque il responsabile della pubblicazione, sia persona fisica che giuridica; b) il tipografo, ove manchi l'editore; c) il produttore o il distributore di documenti non librari o di prodotti editoriali similari; d) il Ministero per i beni e le attività culturali, nonché il produttore di opere filmiche. All'articolo 4 (Categorie di documenti destinati al deposito legale): 1. Le categorie di documenti destinati al deposito legale sono: a) libri; b) opuscoli; c) pubblicazioni periodiche; d) carte geografiche e topografiche; e) atlanti; f) grafica d'arte; g) video d'artista; h) manifesti; i) musica a stampa; l) microforme; m) documenti fotografici; n) documenti sonori e video; o) film iscritti nel pubblico registro della cinematografia tenuto dalla Società italiana autori ed editori (SIAE); p) soggetti, trattamenti e sceneggiature di film italiani ammessi alle provvidenze previste dall'articolo 20 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28; q) documenti diffusi su supporto informatico; r) documenti diffusi tramite rete informatica non rientranti nelle lettere da a) a q)
 
Gli USA e la conquista dell'Eurasia PDF Stampa E-mail
Scritto da Tiberio Graziani   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

L'accerchiamento mondialista dell'Eurasia prevede che l'Europa funga da "testa di ponte" dell'America sul continente.

Con il crollo del muro di Berlino e con il collasso dell’Unione Sovietica, gli Usa diventano l’iperpotenza che oggi noi tutti conosciamo. L’Europa occidentale secondo i think tank americani assume ora il ruolo di una “testa di ponte” gettata sul cuore del continente euroasiatico. Il teorico principale di tale strategia è l’ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente J. Carter, Z. Brzezinski.

Nel suo saggio, La grande scacchiera (Milano, 1998), anticipato nell’articolo “A Geostrategy for Eurasia”, apparso sulla rivista del Council on Foreign Relations, “Foreign Affairs” (76, 5), afferma esplicitamente che l’Europa occidentale è semplicemente “la testa di ponte essenziale dell’America sul continente euroasiatico” e molto realisticamente sottolinea che “enorme è la posta geostrategica americana in Europa.

Diversamente dai rapporti fra Stati Uniti e Giappone, all’interno dell’Alleanza atlantica l’influenza politica e la potenza militare americane incidono direttamente sul continente euroasiatico. In questa fase delle relazioni euroamericane, che vede gli alleati europei tuttora dipendenti, in larga misura, dal sistema di sicurezza americano, l’allargamento dell’Europa si traduce automaticamente in un’espansione della sfera d’influenza diretta degli Stati Uniti. In assenza di stretti legami transatlantici, per contro, il primato dell’America in Eurasia svanirebbe in men che non si dica. E ciò comprometterebbe seriamente la possibilità di estendere più in profondo l’influenza americana in Eurasia” (pag. 83).

Il controllo del continente euroasiatico è dunque il vero scopo della politica espansionista americana. Una volta assegnato all’Europa occidentale il ruolo geostrategico di testa di ponte, l’obiettivo primario degli Usa è quello di contenere ed influenzare sul piano militare e politico la Federazione Russa mediante partnership create ad hoc con i paesi dell’ex-blocco sovietico e persino con un accordo diretto come il recente trattato Nato-Russia.

La disintegrazione dei Balcani, , la questione del Kosovo e Metohija, il sostegno all’UCK, la demonizzazione di Milosevic, come anche l’appoggio dato dagli Usa ai terroristi secessionisti del Daghestan e della Cecenia, come un tempo venne dato a Bin Laden e compagni contro i sovietici nella guerra afghana, appartengono alla strategia mondialista degli anglo-americani. In questa stessa strategia rientra dunque anche la creazione della cosiddetta ”dorsale verde”.

Infatti i fenomeni secessionisti, come quello del Kosovo e Metohija, del Daghestan o della Cecenia, prima richiamati, che esplodono apparentemente in nome del principio di autodeterminazione dei popoli o di una specificità religiosa, nella generalità dei casi (a causa della loro posizione geostrategica) sono pretesti, che hanno dato e danno un senso alla cosiddetta ingerenza umanitaria ed al presidio militare dei governi di Washingt

 
SI' DELLA CAMERA AL MANDATO DI ARRESTO EUROPEO PDF Stampa E-mail
Scritto da ANSA   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

Si' dell'Aula della Camera al provvedimento che recepisce nell'ordinamento italiano il mandato di arresto europeo. La Lega ha votato contro. Il testo ora passa al Senato.

 
Toghe in mobilitazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

La casta dei magistrati non vuole perdere una briciola del suo potere. E sciopera

Dopo lunga gravidanza, la commissione Giustizia della Camera ha approvato quel topolino che viene dichiarato “riforma del­l’ordinamento giudiziario”. Il testo, che ha raccolto il voto contrario del centrosinistra, è atteso in aula per lunedì prossimo, quando comincerà la discussione generale.

Il ddl, che ha già ottenuto un primo via libera dal Senato, contiene le norme per “la riforma dell’ordinamento giudiziario, il decentramento del ministero della Giustizia, la modifica della disciplina di accesso alle funzioni presso organi di giurisdizione supe­riore amministrativa, la modifica della disci­plina concernente il Consiglio di presidenza della Corte dei Conti e il Consiglio di presi­denza della giustizia amministrativa, nonché l’emanazione di un testo unico”.

La nuova norma quadro non è un gran­ché. Annacquata da tutte le parti è stata resa digeribile in mesi e mesi di negoziati e com­promessi sottobanco tra maggioranza parla­mentare e di governo e opposizione “togata”.

­Ma l’indipendenza e la sovranità del potere legislativo, del Parlamento, si sa, non è bene accetta dalla casta dei magistrati, arroccata da sempre nella difesa più strenua dei suoi privilegi di carriera e di remunera­zione. E, con tanti saluti a Montesquieu, il “sindacato” dei giudici, l’Associazione nazionale magistrati presieduta da Edmondo Bruti Liberati, ha già dato fuoco alle polveri immaginando tre giorni di sciopero della lobby contro la legge che sta per essere emanata.

E dire che proprio per evitare tali eventualità, i costituenti del 1948, avevano ben distinto tra due poteri (esecutivo e legislati­vo) ed un “ordine” giudiziario: proprio per marcare le diffe­renze di potere dei tre organi istituzionali a prescindere dalla pro­pria indipendenza. La magistratura italiana dovrebbe essere ben consapevole dei pote­ri-doveri che derivano dal richiamato princi­pio costituzionale, ma non è purtroppo prov­vista né di alcuna moderazione, né del necessario buonsenso, né di un pizzico di retta umiltà, quando qualcosa minaccia di turbare l’intaccabile dominio dell’ordine giudiziario.

Ma ormai non c’è più Stato né ordine sociale, in Italia. E la ragione della forza, dell’arroganza, sembra ovunque prevalere ­sulla forza della ragione.

 
Piso: Solidarietà ad Action e Veltroni; Roma merita D’Erme Sindaco PDF Stampa E-mail
Scritto da noreporter.org   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

Comunicato stampa del presidente della Federazione Romana di Alleanza Nazionale sull'attacco alla sede di Forza Nuova

“Esprimo tutta la mia personale solidarietà al centinaio di militanti dei centri sociali, che ieri sono dovuti intervenire nel quartiere Appio, per sloggiare un nutrito assembramento di sette pericolosissimi fascisti. Preceduti da un volantino dei non violenti di Action, che invitava a sopprimere pacificamente gli squadristi. Gli esponenti della sinistra venivano provocatoriamente presi a testate, che fortunatamente si infrangevano sulle spranghe, i bastoni ed i caschi dei pacifisti.

Addirittura alcuni fascisti, gesticolando con la solita violenza, infilavano le loro mani su alcuni coltelli che i giovani democratici avevano aperto, per toeletta alle unghie delle mani. Comprendiamo commossi, lo schifo degli antifascisti alla vista del sangue degli squadristi che lordava le loro mani. Estendo poi la solidarietà al sindaco Veltroni, incompreso, fino ad oggi, in questo Suo nobile tentativo di dialogo e promozione, di questa splendida realtà di Action e dei centri Sociali, ragazzi sempre pronti a perorare la pace e la democrazia. Non è giusto che un sindaco si sforzi tanto, e gli organi di stampa nulla o poco dicano della meritoria opera che costoro compiono quotidianamente in città. Anzi ritengo giusto che, dopo le Europee, sarebbe bello candidare Nunzio D’Erme a sindaco di Roma, rappresenterebbe bene il concetto di democrazia, da sempre caro alla sinistra e poi se Veltroni si oppone, potremmo sempre dire che è un fascista”.

Vincenzo Piso

12 Maggio2004

 
Belgio, prove tecniche di inquisizione politica PDF Stampa E-mail
Scritto da Karl Tür   
Mercoledì 12 Maggio 2004 01:00

La via giudiziaria per fermare l'indipendenza.Il partito indipendentista delle Fiandre, Vlaams Blok, è stato condannato per xenofobia: propone un rigido controllo dell'immigrazione clandestina

Un nuovo spettro si aggira per l'Europa: l'indipendentismo. Il risveglio dei popoli sembra essere la maggiore paura del XXI° secolo. Nella Ue che ha appena aperto le sue porte a 10 nuovi Paesi, si negano ancora i più elementari diritti di espressione e associazione politica. Sotto il maglio degli Stati centralisti, stanno cadendo partiti politici diversi fra loro. Storie e ideologie quasi agli antipodi, accomunate dalla matrice marcatamente autonomista. Perseguitato è il movimento secessionista basco di estrema sinistra Batasuna, dichiarato illegale attraverso un cavillo giudiziario e grazie a una legge ad hoc votata trasversalmente da Popolari e Socialisti. Una sorte analoga sta travolgendo il Vlaams Blok, l'organizzazione secessionista che si batte per la separazione delle Fiandre dal Belgio. La formazione politica, nata nel 1977 dalla fusione fra Vlaams Nazionale Partij (Partito nazionale fiammingo) e Vlaamse Volkspartij (Partito del popolo fiammingo), è stata dichiarata dal tribunale di Gant "razzista"; accusa che di fatto, rischia di comprometterne le attività future. La sentenza della Corte, poggia sul fatto che nel programma del Blok si propone un rigido controllo dell'immigrazione clandestina, spesso sintetizzato nell'efficace slogan "o integrazione o ritorno al Paese d'origine". Questo per i togati belgi, violerebbe una legge del 1981 contro la xenofobia. L'atto giudiziario, arrivato al termine di un procedimento durato oltre tre anni, è stato emesso nei confronti di tre associazioni che gravitano nell'orbita del VB e ne garantiscono la propaganda sul territorio (in Belgio i partiti non hanno personalità giuridica, ndr). Per ora gli effetti si sono tradotti in una multa pecuniaria di diverse migliaia di euro, ma se la sentenza venisse confermata anche dalla Cassazione, avrebbe un effetto letale bloccando il finanziamento pubblico del partito costringendolo allo scioglimento. In questo Paese, i partiti vivono grazie ai trasferimenti dello Stato, stabiliti sulla base dei voti ottenuti alle elezioni, perché una norma approvata alcuni anni fa, vieta le sovvenzioni private di una certa consistenza alle organizzazioni politiche.
Il Vlaams Blok sui nostri giornali, anche su quelli più blasonati, viene rapidamente bollato come "di estrema destra" e al massimo merita qualche riga in una "breve" nelle pagine degli Esteri. Il lettore potrebbe pensare che si tratti di una realtà di scarsa o nessuna importanza. Non è così. Presente in Parlamento fin dalla sua prima comparsa sulla schede elettorali del regno, vanta un trend di consensi in costante aumento. Alle politiche del 24 novembre 1991, scatena un vero terremoto politico incassando il 10,4% nelle Fiandre: i suoi deputati alla Camera dei Rappresentanti passano da 2 a 12 e al Senato da 1 a 6. L'establishment corre ai ripari e stringe una sorta di santa alleanza per escludere il Blok da qualsiasi governo, sia nazionale che locale. Il Vlaams Blok, ebbe a dire un ministro socialista, Louis Tobbak, «è una malattia, non un fattore politico e deve essere combattuta con ogni mezzo». La "medicina", quasi sempre è rappresentata da attentati, intimidazioni e assalti squadristi di autonomi e disobbedienti. L'ostracismo però non basta a frenare l'ascesa del VB. La lotta contro la società multirazziale, contro la criminalità e per l'autodeterminazione delle Fiandre convince sempre di più i cittadini fiamminghi. Alle Europee del 1994, il Blok si presenta agli elettori con lo slogan anti-corruzione "facciamo pulizia" (una grande scopa, capeggia sui manifesti arancioni
 
Una città “glaciale” che imbarazza la Casa Bianca PDF Stampa E-mail
Scritto da Il Messaggero   
Martedì 11 Maggio 2004 01:00

Esce il 28 maggio "L'Alba del Giorno Dopo", film catastrofico-ecologista che prende di mira la politica anti-ambientalista di Bush

ROMA - Un mostro di nome Godzilla attaccò la Terra nel 1998: ne uscimmo dignitosamente. Un pericolosissimo gruppo di alieni aveva tentato la stessa impresa nel ’96: in quel caso il mondo fu salvato da un nero, un ebreo e un alcolista. Oggi dietro la macchina da presa c’è lo stesso regista, ma il nemico è cambiato. Questa volta, ad attaccare la Terra sono gli uomini: i mostri siamo noi. Dopo Godzilla e Indipendence Day, Roland Emmerich torna al cinema con The day after tomorrow - L’alba del giorno dopo , un altro disaster movie , nel quale racconta di come il surriscaldamento del globo terrestre provocherà un disastro ambientale fatto di tornado, uragani e grandine con chicchi formato “palle da tennis”. Tornerà l’Era Glaciale e il clima è un nemico che non si può annientare.
«L’unico vero elemento di fantascienza del film - dice il regista, a Roma per presentare la pellicola - l’ho messo nel finale, quando il vicepresidente degli Stati Uniti si pente di quel che ha fatto e ammette il proprio errore. Avete mai visto un politico che riconosce le proprie colpe?». Nelle sale dal 28 maggio, L’alba del giorno dopo è interpretato da Dennis Quaid, il climatologo che si accorge del pericolo imminente, Jake Gillenhall e Ian Holm. Nel film, il climatologo non verrà ascoltato (soprattutto per colpa del vicepresidente) e la glaciazione, che puntualmente arriverà, trasformerà New York in una città sommersa dai ghiacci.
«La verità - attacca Emmerich - è che la Casa Bianca ha le idee confuse su tante cose e anche sui rischi di una catastrofe ambientale. Tanto che il mio film oramai è diventato oggetto di dibattito nella campagna elettorale in America: per noi alla fine è un bene, perché si tratta di pubblicità. L’Amministrazione Bush, però, cambia idea ogni giorno: una volta chiede alla Nasa di non commentare il film, il giorno dopo sostiene di non averlo mai chiesto. Esattamente come accade con la storia delle armi di distruzione di massa: “Le avevano, le abbiamo viste”; “Non si sa, non l’abbiamo mai detto”... Il fatto è che quando Bush ha battuto Al Gore nelle ultime elezioni, ho intuito che la faccenda si metteva male: ho capito che avremmo vissuto guidati dal presidente sbagliato».

 
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